Le regole del caos un film di

Difficile realizzare film in costume che non sentano pesantemente il peso per la cura dei particolari storici e che riescano a raccontare in maniera lieve e funzionale una storia, soprattutto sentimentale, senza creare noia. Alan Rickman, attore di buon livello ma regista ancora da formare, ha voluto tentare questa avventura uscendone sconfitto. La corte di Re Sole, i banchetti, i musicisti, le ricostruzioni perfette alla fine appesantiscono in maniera notevole la narrazione, creando un polpettone in cui difficilmente si risvegliano nello spettatore attimi di interesse.

Rickman si è innamorato di questo soggetto, propostogli come attore, e ha ottenuto di esserne anche regista nonché co-sceneggiatore. Nulla da eccepire per quel che riguarda la sua interpretazione del malinconico Re Sole (che suona un po’ di maniera ma che è funzionale), molte ombre su un cast a dir poco interessante da cui mai riesce a fare scaturire emozioni.

Kate Winslet, a cui non donano le gonne larghe che erano il modo di vestire del ‘600, è la mater dolens che si considera colpevole della morte dell’amata figlia poiché ha bloccato la carrozza in cui il marito la stava forse rapendo e ne ha provocato la tragica uscita di strada.

La sceneggiatura di Alison Deegan è scritta con profonda conoscenza del periodo storico rappresentato, dal linguaggio utilizzato, e della sua prospettiva personale, offerta sul rapporto tra donne e uomini. Su questo suo lavoro si è sviluppato l’intervento degli altri due coautori.

Si parla dei Nobili come infelici che accettano tutto pur di non perdere dei privilegi, schiavi del Re che a loro può chiedere ed imporre qualsiasi cosa compreso che la propria moglie divenga sua amante. Peggio ancora per le dame che non hanno nemmeno diritto di parlare e che hanno creato un salotto segreto in cui potere confidarsi, piangere i propri dolori, sentirsi vive. Qui verrà accolta, e considerata come una di loro, la bohemien Sabine; saranno loro, con trame segrete, a renderla ancora più importante nel ambito del mondo del Re sole.

Alan Rickman si attiene allo scritto iniziale di Deegan alla cui ulteriore stesura ha collaborato lui stesso e Jeremy Brock; facendo così, mai riesce ad ottenere dagli interpreti una lettura non banale dei vari personaggi che vengono più letti che non resi nella loro interiorità. Siamo di fronte a un bel quadro manierista in cui tutto appare bello ma nulla trasmette momenti da ricordare. Alison Degan, con un passato non brillante di attrice televisiva, qui era al suo primo script che ha realizzato pensando troppo al femminile, senza riuscire a creare una parità narrativa coi personaggi maschili. E inoltre, Rickman, come sceneggiatore, non ha saputo o voluto cambiare questa impostazione e ha aggiunto solo un paio di personaggi di contorno che sono poco utili all’economia del suo film.

Jeremy Brock è intervenuto soprattutto sulla struttura ma senza mai osare più di tanto. Probabilmente alla BBC, finanziatrice in gran parte del progetto, andava bene anche un film dal taglio televisivo, ma al cinema il prodotto funziona poco; è apprezzato da chi ama le storie d’amore o da chi gradisce temi femministici trattati in maniera molto epidermica.

Coprotagonista è il trentasettenne belga Matthias Schoenaerts. Il suo artista di Corte è personaggio complesso con una moglie da cui accetta anche di essere tradito pur di non perdere i suoi privilegi, col rischio ogni momento di cadere in disgrazia, con una vita tutto sommato infelice.
Queste cose vengono più dette che interpretate e hanno il loro goffo clou in un visivamente poco credibile rapporto fisico con la Winslet.

Sotto enormi parrucche è difficile riconoscere Stanley Tucci, fratello di Re Sole. Non sappiamo se in fase di montaggio siano state tagliate scene da lui interprete, ma quel poco che si vede è ininfluente per l’economia del film e lo pone in buona compagnia nella mediocrità dei suoi colleghi.

Quello che si ammira di più è la bellezza delle scenografie, quasi tutte non ricostruite ma create utilizzando interni di splendidi palazzi inglesi del livello di Blenheim e Waddesdon, Hampton Court Palace, Cliveden, Ham House, Ashridge Park e Chenies Manor. A Blenheim è stato riprodotto il Louvre e altre location, Ham House è dove sono state ricreate le stanze della dimora del artista di Corte.

TRAMA

Sabine De Barra lavora come stimata paesaggista nei giardini e nelle campagne francesi  tanto da ricevere un invito inaspettato a Corte dove concorrerà per l’assegnazione di una commessa per i giardini di Versailles. Il primo incontro con l’artista della corte di Re Sole è poco gradevole poiché l’uomo appare indispettito dalla donna che sposta una pianta da lui sistemata dopo attenti studi, ma al momento di dovere scegliere il progetto migliore si rende conto che lei è l’unica in grado di donare originalità e sceglie lei per realizzare uno dei giardini principali del nuovo Palazzo di Versailles.