Magic Mike un film di

Sempre pronto a girare film con breve preavviso e incuriosito da storie particolari, Steven Soderbergh non ha mai paura di mettersi in gioco proponendo film uno diverso dall’altro sia come contenuti che come qualità.
Nella sua carriera ha avuto fama e denaro per gli Ocean’s interpretati da George  Clooney e Brad  Pitt, ma il suo film del debutto era stato lo straordinario Sesso, bugie e videotape del 1989; si cimenta sempre con Clooney nella fantascienza di Solaris, ma ci spiazza nuovamente con le bambole di Bubble per poi stupirci coi due Che interpretati da Benicio Del Toro. Non solo, è d’obbligo ricordare il drammatico e sentimentale Erin Brockovich – Forte come la verità, che si scontra con Torbide ossessioni.

Lui ama il cinema, sostiene che la figura del montatore e del direttore di fotografia deve essere un tutt’uno col regista e quasi sempre lui ricopre contemporaneamente i tre ruoli, a volte si occupa anche dell’arredamento e di altre ‘cosette’ di questo tipo: è un filmaker completo. A tutto questo aggiunge una valida attività di sceneggiatori per altri registi. Quando esce un suo film non si può mai sapere cosa ci si possa aspettare perché, pur avendo uno stile abbastanza riconoscibile, in lui coesistono varie anime. Quindi, ovvio che una storia particolare come quella di Magic Mike sia stata proposta a lui perché probabilmente è uno dei pochi che poteva raccontarla in maniera valida.

Ma, a nostro avviso, questa volta non è riuscito nell’intento e ci ha proposto un film discontinuo, non sempre convincente, incapace di emozionare che sembra essere stato parto difficile poiché era necessario tenere presenti le aspettative di certo pubblico ma, nello stesso tempo, doveva tentare di evitare divieti che avrebbero tolto linfa al box office. Così facendo, ha tolto varie scene spinte ma è incorso lo stesso negli Usa nel Restricted che voleva evitare.

E’ un anomalo ritratto di americano positivo e genialoide che si è fatto da sé, che non ha paura del lavoro tanto da fare sistemazione di tetti, di auto ma anche di creare mobili molto originali. Tutti lavori rispettabili come rispettabile è la sua trasformazione in stripper di successo la notte.

Il mondo che gravita attorno al locale di Tampa, Club Xquisite, è raccontato come un’isola di felicità assoluta, dove un gruppo di sette uomini sono entusiasti di fare balletti erotici per donne in vena di trasgressione, mimare atti sessuali con loro, ‘offrirsi’ attraverso chiari segnali agli appetiti delle spettatrici. E poi, evviva, tanti dollari facili inseriti nei mini slip, il piacere di stare assieme anche quando lo spettacolo è finito, il senso di famiglia perfetta che ha trovato la formula magica per rimanere tale per tutta la vita. Purtroppo, non è sempre così o, meglio, non è mai così bella e perfetta la vita, soprattutto se si gioca ai limiti del lecito dalla società, se si frequentano ambienti in cui la malavita spesso trova spazio per i suoi traffici.

Magic Mike è interpretato da Channing Tatum, un buon attore con esperienze di stripper in gioventù. Ovviamente, è stato scritto che la sceneggiatura è basata sulle sue esperienze personali (fa gioco questo coinvolgimento autobiografico) ma sembra proprio non sia così, prova ne è che appena ha potuto si è staccato da quel mondo.

The Kid è Alex Pettyfer, ventiduenne attore inglese che ha creduto completamente al personaggio e che è diventato veramente un ottimo ballerino; ma è poco credibile quando smette di sculettare sul palcoscenico e si mette qualcosa di più ‘consono’ addosso. Il proprietario del locale è il bravissimo Matthew McConaughey reduce dall’ottima prova di Killer Joe di William Friedkin, forse l’unico completamente credibile.

Soderbergh e il suo sceneggiatore Reid Carolin non riescono a trovare una costruzione drammatica interessante. Tanti, troppi balletti per raccontare la vita del club e troppe sono le scene di donne in estasi sotto i ballerini. Poco convincente, e mielosa, la love story tra Mike e la sorella del ragazzo, noiose le feste familiari del gruppo, poco credibile l’educazione al dio denaro e alla conquista delle donne fatto da Mike col suo pupillo.

E’ una storia che suona come falsa, priva di interesse quasi fosse una commediola musicale alla saranno famosi in cui illustri sconosciuti lottano per ottenere un po’ di visibilità. Qui il fine è, forse, meno nobile ma più comprensibile: si fa questo mestiere per guadagnare facilmente molto denaro e per potere avere un piccolo harem di donne per i propri sogni erotici.
Sinceramente, da un regista come Soderbergh pretendiamo un po’ di più.

TRAMA

Mike è un uomo che si dà da fare per essere un perfetto americano, ingegnoso e gran lavoratore. Di giorno è stimato operaio specializzato ma anche creatore di oggetti d’arte, la sera si trasforma in Magic Mike, uno stripper che si esibisce con grande successo in locale di Tampa. Sono in sette ballerini, lui è il capo, danzano, si dimenano, offrono erotismo a poco prezzo a donne assatanate. Conosce un giovane, lo introduce in questo mondo, lo aiuta ad imporsi, a scoprire le sue potenzialità, ad avere denaro e donne. Ma, intanto, si innamora della sorella di lui che non gradisce il lavoro fatto dal fratello.