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La doppia ora un film di

capotondi-la_doppia_oraDopo i fasti de Il Divo di Paolo Sorrentino, la coppia Giuliano-Cima ritorna a produrre un esordiente, dimostrando lungimiranza e coraggio nella puntuale scelta di un percorso artistico/produttivo che mira, soprattutto, allo svecchiamento e al rinnovamento del cinema italiano. La Doppia Ora, film italiano presentato in concorso al 66° Festival di Venezia e opera prima del regista Giuseppe Capotondi, arriva nelle sale italiane dopo la favorevole accoglienza veneziana che ha fruttato alla Rappaport la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Esordio sicuramente nuovo per una media italiana il cui target predominante si apposta su convenzionali commedie giovanilistico/sentimentali, il film racconta l’incontro fra Guido e Sonia, lui ex poliziotto e guardiano solitario di una lussuosa villa, lei cameriera di origini slovene in un hotel di Torino. Scocca la scintilla, i due sembrano pronti a lasciarsi alle spalle i rispettivi passati di sofferenza per ricominciare all’insegna di un nuovo amore. Un’improvvisa rapina nella villa che Guido ha in custodia, e nella quale resta tragicamente coinvolto insieme a Sonia, rivelerà, però, verità inaspettate.

Con una storia di ordinaria criminalità, Capotondi ci parla di solitudini profondissime e turbamenti dell’anima. La Doppia Ora è un thriller “a sorpresa” che mescola amore e inganno, incubo e realtà e che parla, attraverso la maschera del genere, delle fragilità degli uomini, di quei desideri irrealizzabili scanditi dal gioco metaforico della doppia ora. Ad ogni modo, il pregio del film non consiste tanto in questo sottotesto esistenziale, quanto nelle soluzioni formali con cui esso è trasmesso allo spettatore. L’amaro percorso interiore dei due protagonisti, e in particolare di Sonia, si dipana, infatti, attraverso una sottile mescolanza di generi che conferisce alla narrazione la suspense dell’incertezza: l’iniziale dramma sentimentale sembra confluire nel paranormale, per approdare, infine, ai classici ingredienti del noir. E’ in questa tensione di generi che il film ha il suo punto di maggior forza, tensione poi sciolta felicemente da una sceneggiatura ben costruita che risolve con azzeccati escamotage narrativi i principali nodi della vicenda.
Capotondi, attraversando i vari generi con disinvoltura, dimostra sicurezza nell’uso del mezzo cinematografico e sceglie la via di uno scabro realismo per convogliare tutta l’attenzione sul mondo emozionale dei protagonisti. Opera prima dallo stile dichiaratamente internazionale, La Doppia Ora comunica molto anche grazie alle belle interpretazioni di Filippo Timi (Premio Pasinetti come miglior protagonista maschile) e Ksenia Rappaport. Quest’ultima, però, inizia a rimanere un po’ prigioniera del ruolo di straniera dell’est dal torbido passato e nonostante dia al suo personaggio la giusta dose di ambiguità e tormento per una perfetta (e hitchcockiana) “femme fatale”, il pronunciato accento russo pare condannarla ad una monocorde intensità interpretativa.