Il segreto dei suoi occhi un film di

Una ragazza viene violentata, picchiata e uccisa. E non solo lei è a morire: si spegne di fatto l’esistenza di sua madre Tess, poliziotta che prima amava la vita e il suo lavoro; si tinge di ossessione e senso di fallimento quella di Ray, il collega di Tess che ha cercato (e trovato) la verità su quel delitto; si spegne in rimpianti e mezze verità l’amore che avrebbe potuto nascere fra Ray e la splendida e ambiziosa Claire, giudice titolare dell’inchiesta. La storia comincia nel 2002, all’indomani dell’11 settembre, quando la priorità negli Stati Uniti è la lotta senza quartiere al terrorismo. A Los Angeles un informatore della polizia sui movimenti nelle moschee è il responsabile del brutale omicidio della giovane Carolyn ma la ragion di stato impone di lasciarlo libero. Sua madre deve accettare l’ingiustizia, ma Ray non può farlo, si allontana, cambia mestiere, rinuncia anche all’amore ma non smette di lavorare ogni notte a quel caso, finché intravvede una nuova, concreta possibilità. Nel frattempo sono passati tredici anni, fatti di amarezza e di incubi.

E’ un gran personaggio Ray, il protagonista del Segreto dei suoi occhi, magnificamente interpretato da Chiwetel Ejiofor (già applaudito in Dodici anni schiavo). Il film vive dei suoi occhi stanchi ma mai rassegnati, delle sue mani che frugano continuamente fra archivi e file hackerati, del suo sorriso sempre un po’ malinconico. Questa prova consacra definitivamente l’attore come uno dei migliori talenti di Hollywood (c’è chi ne parla come dell’erede di Denzel Washington) ed è una delle migliori ragioni per andare a vedere il film diretto da Billy Ray. Il segreto dei suoi occhi è il remake dell’omonimo film argentino di Juan José Campanella che nel 2010 ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero. Cambia l’ambientazione (là la vicenda cominciava nell’Argentina di Isabelita Peron), sono modificati alcuni elementi della vicenda, c’è più glamour e meno ironia. Il richiamo alla paura del terrorismo e a cosa si è disposti a fare nella ricerca della sicurezza è particolarmente attuale e angosciante in questi giorni dominati dall’orrore per quanto accaduto a Parigi.

Chiwetel Ejiofor e Nicole Kidman sono più belli ed eleganti dei protagonisti originali Ricardo Darin e Soledad Villamil ma fra loro c’è molta meno alchimia. Però questo Segreto targato Hollywood, pur meno intrigante del film di Campanella, è comunque un’opera riuscita, avvolgente e dolorosa, con qualche eco di Durrenmatt e del suo bellissimo romanzo La promessa (che fu portato al cinema, con molta libertà ma anche con efficacia, da Sean Penn). Diverse le scene che restano nella memoria, peraltro ricalcate sul film argentino, come l’inseguimento allo stadio e l’interrogatorio del sospettato. Nicole Kidman, algida bellezza hitchcockiana, stavolta non dà il meglio di sé come attrice. Mentre la prova di Julia Roberts, qui imbruttita e invecchiata ad arte (e dire che alla fotografia c’è il marito Danny Moder) è di quelle che piacciono a chi assegna i premi Oscar. Il finale è crudele e liberatorio insieme. E per niente romantico. E  ci piace così.

Trama

Nel 2002 Ray Kasten, un agente dell’Fbi, ha indagato su un orrendo crimine (l’omicidio della figlia di una collega e amica) senza poter assicurare alla giustizia il vero colpevole che pure è stato identificato. Tredici anni dopo nuovi elementi sembrano poter riaprire il caso e Ray (che nel frattempo ha lasciato la polizia federale e si occupa di sicurezza in ambito sportivo) incontra nuovamente Claire, l’affascinante giudice che aveva avuto al suo fianco in quella dolorosa vicenda e di cui si era innamorato, senza la sicurezza di essere corrisposto.