Logan – The Wolverine un film di

Sì, d’accordo. Logan è il decimo film della serie degli X-Men, amatissimi personaggi dell’universo Marvel. È il seguito di X-Men Le origini – Wolverine (2009) e Wolverine – L’immortale (2013). E’ naturalmente ispirato a una serie a fumetti targata Marvel Comics, Vecchio Logan di Mark Millar e Steve McNiven. La storia che racconta si incastra da qualche parte nella complicatissima cronologia della saga, che abbonda di mondi paralleli e futuri alternativi. Ma a dire la verità, non è così importante essere esperti lettori o fan della Marvel per apprezzare questo ultimo film del fortunato franchise. Certo, fa piacere ritrovare certe atmosfere del primo X-Men di Bryan Singer (2000), ma è possibile innamorarsi di Logan persino senza aver mai sentito nominare i mutanti del professor Xavier. Perché Logan, formidabilmente diretto da James Mangold, è semplicemente puro ed emozionante cinema, che mescola violenza, tenerezza, disperazione, umorismo, azione, malinconia. È un western crepuscolare che rende omaggio al classico Il cavaliere della valle solitaria (Shane) di George Stevens. È un classico film on the road, fra boschi, praterie e stazioni di servizio, con il viaggio che insegna la vita, o è la vita stessa. È una riflessione sulla morte, il decadimento fisico ed emotivo, sui rapporti umani, sui sentimenti negati eppure impossibili da soffocare. Ed è, naturalmente, un film d’azione a tutto tondo, con effetti speciali e ammazzamenti a catena, con cattivi che fanno i furbi e “buoni” che quando si arrabbiano fanno macelli. È anche un po’ trash, nelle scene in cui il vero Logan combatte con il suo clone, X-24, che rispetto a lui appare più giovane e in forma ma soprattutto privo di qualsiasi coscienza.

Logan emoziona e colpisce il cuore e lo stomaco, per il modo in cui rappresenta un mondo incattivito, in cui i “vecchi” mutanti sono allo sbando, ma i potentissimi ragazzini creati in laboratorio (destinati a diventare macchine da guerra, ma dotati quasi a sorpresa di una fortissima coscienza anche morale) rappresentano una speranza. Logan è invecchiato, malato, i suoi poteri di rigenerazione stanno svanendo piano piano. La potentissima mente di Xavier si è inceppata e ha bisogno di pasticche per andare avanti, come qualsiasi vecchietto. Ma lo sguardo di Laura, la ragazzina mutante che ha il codice genetico di Logan e quindi in un certo senso è sua figlia, testimonia la sua grande fame di vita, oltre alle sorprendenti capacità di dare la morte. Wolverine è alla fine, ma qualcosa di lui continuerà. E la pace ritorna nella vallata, come dopo il passaggio di Shane-Alan Ladd. Non manca neppure l’occasione di una inquietante riflessione politica, in un momento in cui si parla di Trump e del muro al confine con il Messico. Nel film i ragazzini allevati in laboratorio sono figli di povere ragazze messicane poi fatte sparire. I piccoli mutanti sono in pericolo negli Stati Uniti del prossimo futuro – in cui anche la Statua della Libertà è crollata – ma saranno al sicuro in Canada, appena oltre il confine.

Hugh Jackman, che con questo film dà l’addio al personaggio di Wolverine, è memorabile, dolente, affascinante, ironico, eroico. Patrick Stewart si conferma grandissimo attore, dando nuove sfumature quasi comiche al personaggio di Xavier. Richard E.Grant e Boyd Holbrook sono due cattivi adeguati, ma la sorpresa del film è la giovanissima Dafne Keen, nel ruolo di Laura. A lei e Hugh Jackman sono affidate alcune fra le scene migliori del film, fra esplosioni di violenza e momenti di complicità “familiare”. Il “funerale” conclusivo, con le parole di Shane a fare da orazione funebre, è davvero memorabile. Il film, tra l’altro, si concede il lusso di giocare sulla sua stessa materia (i fumetti sugli X-Men che Logan liquida come sciocchezze e che invece saranno determinanti per l’agognata salvezza).

Di Logan ci si può anche innamorare, come è successo a chi scrive, a patto – come sempre succede in amore – di perdonare qualche inevitabile difetto, come alcuni “buchi” nella sceneggiatura, peraltro voluti dal regista per rendere il tutto più misterioso (era già stato scritto un finale più esplicativo sulla sorte degli altri mutanti, poi si è scelto di scartarlo). Si ride, si piange, si appaga la propria cinefilia con la testa (ma anche con il cuore) e con la pancia ci si immedesima – con prepotente e infantile soddisfazione – nell’eroe (antieroe) che li fa fuori tutti. Addio Logan, o arrivederci (di personaggi Marvel si tratta…). Stavola ci lasci con un colpo al cuore.

TRAMA

Anno 2029. Da molto tempo non nascono più mutanti e quelli ancora in circolazione sono pochi ed emarginati. Logan-Wolverine si guadagna da vivere come autista e accudisce in segreto il suo mentore, il professore Charles Xavier, ormai novantenne e tormentato da strane crisi dagli effetti terrificanti per tutto ciò che gli sta intorno. Un giorno una sconosciuta ragazza messicana chiede aiuto a Logan: si tratta di mettere in salvo la piccola Laura, 11 anni e incredibili poteri che ricordano quelli dello stesso Wolverine…