Draquila – L’Italia che trema un film di

Vita, morte e, soprattutto “miracoli” di uno degli eventi più tragici degli ultimi anni: il terremoto de L’Aquila. Tra i campi degli sfollati e tra le macerie, Sabina Guzzanti ci mostra, in questo documentario di asciutta amarezza,  come su una calamità , scolpita nelle facce della gente, si riesca a speculare e a mercanteggiare senza scrupolo alcuno.
Il sisma, con il suo fardello di morte e di disgrazia, diventa, attraverso un’ abile strategia mediatica, un enorme, macroscopico spot per un governo che della “comunicazione” – a qualsiasi livello essa sia – ha fatto la sua bandiera issandola sulle macerie de L’Aquila sì, ma anche su quelle della democrazia e della libertà di parola.
Sabina Guzzanti lascia che sia la gente a parlare: i terremotati, i militari, gli operatori della Protezione Civile… dando voce non certamente ad un pensiero unilaterale ma ad una serie di opinioni in contrasto tra loro, senza risparmiare bordate ad una sinistra fin troppo assente e fin troppo debole.

Qui non si tratta di sposare un’idea politica ma di assistere allo spettacolo pietoso dello sfruttamento del dolore che passa, e purtroppo prolifera, anche attraverso un desolante qualunquismo perché chi sa come manipolarlo trova nel luogo comune il terreno fertile per costruire le illusorie cattedrali “del fare”.
Sulla fragilità di chi soffre si fanno allora “esperimenti”, si mettono in atto piani di emergenza le cui falle vengono opportunamente occultate ma quel che maggiormente sconcerta è che, di fronte ad una tragedia di simili proporzioni, si acquista in automatico una straordinaria licenza: quella di spendere. Fiumi di denaro che scorrono attraverso elargizioni di fondi extra, assunzioni senza concorso, abusivismo e tanto altro ancora. Parole “magiche” che vengono inserite ad hoc in un testo di legge e danno così, paradossalmente, l’opportunità di aggirarla. Una sequenza di immagini, fatti e numeri che lasciano senza parole e quel che maggiormente rattrista è constatare come tutto questo sia stato, ed è, sotto gli occhi di tutti, evidente e tangibile come solo la realtà può essere e, nel contempo, “invisibile” ai più. Come suggestionata da un perverso e misterioso meccanismo ipnotico sembra che una (gran) parte del Paese abbia perso la capacità di indignarsi e ciò è grave poiché smarrendo il senso della ribellione civile si offre il fianco ai colpi della menzogna e della disonestà.
Il film della Guzzanti è, prima di tutto, un invito alla riflessione che l’autrice, attenendosi stavolta al criterio di oggettività del documentario, vuole sollecitare nello spettatore, qualsiasi sia il suo pensiero politico.

L’endemico e dichiarato antiberlusconismo dell’autrice non si risolve qui in un clichè che rischia, in qualche caso, di sfociare nel qualunquismo di cui sopra ma sembra addirittura passare in secondo piano poiché la regista appunta la sua attenzione sui fatti (dimostrati e dimostrabili) e lascia che siano essi a formulare, inevitabilmente, un giudizio. Qualunque sia la fede politica di chi guarda non può, o almeno non potrebbe, non inorridire di fronte a tanta sfacciata speculazione del tragico; colui che non lo fa è come “chi volge altrove l’orecchio per non ascoltare la legge: anche la sua preghiera è un abominio”. E la preghiera, qui, non è citata a caso…

*Per concessione della testata giornalistica Cultframe – Arti Visive