La parte degli angeli un film di

Ken Loach non smentisce mai il suo impegno, la sua coerenza e la sua volontà di riportare l’attenzione su tutta una serie di problematiche sociali e politiche, e lo fa, anche stavolta, raccontando la piccola ma significativa storia di uno dei tanti individui costretti a vivere ai margini di una società che li rifiuta pure essendo in gran parte responsabile dei loro fallimenti. Tuttavia Robbie, il giovane protagonista del film, come molti personaggi di Loach decide di lottare e di cambiare: quando un giudice comprensivo e clemente gli risparmia il carcere destinandolo ai lavori sociali, non si fa sfuggire l’occasione (che potrebbe essere l’ultima) di dare una svolta alla sua vita. Anche se, come vedremo, lo fa secondo una logica e una capacità di valutazione del rischio tutta personale.

Quello che più di ogni altra cosa lo spinge a tentare a ogni costo di cambiare il suo futuro è la nascita del figlio Luke. Ma la situazione è a dir poco difficile: il padre di Leonie, la compagna di Robbie, osteggia apertamente la loro relazione e i parenti di lei arrivano perfino a picchiarlo selvaggiamente; nel frattempo alcuni delinquenti della zona gli stanno alle costole nel tentativo di saldare i conti di un’antica, interminabile faida familiare.

Sarà fondamentale per Robbie la presenza conciliante e rassicurante di Rhino, il responsabile del gruppo di ragazzi impegnati nei lavori sociali di cui lui fa parte. Solidale e paterno, Rhino introduce Robbie tra gli appassionati e i conoscitori di whisky, per scoprire poi che il ragazzo possiede un olfatto e un palato sopraffini grazie ai quali riesce a farsi notare tra i ricchi collezionisti e i raffinati degustatori della preziosa bevanda.

E’ a questo punto che Robbie e i suoi scalcinati compagni – una ragazza cleptomane e altri due recidivi scampati al carcere – escogitano il colpo che permetterà loro di mettere da parte finalmente un po’ di denaro: vogliono recarsi a un’asta e rubare il contenuto di un’antica e inestimabile botte di whiskey.

Due dimensioni contrapposte si confrontano all’interno del racconto: da una parte i folli collezionisti disposti a sborsare cifre assurde per una botte di liquore, dall’altra quelli a cui sarebbero sufficienti le briciole di questo assurdo mondo fatto di sprechi e opulenza per condurre una vita dignitosa. A Robbie e i suoi compagni infatti basterebbe “la parte degli angeli”, quella minima quantità di whiskey che evapora dalle botti e si disperde. Poche bottiglie insomma, per fare avverare un sogno sembrato fino quel momento irrealizzabile: la possibilità di far crescere i figli lontano dalla miseria, un’esistenza “normale”, tranquilla, un lavoro che permetta di restare una volta per tutte lontano dai guai. E’ così che questa banda di ladri improvvisati, male assortita e sgangherata, si mette in cammino con tanto di kilt verso le Highlands scozzesi, con tutta la comicità e la disperazione dei “soliti ignoti” di monicelliana memoria.

Come sempre, Loach sa stare dalla parte dei più deboli senza retorica né pietismo. Che la storia sia ambientata nella periferia di Glasgow – come in questo caso – o in un altro luogo poco importa: le dinamiche sociali che il regista mette sotto accusa sono sempre le stesse. Con la solidità di un dramma e contemporaneamente con la levità di una commedia La parte degli angeli miscela momenti tesi e amari ad altri toccati da un efficace umorismo; la fisionomia e le facce dei protagonisti parlano da sé di una vita fatta di violenze e soprusi, e il regista restituisce dei suoi personaggi dei ritratti che sanno essere oggettivi e credibili. Più un che socialismo quello di Loach è “umanesimo”. Non ci nega infatti le colpe e gli sbagli dei protagonisti, ma afferma senza esitazione un concetto cruciale: anche chi ha commesso un errore può, se gliene viene data l’occasione, rimediare, ritrovare un futuro, una vita. La visione del regista incarna insomma una precisa scelta di campo dal punto di vista etico e morale e pur non essendo conciliante sa essere infine, almeno in parte, ottimista.

Trama

Il giovane Robbie riesce ad evitare il carcere grazie a un giudice clemente che decide di dargli un’altra possibilità dal momento che il ragazzo sta per diventare padre. Stringe amicizia con Rhino, il responsabile del gruppo di ragazzi destinati ai lavori sociali con i quali deve trascorrere le giornate facendo piccole ristrutturazioni e ripulendo i prati dalle cartacce. Insieme allo sgangherato e sconclusionato gruppo dei suoi colleghi decide poi di mettere in atto un piano rischioso e azzardato per riuscire a racimolare finalmente un po’ di denaro e iniziare così una nuova vita insieme alla giovane compagna e al figlio appena nato.