Dancing with Maria un film di

“Io sono la gamba che danza di mia madre” o anche “Ci sono due modi per guardare la vita: attraverso quello che gli altri pensano di te oppure attraverso quello che tu sei”. In queste due frasi è racchiuso il segreto dell’esistenza e dell’attività della danzatrice Maria Fux che, a 92 anni, non ha ancora smesso di ballare e insegnare. Di origine ebraica russa, Maria è nata a Buenos Aires:  sua madre era arrivata in Argentina con una grave infezione alla rotula e, dopo un intervento, rimase con una gamba menomata. Da quel momento, i limiti della madre sono diventati la forza della figlia che ha consacrato la sua vita a dimostrare, concretamente, che le debolezze di ciascuno possono trasformarsi in risorse. E’ proprio questo ciò che accade “danzando con Maria”, come mostra bene il documentario del friulano Ivan Gergolet, a lei dedicato. Vediamo la cinquantenne Diana, colpita da poliomielite ad appena nove mesi e costretta a camminare con le stampelle, cambiare completamente il rapporto con il proprio corpo o due adolescenti down di nome Marcos e Macarena imparare ad esprimere, attraverso la danza e le lezioni di Maria, sentimenti ed emozioni. Fra le alunne del passato della ballerina argentina c’è persino una bambina di quattro anni che vive in uno stato animale, senza contatti con il mondo esterno, come il  protagonista di Figlio di nessuno.

La piccola è sordomuta, completamente denutrita e cammina a quattro zampe: grazie a Maria, conquista la posizione eretta, si integra con le altre allieve e comincia a camminare nel mondo. Dancing whit Maria, primo documentario in concorso nella storia della Settimana della Critica, non è un semplice ritratto o una biografia: a Gergolet interessa la carica umana della protagonista, il suo riuscire a trasmettere fiducia ed entusiasmo a persone delle quali non conosce la provenienza, forse neanche il nome, ma che comprende profondamente attraverso il modo in cui si muovono. Il discorso parte dal movimento e dai corpi per allargarsi ai temi dell’identità e del riconoscimento perché la danza “è l’incontro di un essere con gli altri”. L’inclusione, l’accettazione, il punto di vista sul corpo dell’altro si manifestano, qui, non solo come valori di civiltà ma anche come fondamenti di una bellezza misteriosa che ogni essere umano possiede. Maria Fux non provoca rivoluzioni impossibili ma prese di coscienza che cambiano gli individui: è questa trasformazione, questa ri-nascita ad essere seguita ed indagata, con discrezione ed empatia, dal regista. Il film è, in sintesi, un invito a trovare nella libertà, nel  ritmo interiore, nella consapevolezza  la chiave per essere in pace con se stessi e per “ballare la propria canzone”.

Trama

Maria Fux è un’anziana danzatrice argentina. Nel suo studio nel centro di Buenos Aires accoglie danzatori di qualsiasi condizione sociale, ma anche uomini e donne con limitazioni fisiche e mentali, formando gruppi di danza integrati. Dopo aver sperimentato e trasmesso agli altri per tutta una vita il suo metodo basato sulla percezione dei ritmi interni e sulla simbiosi con la musica, Maria Fux ha preso in consegna un’ultima allieva, forse la più difficile: se stessa. Tutti abbiamo dei limiti che possiamo conoscere e superare. All’età di 90 anni, Maria combatte l’ultima battaglia contro i limiti del proprio corpo.