Millennium un film di

Fincher rilegge Larsson e lo fa con lo stile raffinato e tagliente che gli è proprio affondando la macchina da presa, come uno stiletto, nelle pagine, appassionate e violente, del romanzo “cult” dello scrittore svedese, dal quale già Niels Arden Oplev aveva tratto un film nel 2009.
Il punto, qui, non è la fedeltà al testo, tanto meno il confronto con la pellicola precedente, quando l’aderenza alle atmosfere, ai caratteri e alle coscienze. La materia di partenza è fincheriana al punto giusto: ambiguità e corruzione, violenza e sopraffazione e, soprattutto, la lacerante dicotomia psicologica dei personaggi.

Gli esseri bifronte tanto cari al regista di Seven e Fight Club trovano qui la loro apoteosi in Lisbeth, tormentata eroina sui generis, ma non solo… Anche Blomkvist, il giornalista-detective, ha un animo dilaniato così come ogni membro della famiglia Vanger sembra nutrirsi di torbidi quanto reconditi segreti, al limite della patologia.

Ed è in questo universo disfunzionale che i personaggi, per Fincher, trovano la loro cittadinanza. Abitanti di un mondo altro (vedi l’isola-regno dei Vanger dove ogni tragedia si consuma) essi sembrano muoversi come esseri estranei ad un reale al quale stentano ad adattarsi, perennemente ancorati ad un passato – le cui ombre sono ben lungi dal diradarsi – che avvelena il loro presente e continua a dividerli, spaccando, non soltanto il territorio fisico che li circonda, ma il concetto stesso di famiglia, lo stesso che, perversamente, li unisce, legandoli, in una scellerata rete di odio.
Lisbeth e Mikael sono due outsider. Fuori non soltanto dal mondo vangeriano, dal quale sembrano farsi risucchiare, ma posti ai margini – seppur per motivi diversi – del loro stesso sistema sociale, del quale hanno infranto regole e norme.

Da questo magma psicotico, quanto affascinante, Fincher plasma, da demiurgo dell’oscuro quale è, un film che si adatta perfettamente alle sue corde. Il romanzo di Larsson è solo il punto di partenza poiché tutto ciò che ne scaturisce è un thriller di raffinata fattura in cui la regia, come in una sofisticata opera al nero, si converte in sguardo tagliente quanto lucido, come quello di Lisbeth negli intensi primi piani in cui il regista fa in modo che arrivi oltre lo schermo e ci trapassi. I luoghi incorniciano l’azione e ogni ambiente, dal paesaggio innevato agli interni più lussuosi, non fa che trasmettere la raggelante consapevolezza che l’orrore è in grado di albergare ovunque.

Millennium – Uomini che odiano le donne non è, tuttavia, un film perfetto. Risente, infatti, del peso di una rilettura cinematografica che se, da un lato offre a Fincher lo spunto per andare oltre il testo e realizzare un’opera personale, dall’altro si trova necessariamente a fare i conti con un materiale narrativo corposo e dettagliato al quale gli (inevitabili) tagli in sede di sceneggiatura ne sbilanciano lo script.
Il tessuto del racconto si smaglia in qualche punto ed è solo grazie alla sapiente mano registica che le sbavature sembrano ripararsi, anche se finiscono per compromettere quell’eccellenza alla quale questo film sembrava destinato. Nondimeno l’inquietudine larssoniana, nel dipanarsi della storia sullo schermo, non conosce flessione e, come in un arrangiamento musicale, Fincher interpreta le note originali – ad iniziare dagli ipnotici titoli di testa – fedele al loro suono più fosco e profondo.

TRAMA

Mikael Blomkvist è un giornalista intenzionato a riappropriarsi della propria reputazione dopo aver subito una pesante condanna per diffamazione. Incuriosito e attratto dal suo coraggio, Henrik Vanger,un potente  industriale svedese, lo assume per scoprire la verità sulla scomparsa dell’amata nipote Harriet, avvenuta quarant’anni prima. Convinto che la giovane sia stata uccisa da uno dei membri della sua odiata famiglia, Vanger chiama Mikael ad indagare nel luogo dove tutto avvenne: un’isola sperduta della costa. Nel frattempo, Lisbeth Salander, una giovane investigatrice solitaria e stravagante, viene assunta per fare delle ricerche su Blomkvist. I due finiscono, per una concatenazione di eventi, a lavorare sullo stesso caso e si troveranno assorbiti totalmente da un’indagine che si farà sempre più torbida e misteriosa e li condurrà a scoprire orribili segreti.