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Borat un film di

borat-baron-cohenCome era prevedibile, intorno al film Borat si è scatenata una polemica internazionale, eppure in Italia gli incassi stanno premiando un’operazione che in altre parti del mondo non ha dato esisti così significativi. Il lungometraggio ideato, sceneggiato e interpretato dal comico inglese Sasha Baron Cohen (regia Larry Charles) è una sorta di contenitore apparentemente delirante di razzismo, antisemitismo e volgarità. Il personaggio di Borat, stravagante giornalista kazako in viaggio negli USA, è il simbolo dell’ottusità mentale, ottusità che veicola in maniera irrefrenabile ogni possibile pregiudizio nei confronti delle minoranze etnico-religiose, ma anche nei riguardi del mondo femminile. Da un’analisi attenta non può che manifestarsi chiaramente l’intento del comico inglese. Sarebbe ingenuo pensare che Sasha Baron Cohen abbia messo in piedi questo caso solo per far parlare di se e per guadagnare un po’ di soldi. Dunque, Borat sembra essere, invece, una sorta di opera rivelatrice degli orrori del mondo, orrori che di solito vengono negati, celati dietro un falso perbenismo e il politicamente corretto. Sasha Baron Cohen viene da una famiglia ebraica ortodossa. Egli stesso è un ebreo praticante, dunque non sarebbe credibile nella veste di antisemita. Eppure, il suo film è punteggiato da feroci battute contro gli ebrei, molte delle quali veramente indicibili. L’attore e autore si è in sostanza caricato sulle sue spalle il fardello atroce dell’odio contro gli ebrei e l’ha posto all’attenzione del pubblico. Il fatto è che, riflettendo bene sulla questione, tutte le scene caratterizzate da situazioni e frasi antisemite non sono poi così parossistiche, nel senso che la maggior parte delle persone sotto sotto la pensano esattamente come il giornalistica kazako. Solo che non osano dirlo pubblicamente. Questo è un fatto tragico, terribile. Cohen ci dice con questo suo film che il terribile e pernicioso virus del razzismo e dell’antisemitismo è ancora attivo, e che non dobbiamo far finta che non esista. L’antisemitismo si nasconde, si mistifica ma agisce subdolamente negli strati profondi della società, infettando ogni genere di individuo, di qualsiasi orientamento politico e livello culturale. Il pubblico ride moltissimo durante la proiezione di Borat, mentre il sottoscritto ha in genere provato, durante ogni sequenza, un forte senso di angoscia. Mentre sentivo la gente divertirsi di fronte all’ennesima frase antisemita, mi domandavo la ragione di questo atteggiamento? Il pubblico ride per esorcizzare l’antisemitismo esibito in maniera palese o perchè segretamente pensa esattamente quello che il personaggio di Borat sputa fuori davanti alla macchina a presa? Una punta di pessimismo mi porta a propendere, purtroppo, per la seconda ipotesi. E forse proprio grazie allo scandalo di Borat che si tornerà a discutere di un argomento che è diventato quasi clandestino: l’esistenza dell’antisemitismo nella società del terzo millennio.