crialese-nuovomondo

Nuovomondo un film di

crialese-nuovomondoQuattro sono i passaggi visivo/narrativi fondamentali sui quali è costruito Mondonuovo, ultimo film diEmanuele Crialese (presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Leone d’argento rivelazione).
Il primo. Salvatore, l’aspirante emigrante siciliano, dopo un litigio con la madre (che non vuole abbandonare la Sicilia) compie un gesto simbolico: passa un’intera notte semi- sepolto nella terra davanti la sua casa, per dimostrare, contemporaneamente, il suo attaccamento ai luoghi dove è nato ma anche la sofferenza che tali luoghi comportano a lui e alla sua famiglia.
Il secondo. Il momento della partenza della nave piena di siciliani verso l’America, è raffigurato da Crialese con un’inquadratura dall’alto che confonde passeggeri della nave e parenti che stanno sul molo. Lentamente, l’immenso bastimento si stacca e con estrema lentezza si inizia a intravedere l’acqua del mare, elemento fisico che evidenzia la ferita provocata dalla separazione definitiva dalla terra natia, e dagli affetti.
Il terzo. Giunti a New York, i nuovi immigrati sono sottoposti a umiliazioni di tutti i tipi e poi inquadrati come soldati. In fila indiana, guidati da veri e propri kapò, attraversano i corridoi dell’istituto dove si trovano, componendo una sorta di tragico percorso guidato che avvicina quel posto ostile alla dimensione di un autentico lager.
Il quarto. Giunti alla fine della loro esperienza, Salvatore e i suoi familiari immaginano di trovarsi in un gigantesco fiume di latte e di nuotare verso una direzione che nessuno riesce bene ad identificare.

Intorno alle quattro micro-sequenze di cui abbiamo appena parlato, Crialese ha costruito un impianto espressivo di notevole spessore, sia contenutistico che stilistico. L’autore non ha ceduto mai al pietismo, neanche quando ha raffigurato la tempesta portatrice di morte e disperazione.
Il regista, anche autore della sceneggiatura, ha puntato tutto sulla differenza sostanziale tra emigrante e colui che lo accoglie. Ha fatto emergere con intelligenza la questione dello strapotere dell’individuo “autoctono” nei confronti dello straniero, quest’ultimo trattato con disprezzo e con sospetto.
In tal senso, Mondonuovo è un’opera dai tratti fortemente politici, che oltretutto analizza un fenomeno sociale che ha riguardato l’Italia fino a pochi anni fa.
Emanuele Crialese, però, non ha scelto la strada del realismo, anzi ha trasportato tutto su un piano interiore e mentale, puntando anche su una recitazione, in qualche caso, dalle connotazioni antinaturalistiche. Una Sicilia arcaica, e quasi magica, è così contrapposta ad un’America mitizzata e fantastica, che paradossalmente non si vede mai.
Per comprendere a pieno il travaglio interiore dei personaggi, Crialese ha poi usato abbondantemente i primi piani, sempre intensi, drammatici.
Di grande bravura tutti i protagonisti, ma una nota di merito va in primo luogo a Vincenzo Amato, il quale ha saputo costruire il suo personaggio, Salvatore Mancuso, fornendogli lo spessore necessario a renderlo credibile, sia pur nella finzione filmica.

*per concessione della testata giornalistica Cultframe – Arti Visive e Comunicazione
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