Lettere di uno sconosciuto un film di

Lettere di uno sconosciuto è la storia di un disperato, estenuante, interminabile tentativo di “tornare a casa” – come suggerisce il titolo originale del film.  Un ritorno che non è solo fisico, ma è anche e soprattutto ricongiungimento emotivo e psicologico, ed è proprio qui che si apre lo scarto dolorosamente incolmabile che sta al centro del discorso.

Nella Cina rivoluzionaria, Lu (Chen Daoming) è un dissidente ed è ormai in un campo di lavoro da molti anni. La moglie Feng (un’eccezionale Gong Li) soffre silenziosamente la sua assenza e aspetta pazientemente. La giovane figlia Dan Dan, cresciuta praticamente senza il padre, frequenta l’Accademia di Danza, dove spicca tra le compagne per l’impegno, e per la grazia e la precisione dei movimenti. Ma nello spettacolo finale, pur essendo la più brava, non le verrà assegnato il ruolo di protagonista, perché figlia di un “nemico” del Partito. Questo fatto la tormenta e la amareggia forse più di quanto gli altri possano comprendere.

Nel frattempo, a madre e figlia è stato comunicato che Lu è in fuga: se riceveranno sue notizie dovranno immediatamente contattare le autorità. Vengono chiamate a una scelta esplicita e categorica, o con il Partito o contro di esso. La ragazza, ancora incapace di comprendere la portata di ciò che sta vivendo, non esita a dichiarare che Lu è per lei uno sconosciuto. Ma Feng, da troppo tempo tormentata dal dolore, esita, a rischio della sua stessa incolumità. Quando Lu tenterà di avvicinare un’ultima volta la famiglia prima di fuggire, verrà nuovamente catturato dalla polizia perchè qualcuno lo ha tradito, e solo molto tempo dopo, in una Cina in parte mutata, potrà tornare liberamente a casa.

Ma il panorama che lo attende non è quello che l’uomo si aspetta di ritrovare. La figlia, abbandonata ormai l’Accademia, divide il suo tempo tra i turni in fabbrica e un angusto dormitorio, mentre a Feng è toccata una sorte anche peggiore. Lu se ne accorge quando entra in casa e nota che su ogni cosa è attaccato un foglietto di carta che ne spiega l’uso. Feng gli sorride, ma non lo abbraccia, non lo accoglie come il compagno di una vita che ha aspettato per lunghi anni. Chi è quest’uomo turbato ed emozionato, seduto di fronte a lei? Forse ha un viso familiare, ma la donna non lo riconosce più.

Sono commoventi la pazienza e la delicatezza di Lu nel tentare di riavvicinarsi alla moglie che ama tanto, resa insicura e perennemente spaesata dalla sua terribile malattia. Altrettanto strazianti sono l’ostinazione e la devozione di lei, che continua ad attendere un marito che – ne è certa – sta per tornare finalmente a casa. Con questa incrollabile convinzione Feng si prepara ogni volta all’incontro e va ad aspettarlo alla stazione, fino a che tutto questo non diventa un imprescindibile, e tuttavia inconsapevole, rituale. La sua mente è bloccata in un’impasse, ancorata a un passato fatto di dolore, paura e angoscia.

Film perfettamente controllato, sostenuto da un impianto narrativo molto solido, impreziosito da una fotografia attentamente desaturata, Lettere di uno sconosciuto sfoggia tre interpreti di rara bravura. Il viso di Gong Li, che spesso vediamo invecchiato e stanco, è un campo di battaglia dove la diffidenza, il timore e la speranza si contendono continuamente lo spazio, in un turbinio di dubbi e sgomento che impone una serrata lotta quotidiana.

Il quadro politico si fa sfondo non inerte di un dramma tutto intimo e personale, dove la tragedia collettiva e quella individuale si sommano e si intrecciano esacerbandosi a vicenda. Ma quello che il film sa mettere abilmente a fuoco è anche quella fenditura tra le cose, quello spazio invisibile in cui si insinua il caso, come mostra ad esempio l’incontro disperato e fugace dei protagonisti alla stazione ferroviaria. Una scelta sbagliata, dettata dal momento, di cui non si sanno prevedere le conseguenze; il ritardo accidentale di un autobus; un grido tra la folla: spesso sono fatti apparentemente minimi ad innescare gli eventi che infine ci travolgeranno.

Forse il regista si sbilancia, volutamente, sul lato del pathos, immergendo la materia trattata in un’atmosfera romanzesca. Ma è difficile in fondo non condividere le sue scelte, di fronte non solo all’evidenza storica, ma anche alla sua lucida capacità di fotografare, con elegante maestria, la stupefacente fragilità delle relazioni umane, dei sentimenti e perfino della psiche.

Trama

Nella Cina rivoluzionaria Lu, dissidente politico, è rinchiuso in un campo di lavoro. La moglie Feng lo aspetta speranzosa ormai da anni, mentre la figlia Dan Dan quasi non lo ricorda più. L’uomo tenterà di fuggire, tuttavia solo dopo moltissimo tempo potrà tornare a casa. Ma qui lo attende un fatto terribile e sconcertante: Feng non è più in grado di riconoscerlo. Con l’aiuto della figlia, Lu tenterà in ogni modo di stare vicino con affetto e premura a quella donna stanca e prostrata che ogni giorno ostinatamente attende il marito, senza capire che è già accanto a lei.