Angèle et Tony un film di

Un film raccontato con uno sguardo discreto che indugia sul caleidoscopio dei sentimenti e narra l’indiscindibilità dei legami, qualsiasi sia la loro natura.  In sala Angèle et Tony (intensa e carismatica  la prova d’attore  dei due protagonisti, Clotilde Hesme, già vista al fianco di Louis Garrel ne Les Amants réguliers, e Grégory Gadebois, noto attore della scena teatrale francese), opera prima di Alix Delaporte  – vincitrice del Leone d’Oro per la sezione Cortometraggi 2006 – un film che ci induce ad ascoltare e ad attivar tutti sensi per cogliere le sfumature nascoste dietro le pieghe del ‘non detto’, in un dispiegarsi dei movimenti dell’anima dei protagonisti. Da poco uscita dal carcere, Angèle cerca di riprendere i vecchi legami perduti. Per avere l’affidamento del figlio, nel frattempo lasciato in custodia ai nonni, cerca un contratto di lavoro e un uomo da sposare. Al suo annuncio risponde Tony, un marinaio del porto di un piccolo paese della Normandia. Inizialmente il rapporto tra i due è molto difficile e teso, ma pian piano le due anime solitarie troveranno il modo per comprendersi e, forse, amarsi. Una narrazione  sommessa, ‘illuminata’ da una fotografia livida e da una regia mai ridondante – che attraverso timidi movimenti di macchina che rimandano al cinema di Rohmer –  e che ricorda anche il realismo dei Dardenne –  punta dritto  al racconto delle emozioni  di una donna e un uomo legati dal dolore, dalla solitudine, dal senso di colpa – ma soprattutto dal desiderio di riscatto personale – capitati per caso insieme e catapultati dalla vita a trovare una soluzione condivisa ai loro drammi personali. Un film di soli 85 minuti la cui sceneggiatura  avanza intrecciando le frasi sussurrate e i sorrisi appena accennati dei protagonisti, ai loro repentini sbalzi d’umore. E lo spettatore –  coinvolto direttamente ad una concentrazione quasi fisica – partecipa alla costruzione del testo  che gli ‘impone’ di  colmare gli scarni dialoghi con il suo sentire personale che si apre lentamente al rivelarsi calmo dei sentimenti dei protagonisti che si prendono tutto il tempo per costruire una storia che ai continui impulsi istintivi, fa seguire in maniera liberatoria  rapide riflessioni soggiogate dalla coscienza. Fino alla fine in cui lo sgorgare spontaneo del sorriso dei due amanti si estende anche al giovanissimo figlio di Angele che finalmente sceglie di vivere con la madre e il suo nuovo compagno sublimando cosi la figura del padre, la cui morte prematura ha rivoluzionato la vita del microcosmo familiare.

Leggi la corrispondenza di Mariella Cruciani dalla Mostra del Cinema di Venezia 2010

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