Anomalisa un film di ,

Anomalisa contiene già nel suo titolo stesso la perfetta sintesi di tutti gli elementi che lo rendono un prodotto assolutamente originale e inevitabilmente «anomalo». Tanto per cominciare, è bene informare il pubblico che non si tratta di un prodotto per l’infanzia pur essendo un film realizzato con la tecnica forse un po’ obsoleta della stop motion (ovvero con figurine di cera mosse fotogramma per fotogramma e poi inserite in un contesto di continuità). Se pensate che la locandina possa alludere a un prodotto per il pubblico in erba, tenetevene cautamente alla larga.

Ma gli elementi bizzarri che caratterizzano Anomalisa sono moltissimi e di tutt’altra natura. A scriverlo e a dirigerlo (qui alla sua seconda regia dopo una lunga e acclamata carriera in sede di scrittura per la TV prima e poi per il grande schermo) è infatti Charlie Kaufman, probabilmente il più geniale e allo stesso tempo cervellotico sceneggiatore che il nuovo cinema a stelle e strisce abbia regalato al mondo negli ultimi vent’anni. E per averne la riprova basti pensare a titoli unici nel loro genere per bizzarra originalità quali Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Se mi lasci ti cancello o l’ancor più criptico Synecdoche, New York, suo primo lavoro in cabina di regia).

Pur potendo contare su sicure entrature presso il variegato universo della produzione hollywoodiana indipendente, il 58enne genio di Long Island era perfettamente consapevole della natura a dir poco «particolare» del film d’animazione per adulti (con un paio di scene di sesso a dir poco hard core per il pubblico americano) che aveva scritto e che si era ostinato a voler realizzare. Per questo si era rivolto alla modernissima soluzione del crowdfunding: coi soldi messi insieme sulla rete sapeva cioè di avere la garanzia assoluta di libertà creativa che nessun produttore gli avrebbe mai garantito.

Ultimo, ma non certo irrilevante, elemento nella lista delle anomalie di questo film incatalogabile è probabilmente l’essere stato scelto per partecipare alla cinquina dei film d’animazione che concorreranno per una statuetta in una categoria da sempre riservata a prodotti rivolti all’infanzia o comunque all’adolescenza. Un àmbito quello del cinema privo di attori in carne e ossa col quale Anomalisa ha veramente ben poco da spartire.

Ma che cos’è davvero il film che Kaufman ha scritto e diretto affidandone la realizzazione pratica e la co-regia a Duke Johnson, giovane star emergente nel mondo dell’animazione in stop motion? Anomalisa è un cartoon di lusso per adulti incentrato su temi assolutamente tipici del cinema di introspezione psicologica che caratterizzano la migliore cinematografia indipendente americana.

È infatti la storia di un uomo senza qualità (e già qui siamo nel territorio della citazione letteraria «culta» alla quale si aggiunge la cifra tipica della scrittura di Kaufman, tutta incentrata sull’irrompere dell’assurdo nell’ordinario del quotidiano) il cui piattume esistenziale viene scosso in maniera irreparabile da un incontro casuale con una donna del tutto insignificante durante un quanto mai noioso viaggio di lavoro.

Il Michael Stone protagonista del film è il rappresentante tipico dello stato attuale dell’essere umano sul pianeta: ingabbiato in un’esistenza tutta routine e noia (marito e padre apparentemente modello, gira l’America facendo conferenze dopo esser diventato celebre nel campo del customer service grazie a un manuale che insegna agli operatori a essere veramente efficaci nei propri interventi a favore dei consumatori), questo moderno omino di Magritte riassume le contraddizioni in cui è attanagliato ciascuno di noi.

Ovvero il dover vivere una vita precotta nella quale ci attiene a modelli prefissati senza che ci sia mai una possibile uscita di emergenza attraverso la quale la nostra «vera» natura possa inventarsi quell’autenticità che i modelli globalizzati di esistenze standard ci negano anche solo come aspirazione. E non a caso per il modesto travet Stone questa scorciatoia per la vita «vera» si presenta ironicamente con le sembianze di una donna qualunque. Così ordinaria da non avere mai attirato l’attenzione di altri uomini prima di Stone, ma capace di sconvolgergli la mente e portarlo a prendere decisioni drastiche e dolorose per quanti gli stanno intorno.

