Le belve un film di

Oliver Stone da alcuni anni non riesce più a realizzare un film memorabile. Forse si pretende di più da chi è stato capace di vincere 3 Oscar, realizzare opere quali Platoon ma anche il valido JFK – un caso ancora aperto o gli interessanti U-Turn, Natural Born Killers e Wall Street. Sicuramente il mestiere non lo ha dimenticato, ma difficilmente nei suoi ultimi film si trova originalità o, quantomeno, il desiderio di non essere troppo ovvi.
Le oltre due ore della durata richiedono capacità notevoli nel donare ritmo narrativo coinvolgente e la presenza di una sceneggiatura a prova di bomba. Così non è, per questo in vari momenti l’interesse scema anche se Stone è bravo ad inserire scene quali la violenza perpetrata dai messicani contro i traditori o i bei nudi di Blake Lively per tentare di mantenere alta la soglia d’attenzione.

Basato sull’omonimo romanzo scritto da Don Winslow, qui cosceneggiatore assieme al regista ed al talentuoso ex enfant prodige Shane Salerno, è un prodotto d’intrattenimento che strizza l’occhiolino a generi, filoni, autori.
Omaggio al western di Sergio Leone con un’ambientazione messicana che tiene conto del suo modo di mettere raccontare questa terra di pionieri, scene di violenza alla Tarantino che hanno tutta la sua esteriorità ma non l’ironia, la visione del cinema di Sam Peckinpah, scene di sesso torbido tipiche del cinema latino americano.
La scelta di portare sullo schermo il romanzo scritto da Don Winslow, un ex detective per da anni scrittore di romanzi di successo e definito dai suoi estimatori come il vero erede di James Ellroy, è più che giustificata. Il libro racconta dell’incontro crudele fra un cartello messicano e due giovani produttori di marijuana che credono di potere agire indisturbati perché indipendenti e lontani dalla delinquenza organizzata. A questo si aggiunga l’ambientazione in California, forse lo stato dove se ne produce e distribuisce di più grazie anche alla vicinanza col Centro America, che è pertinente ed interessante. Ma il tentativo di coniugare euro western al cinema d’amore, al thriller condito in salsa noir, allo snuff movie, al grottesco, ad omaggi alle telenovelas messicane ha creato un prodotto rindondante di contenuti ma privo di un’effettiva coesione. A questo si deve aggiungere che l’edizione proposta è abbondantemente sforbiciata per l’eccessiva lunghezza. Si è addirittura sacrificata Uma Thurman che era la madre di Ophelia; il suo ruolo è stato tagliato in fase di montaggio e nel film si accenna alla figura senza mai farla vedere nella ricca casa in cui abita. Oltre a questo, vari passaggi che riguardano soprattutto il soggiorno californiano della bella Salma Hayek e alcune scene con Benicio del Toro.

Del resto, il film ha avuto parecchi problemi di distribuzione tanto da essere terminato a fine settembre 2011 e dovere attendere fino a luglio di quest’anno per essere proposto nei cinema statunitensi. Circuitato inizialmente su oltre 2600 schermi, non ha ancora coperto i pesanti costi di realizzazione.
Più che di trasposizione, bisognerebbe dire che il film è ispirato al romanzo Winslow: il noto autore di polizieschi ed il regista hanno collaborato non senza litigare soprattutto per le pesanti modifiche apportate al testo originario: in pratica, si ha la riscrittura del finale, la scelta di una singola voce fuori campo (Ophelia) al posto delle sette presenti nel libro, la trasformazione di alcuni personaggi primo tra tutti l’agente Dennis, la violenza visiva di alcune scene d’azione.
Buona, in generale, la prova di tutto il cast, con alcune piacevoli sorprese legate soprattutto al trio di protagonisti nonché ad alcuni personaggi di contorno, e varie conferme venute da collaudatissimi interpreti.
La venticinquenne Blake Lively, attiva da anni in televisione e di cui, forse, l’unica interpretazione che si può ricordare come coprotagonista è la Carol nel mediocre Lanterna verde, dimostra grande grinta, conquista col sorriso aperto, è credibile come romantica assetata di sesso che si divide, innamoratissima, tra i due produttori di droga.
Il televisivo Taylor Kitsch, considerato un sex symbol emergente, ha già interpretato come protagonista altri film, uno per tutti Battleship, ma anche per lui questa era l’occasione da non perdere. L’uomo dolce che non disdegna la violenza, innamorato di una ragazza ma forse anche dell’amico, dal viso d’angelo e dalla crudeltà nelle sue azioni punitive, è una discreta prova di un talento recitativo in fase di definizione.
Il ventiduenne britannico Aaron Taylor-Johnson, nonostante la giovane età, è il più noto del trio di protagonisti. Interprete a fianco di Glenn Close di Albert Nobbs, protagonista del valido Nowhere Boy (salvo errori, inedito in Italia) e del mediocre I segreti della mente nonché utilizzato in film di livello quale The Illusionist – L’illusionista, dimostra grande bravura nel dipingere il sensibile Ben, botanico convinto che usa parte dei suoi guadagni illeciti per finanziare opere umanitarie in giro per il mondo: buddhista che accetta la violenza per amore, sognatore che riesce a realizzare le sue utopie.
Salma Hayek è la controversa donna Elena, che ha sostituito il marito ucciso dagli avversari a capo di terribile organizzazione malavitosa. E’ tenera madre che ha perso due figli e che vive il dramma di non essere amata dalla figlia, chiude gli occhi quando sul monitor appaiono le esecuzioni dei suoi avversari, prova amore materno per la ragazza che ha fatto rapire. Brava come sempre.
Benicio Del Toro costruisce con grande mestiere ed ironia Lado, il feroce scagnozzo che si ritiene l’unico confidente della donna e che per questo si prende alcune libertà operative che gli costeranno care. Uomo che vive per il piacere della violenza uccide chi anche tra i suoi non è troppo duro, sacrifica un amico che sa essere innocente, massacra i poveretti che gli capitano tra le grinfie. Il tutto con un sorriso tra il mefistofelico ed il sadico puro.
John Travolta è Dan, agente dell’antidroga che vive il dramma dell’imminente morte della moglie affetta da male incurabile, che è tenero padre di due bimbe e che collabora con tutti, giustizia, cattivi, cattivissimi. Ha sempre un prezzo per vendere le sue collaborazioni, per denaro sacrifica chiunque. Viso da buono, comportamento da bastardo, equilibrio incredibile per stare a galla nonostante il suo pericolosissimo gioco di traditore a tutto tondo. Travolta si diverte e la sua prova è più che valida.

TRAMA
Ben, ex marine che non disdegna la violenza, e Chon, botanico buddista con grandi conoscenze di marketing, sono amici dai tempi della scuola: insieme producono la migliore marijuana della California del Sud. Trascorrono serenamente le loro giornate a Laguna Beach seguendo i loro floridi affari e condividendo bella ricca ragazza, Ophelia da loro chiamata O. Viene rapita dal violento cartello messicano della droga, dominato da una premurosa mamma, che vuole diventare loro socio. Rimandano l’accordo e decidono di vendicarsi utilizzando gli stessi metodi dei rapitori prima di sparire nel nulla.