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A History of Violence un film di

davidcronenberg-historyofviolence“Così (…) Medardo ritornò uomo intero, nè cattivo nè buono, un miscuglio di cattiveria e bontà, cioè apparentemente non dissimile da quello ch’era prima di esser dimezzato. Ma aveva l’esperienza dell’una e l’altra metà rifuse insieme, perciò doveva essere ben saggio”.br> Con queste parole, Italo Calvino si avvia a concludere la fiaba Il Visconte dimezzato, che ben si presta per introdurre e comprendere la tematica profonda del film di David Cronemberg.

Tom Stall (Viggo Mortensen), il protagonista della pellicola, corrisponde alla metà buona del Visconte: uomo tranquillo e pacato, conduce un’esistenza normale, con la moglie (Maria Bello) e i due figli.
Un giorno qualunque, però, un individuo inquietante e minaccioso (Ed Harris) si presenta a lui, chiamandolo con un altro nome e attribuendogli un passato e un’identità da irriducibile criminale. Qual è la Verità? Chi è Tom Stall? Un “figlio di puttana fortunato”, come si definisce lui stesso, o l’uomo più buono del mondo, come crede l’ingenua compagna? Difficile rispondere a questa domanda, anche alla fine del film, quando Tom, dopo aver compiuto una carneficina alla Tarantino, ritorna alla vita di tutti i giorni. La sensazione dello spettatore è che, in lui, le due metà siano ancora scisse e, in quanto tali, irrisolte e pericolose.

Diverso è il discorso per i membri della sua famiglia: la figlioletta, la prima ad aver paura dei “mostri” , non solo non strilla e non scappa più, ma apparecchia la tavola per il padre; il figlio, inizialmente vittima dei compagni ed incapace di reagire, impara la necessità di difendersi; la moglie, che ama far sesso vestita da adolescente, non disdegna, ad un certo punto, di congiungersi con il marito sulle scale di casa.
Insomma, al termine di questo incubo violento, aggravato dall’ordinarietà del contesto, tutti i personaggi non saranno più gli stessi ma saranno, forse, migliori, avendo sofferto sulla propria pelle la duplicità e l’ambivalenza dell’umana natura. L’immagine finale in cui la moglie, faticosamente, si decide a sollevare gli occhi dal piatto e a guardare in faccia il marito “mostro” dice più di tante parole ed indica la pietas e l’amore come uniche risposte possibili alla fatica e al dolore di vivere.