Hannah un film di

Concede pochissimo allo spettatore, ma è comunque in grado di affascinare il film di Andrea Pallaoro, presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia, dove è stato premiato con la Coppa Volpi per la migliore attrice protagonista, Charlotte Rampling. Hannah (si pronuncia alla francese) è un film difficile, rarefatto, talvolta compiaciuto, ma anche, forte, elegante, sottilmente perturbante. Poco sappiamo della protagonista all’inizio, poco scopriamo di lei nel corso della vicenda (se vicenda si può chiamare), eppure quel poco è sufficiente per intrigarci e suscitarci delle domande.

Hannah è un film difficile, rarefatto, talvolta compiaciuto, ma anche, forte, elegante, sottilmente perturbante.

Chi è davvero Hannah? Una donna che ha preferito chiudere gli occhi di fronte a qualcosa di orribile o semplicemente un’ingenua che ha cercato di tenere insieme i pezzi della sua vita fatta di piccoli gesti e di incrollabili convinzioni? Mentre fa le prove di Casa di bambola con i compagni del corso di teatro sta forse maturando una nuova consapevolezza di sé e del suo rapporto coniugale? C’è speranza per Hannah, prigioniera del suo vecchio appartamento piccolo borghese dalle soffocanti tappezzerie scure? Forse, pirandellianamente, Hannah è colei che la si crede, vittima o complice, fredda o fragile, statica o in evoluzione.

La macchina da presa sta costantemente addosso alla protagonista, seguendola quando è sulla metropolitana, quando va a buttare la spazzatura – gesto non sempre innocente – o quando sistema in un vaso i fiori da cui sembra voler assorbire un po’ di bellezza e purezza. Hannah- Charlotte parla pochissimo, osserva molto, lavora molto con le mani, cammina, si aggira nel mondo solitaria e smarrita. Le circostanze che l’hanno portata alla sua triste vita attuale vengono appena accennate e indubbiamente si esagera con il lavoro di sottrazione, i dialoghi sono minimi, il ritmo è lento, l’insieme “spartano” rischia di risultare punitivo. Però, la regia è sinuosa, intensa, affascinante. Il risultato complessivo è parzialmente discutibile ma tale da non lasciare indifferenti. Andrea Pallaoro, regista trentino che da anni vive e lavora negli Stati Uniti, dimostra di avere talento e stile, confermandosi cineasta di valore dopo il suo esordio con Medeas nel 2013. Charlotte Rampling è una protagonista superlativa: intensa, coraggiosa, bellissima.