blackhawkdown

Black Hawk Down un film di

blackhawkdownNon ha un centro questa guerra globale. Non ha epicentro. Non ha un luogo. Non ha un inizio. Non ha una fine. Non ha storia. Si consuma in un’attualità astratta. Dilaga oltre i confini geografici: totale dall’alto, totale da un elicottero, totale da un satellite, topografia in computer graphics. Guerra Totale. Allo stesso tempo tende a localizzarsi, a concentrarsi nel tempo e nello spazio: spazi divisi in zone ostili e zone amiche, interni, anfratti bui, trincee, barriere, primi piani, dettagli di ferite, tessuti lacerati ripresi da microcamere chirurgiche. Guerra Locale.

Ridley Scott filma la forma paradigmatica della guerra contemporanea, una guerra impropria che sfugge al luogo e al senso, che non appartiene a nessuno. La narrazione epica del conflitto infinito procede per capitoli brevi, per “operazioni” mirate e sconfinamenti. Operazione Desert Storm. Operazione Restore Hope. Operazione Irene. Tempo massimo per il compimento dell’Operazione Irene: trenta minuti. Tempo effettivo impiegato: troppe ore, quasi tutta la durata del film che è l’immersione in un’aspettativa disattesa. Il tempo esplode e si ferma. Ralenti: dettaglio della mano di un ranger che perde il pollice. Stop frame: l’occhio di un altro ranger atterrito scopre il proprio braccio staccato dal proprio corpo. Punti di vista via via sempre più slegati dall’azione (l’occhio staccato dal braccio) la cui velocità disumana non lascia spazio al pensiero e allo sguardo.

Panoramiche fulminee seguono le traiettorie dei proiettili che fendono lo spazio, cambiando le proporzioni tra le cose. Le coordinate spaziali sono continuamente ridefinite. L’orizzonte, il limite dello sguardo, è una minaccia. Di lì arrivano i colpi. Full metal jacket. Da uno spazio insieme chiuso e aperto. Wideshut. Siamo dentro l’arena. Tra i gladiatori, senza forza né onore. La battaglia è tutto. È una microavventura simulata e decisa da altri dove si gioca la vita. Un arcade. Uno sparatutto. Senza storia. Solo game. Personaggi ridotti a funzioni (amici-nemici), azioni meccaniche, scrutate da occhi meccanici, da sguardi (e intelligenze) artificiali (i generali al comando dell’operazione). Panfocus per mettere a fuoco le azioni più rapide e i dettagli più piccoli, senza perdere il contesto.

L’occhio vaga disorientato in un nitore abbacinante: senza epicentro, fuori orbita. Allucinato. Sintetico. Apocalipse now, dal punto di vista di una macchina (non c’è più direzione, Kurtz è ovunque). Alterazione disumana dello sguardo. Percezione corpuscolare. Il tutto in un tempo sospeso. Permanente. Enduring.