Ed è proprio in quell’àmbito che la creatività un po’ cerebrale di Kaufman dà il meglio di sé inserendo a piene mani gli ingredienti tipici del teatrino dell’assurdo che caratterizza ogni suo copione: nel momento in cui il suo personaggio scopre la via d’uscita verso una possibile autenticità esistenziale, ecco che il piano dell’allucinazione surreale inizia a sovrapporsi in maniera naturale con quello della realtà.

Lo spettatore viene trascinato in una fantasmagoria di visioni nelle quali il confine labile tra immaginazione e concretezza tangibile diventa pura teoria e non si capisce più cosa stia veramente accadendo e cosa sia invece solo il prodotto del distorto subconscio dei personaggi. Al punto che dopo aver sconcertato il pubblico per una buona metà del film mostrando una sorta di cicatrice sui volti delle varie figurette in cera che lo popolano (come a confermarne l’artificialità), nel pieno di una delle sospette allucinazioni di cui è protagonista, Stone si strappa la parte inferiore del volto lasciando intravedere cosa vi sia al di sotto. E cioè il vuoto in cui si dibatte ogni individuo-marionetta che trascina sulla terra la propria esistenza inautentica.

A conferma di questa impressione c’è un dato irrefutabile: salvo Lisa — la donna qualunque che stordisce la mente del protagonista portandolo a fare cose mai fatte prima nella vita —, tutti gli altri personaggi che danno vita al teatrino interiore dello scombussolato Stone (la ex fidanzata la cui immagine lo tormenta di continuo fino a palesarsi in uno sfortunato appuntamento nella hall dell’albergo, la moglie, il figlio, la cantante vista sull’I-Pod ma anche gli invitati alla gelida festa di compleanno a sorpresa organizzata al rientro a casa nel finale del film) sono doppiati dallo stesso attore. La realtà è quello: ripetizione e noia fino alla nausea e solo l’elemento non omologato all’inerzia del tutto è in grado di rimescolare le carte in tavola dando un nuovo senso alle cose.

Difficile dire quale sarà l’esito della notte degli Oscar di questo pesce fuor d’acqua nell’acquario conservatore dell’Academy losangelina. Se cioè i giurati avranno il coraggio di premiare nella categoria riservata ai più piccoli un film tanto bizzarro e con scene assolutamente osé (una delle quali – e cioè l’impacciatissimo ma dettagliato rapporto sessuale che Stone e Lisa hanno nella notte di fuoco trascorsa in hotel – lo è a tal punto che per evitare le cesoie della censura USA forse sarebbe stata tagliata anche in un pur audace prodotto con attori in carne e ossa).

Quel che si può invece affermare con assoluta certezza è che Anomalisa, proprio per la sua natura di prodotto inclassificabile in quanto privo di precedenti nel campo, è un mix spregiudicato di componenti apparentemente eterogenee destinato non solo a fare la gioia di quanti da tempo sostengono che i territori dell’animazione non debbano continuare a essere riserve indiane destinate esclusivamente all’intrattenimento dei più piccoli, ma anche a confermare una volta di più l’assoluta originalità del suo autore. Un uomo il cui cinema non è certo per tutti ma che può far bene a tutti proprio per l’intima natura di una creatività capace di dare violenti scossoni alla calma piatta che regna sovrana a Hollywood e dintorni.

Trama

Padre e marito esemplare, nonché celebrato autore di un bestseller sul servizio ai clienti intitolato Come posso aiutarvi ad aiutarli?, Michael Stone ha però grosse difficoltà nella vita di tutti i giorni perché è incapace di avere rapporti con le altre persone. Durante un viaggio di lavoro a Cincinnati dove deve tenere una conferenza sul tema che lo ha reso popolare nel suo mondo, Michael si imbatte in Lisa, insignificante operatrice di call center destinata però a rappresentare per lui una svolta radicale nella vita oltre che una soluzione ai suoi problemi relazionali.