Cose nostre – Malavita un film di

Ogni volta che esce un nuovo film di Luc Besson difficilmente il giudizio, sia tra i critici che tra gli spettatori, è univoco. Iperattivo come sceneggiatore e produttore, fino ad ora ha realizzato come regista meno di una quindicina di lungometraggi perché preferisce ‘creare’ un numero notevole di emozioni e di film piuttosto che occuparsi anche della direzione. Così facendo, a cinquantaquattro anni, pochi sono i generi che non abbia toccato utilizzando anche le tecniche narrative del documentario.

In questa occasione, tornato ad essere interessante per i capitali d’oltreoceano dopo un paio di produzioni accettabili al box office, ha avuto la possibilità di dirigere un film anomalo che è impossibile definire semplicemente con un genere.
È una commedia a tratti divertente, è un’anomala storia di una famiglia esemplarmente affiatata ma dedita al crimine, è un noir a tratti di inusitata violenza, è una satira della provincia francese, è una love story, una denuncia sul bullismo nelle scuole, è la vicenda di un uomo…pentito di essersi pentito mettendo così in pericolo i suoi cari.
E così via, in una sceneggiatura ricchissima di contenuti che non sempre riesce ad essere credibile, logica, piacevole ma che tiene sempre desto l’interesse.

Besson ha lavorato a lungo con l’italoamericano Michael Caleo ad uno script particolarmente ricco di riferimenti alla mafia che Caleo ha studiato  per potere scrivere un paio di episodi de I Soprano (The Sopranos). Il suo intervento si nota nella caratterizzazione epidermica di personaggi simpatici ma pericolosi di chiara origine italiana.

Il loro lavoro è stato facilitato perché dovevano trasformare in un testo cinematografico il bel romanzo dello svizzero, ma figlio di italiani, Tonino Benacquista, autore a dir poco eclettico che si è occupato ad ottimi livelli non solo di letteratura gialla o crime story ma che in questi settori ha fornito il suo meglio. Il cinquantaduenne scrittore ha studiato letteratura e cinema ma senza diplomarsi perché sentiva di avere qualcosa da dire, e subito, senza ‘perdere tempo’ con l’università.

Ha fatto mille lavori e a ventiquattro anni ha pubblicato il suo primo romanzo Epinglé comme une pin-up dans un placard de GI (Appuntato come una pin-up nell’armadio di un GI) che gli ha dato una credibilità notevole tanto da permettergli di pubblicare nel 1991 La Commedia des ratés vincitore di vari premi: nel 2011, con la collaborazione del disegnatore Olivier Berlion, è divenuto una graphic novel in due volumi. Ha scritto il romanzo horror Les morsures de l’aube, portato sullo schermo da Antoine de Caunes nel 2001, e presentato in Italia col titolo Love bites – il morso dell’alba. Nello stesso anno come sceneggiatore ha scritto, assieme a Jacques Audiard, Sur mes lèvres (Sulle le mie labbra) una collaborazione che ha dato vita ad un ottimo film e che venne ripetuta nel 2005 per De battre mon coeur s’est arrêté (Tutti i battiti del mio cuore) che vinse il César per il migliore adattamento. Scrive il best seller Saga et Quelqu’un d’autre (Qualcuno d’altro) con cui abbandona il noir per dedicarsi a temi legati ai problemi esistenziali.
Sua passione non troppo segreta è il fumetto e quando se ne occupa ad esempio per Lucky Luke contre Pinkerton quale coautore ha Daniel Penac. Oltre a questo, ha creato una decina di Graphic Novels con suoi personaggi originali.

Il film di Besson è il sesto tratto da sue opere e ha trovato nel regista francese un eclettico come lui che ha saputo traslare l’incredibile quantità di input narrativi, dalla pagina scritta allo schermo. Ma non sempre questi due “genialoidi” sono riusciti a parlare la stessa lingua, dando quindi vita un prodotto finale che poteva essere di maggiore qualità.

Produttore esecutivo è Martin Scorsese che viene omaggiato citando Quei bravi ragazzi (Goodfellas, 1990), presentato in un cineclub di provincia al posto di un film diretto Vincente Minelli mai giunto dalla Cinemateque.

De Niro, dopo un periodo opaco in cui ha interpretato di tutto senza potere scegliere, grazie alla candidatura agli Oscar per l’interpretazione di Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook, 2012) ha trovato una nuova credibilità che probabilmente sarà rafforzata da Grudge Match (All’ultimo pugno, 2013) al fianco di Sylvester Stallone per la regia di Peter Segal previsto in uscita italiana all’inizio del 2014.

Il personaggio offertogli da Besson gli permette di gigioneggiare ma senza superare i limiti, disegnando un personaggio pieno di contraddizioni fondamentalmente ‘buono’.

Michelle Pfeiffer, finalmente tornata a buoni livelli, qui è perfetta quale moglie innamorata, madre amorevole e preoccupata, che non accetta i soprusi e che sa fare saltare in aria i supermercati di chi le manca di rispetto. È naturale e credibile come personaggio da commedia noir di non facile resa.

Tom Lee Jones fa se stesso, vale a dire interpreta duro uomo del FBI apparentemente senza sentimenti e legato al proprio dovere, ma che sa anche provare simpatia per i cattivi che protegge.
Dianna Agron, primogenita teenager del boss De Niro, diventa la protagonista delle ultime scene del film riuscendo a rendere credibile il veloce passaggio da innamorata delusa a quella di spietata cattiva.
John D’Leo, giovanissimo con molta esperienza televisiva e cinematografica, è il figlio quattordicenne che ammira il padre, seguendone le tracce tanto da divenire trafficante, ricattatore, cattivo in formato adolescenziale ma non per questo meno violento.

La trama

La famiglia Manzoni si trasferisce nell’ennesima cittadina francese poiché facente parte del programma americano per la protezione dei testimoni. Il capofamiglia Giovanni Manzoni, alias Fred Blake, ha tradito la sua Famiglia ed è un sicuro bersaglio dei suoi ex amici; giungono in Normandia perché genitori e figli non riescono mai a passare inosservati per il loro carattere violentemente vendicativo. Ai vicini di casa dice di essere uno storico impegnato a scrivere un libro sulla Seconda Guerra Mondiale e la collaborazione dei francesi alla riuscita dello sbarco americano. Sulle prime tutto sembra andare per il verso giusto, ma anche in Normandia per i Manzoni è difficile abbandonare le vecchie abitudini e i componenti della famiglia decidono di gestire le cose in maniera molto spontanea ma che da nell’occhio. Vengono individuati dai mafiosi, e…