Ella & John un film di

Il primo film completamente americano di Paolo Virzì è una storia semplice, profonda, asciutta e commovente. Ci sono due anziani coniugi che si sono amati tutta la vita e che non possono, né vogliono accettare di stare lontani l’uno dall’altra ora quando la fine si avvicina. Ci sono i ricordi, le gelosie, le sorprendenti e amare rivelazioni, c’è la voglia di stare ancora insieme, di esplorare, di sognare, c’è il desiderio di libertà che spesso è solo un altro modo di chiamare il fatto di non avere niente di perdere, come cita la splendida canzone inserita nella colonna sonora del film, Me and Bobby McGee, scritta da Kris Kristofferson e portata al successo da Janis Joplin. Ci sono due attori grandi, grandissimi, ammirevoli, maestri di naturalezza e di complicità fra loro e con chi li guarda. La coppia formata da Helen Mirren e Donald Sutherland (ottimamente doppiati da Ludovica Modugno e Giancarlo Giannini) è una delle migliori viste al cinema negli ultimi tempi ed è destinata a entrare nella memoria. Del resto, Virzì l’aveva detto: faccio il film se accettano Helen e Donald. E così è stato, contro ogni aspettativa.

Virzì si affida ai suoi protagonisti e li lascia fare, accompagnandoli con discrezione in un percorso fatto di piccoli gesti, di costanti preoccupazioni, di medicine da prendere, nomi da ricordare, whisky da sorseggiare nelle piazzole dei campeggi. Il regista si tiene lontano dalla lacrima facile, tratta il soggetto come Ella e John prendono la vita, con realismo, ironia, senso pratico. L’emozione tanto non manca, specialmente nei momenti in cui Ella si ritrova sola di fronte a se stessa e al declino mentale del suo compagno di una vita, Ella, la donna forte che è fragile nel corpo, che è malata terminale ma è lucidissima nello spirito e nella volontà, e che ricorda tutto, capisce tutto, anche quello che dopo tanti anni sarebbe stato meglio ignorare.

Il regista si tiene lontano dalla lacrima facile, tratta il soggetto con realismo e ironia

Lo sguardo di Virzì affascina e convince; il film tuttavia risulta debole per quanto riguarda la sceneggiatura, che procede a leggeri strappi, finendo per risultare più un insieme di episodi – tutto sommato ripetetivi – che una storia vera e propria. Gli avvenimenti al dunque sono pochi, poco cambia rispetto alle premesse iniziali; Ella e John riempiono magnificamente lo schermo ma i loro personaggi, forse inevitabilmente, non conoscono un autentico sviluppo nel corso del film. I figli della coppia risultano pleonastici – forse lo sono stati davvero nel grande legame che ha unito i loro genitori – e odiosetti. Nella rappresentazione degli Stati Uniti si resta sul vago, non risultano così convincenti gli accenni alle manifestazioni in favore di Donald Trump o all’utilizzo per fini commerciali della casa museo di Hemingway. Il sapore dell’America è nei paesaggi, naturalmente, e ancora di più nelle parole degli scrittori tanto amati da John, appassionato professore di letteratura, che nei suoi momenti di lucidità sa ancora citare “Il vecchio a mare” a memoria.

Curiosità: fra gli sceneggiatori c’è anche Stephen Amidon, autore del romanzo “Il capitale umano”, che Virzì ha portato al cinema nel 2013, con un’ambientazione tutta italiana.