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	<title>CineCriticaWeb</title>
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	<description>il sito del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani</description>
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		<title>Incontro con il direttore della fotografia Ed Lachman</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 07:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ed Lachman, uno dei più interessanti e noti direttori di fotografia a livello internazionale, ha tenuto una seguitissima masterclass al Transilvania Talent Lab, una delle iniziative del TIFF 12, Transilvania International Film Festival a Cluj [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6472" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/TIFF-2013_QA-Ed-Lachman_01.06.2013_Nicu-Cherciu-NIC_5964-half.jpg"><img class="size-full wp-image-6472" title="TIFF 2013_Q&amp;A Ed Lachman_01.06.2013_Nicu Cherciu -NIC_5964 half" src="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/TIFF-2013_QA-Ed-Lachman_01.06.2013_Nicu-Cherciu-NIC_5964-half.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">TIFF-2013 - © Nicu Cherciu</p></div>
<p>Ed Lachman, uno dei più interessanti e noti direttori di fotografia a livello internazionale, ha tenuto una seguitissima masterclass al Transilvania Talent Lab, una delle iniziative del TIFF 12, Transilvania International Film Festival a Cluj in Romania. Ed Lachman ha collaborato ad oltre 70 film, tra cui ricordiamo <em>Cercasi Susan disperatamente</em> (Desperately Seeking Susan, 1985) di Susan Seidelman, <em>Selena</em> (1997) di Gregory Nava,  <em>Il giardino delle vergini suicide</em> (The Virgin Suicides, 1999) di Sonia Coppola, <em>L&#8217;inglese</em> (The Limey, 1999) ed <em>Erin Brockovich &#8211; Forte come la verità</em> (Erin Brockovich, 2000) di Steven Soderbergh, <em>Lontano dal paradiso</em> (Far from Heaven, 2002) di Todd Haynes per il quale ha ricevuto una nomination agli Oscar, <em>Radio America</em> (2006) di Robert Altman. E così via fino alla trilogia diretta da Ulrich Seidl, <em>Paradies </em>(Paradiso , 2012 – 2013) presentata durante il Festival in una no stop molto seguita.</p>
<p>I protagonisti dei tre film sono tre donne le cui storie offrono a Seidl il pretesto per raccontare mondi diversi. In <em>Paradise</em><em>: Love</em> (2012), una donna va in Kenya per turismo sessuale, in <em>Paradise</em><em>: Faith</em> (2012), un&#8217;altra donna inizia a predicare il cattolicesimo, infine, in <em>Paradise</em><em>: Hope</em> (2013), un terzo donna che si unisce ad un campo di Weight Watchers.</p>
<p>Interessante conoscere qualcosa della sua preparazione culturale ed artistica che lo ha portato a studiare in Francia all’Università François Rabelais, corso preceduto da Bachelor of Arts in pittura presso la Ohio University, seguito da collaborazioni importanti con giovani e sconosciuti autori di varie nazioni, ma anche con Todd Haynes, Steven Soderbergh e Todd Solondz e, per il documentario, con Wim Wenders e Werner Herzog.</p>
<p>L’immancabile cappello sulla testa che mai abbandona nemmeno quando pranza, sguardo sornione, voglia di raccontarsi e di raccontare capace come è di chiacchierare con naturalezza e semplicità di temi anche complessi.</p>
<p>L’uditorio composto prevalentemente da giovani autori pende dalle sue labbra, gli offre spunto per varie precisazioni, è sempre pronto a formulare un’altra domanda, a cercare di scoprire qualcosa della sua capacità di artista nel donare emozioni.</p>
<p><strong>Cercando un fil rouge in tutta la sua carriera che è spaziata dal documentario alla fiction, dalla commedia al dramma, dal cinema indipendente a quello più commerciale, mi sembra possa essere individuato nella musica e in quanto essa riesca ad esprimere, assieme alle immagini, delle emozioni del film.</strong></p>
<p>Verissimo. La musica è sempre stata un tutt’uno col film. Non musica a tutti i costi con colonne sonore troppo protagoniste di ogni cosa, ma se la musica è usata correttamente, il film ne ottiene beneficio con una bella progressione naturale della narrazione. Le riprese hanno un ritmo, le immagini hanno un ritmo, e ho sempre pensato che nel cinema ci possa essere un modo di raccontare con pochi dialoghi proprio anche attraverso la musica. In questo senso ritengo che la musica e il cinema possano avere e hanno un rapporto simbiotico. Ho sempre creduto che se non fossi un regista o un direttore della fotografia, la musica sarebbe stata la forma che avrei voluto utilizzare per parlare alle emozioni delle persone. Mancandomi la bravura nell’utilizzo di questa forma d’espressione ho utilizzato le immagini anche loro in grado di comunicare ad un livello non verbale.</p>
<p><strong>Pensa, quindi, che la musica per un regista sia fondamentale come le immagini e i dialoghi?</strong></p>
<p>Mi piace l&#8217;immediatezza di ciò che la musica fa, e mi piace l&#8217;immediatezza di ciò che la fotocamera crea, quindi, anche nelle interviste de <em>The Collaborators</em> all’interno di <em>The Creators Project</em>, muovo leggermente lo zoom a mano, non uso uno zoom motorizzato, o uno zoom meccanico. Voglio dare anima a ciò che la narrazione dona, si entra ed esce creando un certo tipo di emozione che rende più forte e chiara la risposta dell’intervistato. Musica e immagini hanno linguaggi simili e possono essere assolutamente ‘complici’ di uno stesso progetto narrativo.</p>
<p>Le immagini apparentemente raccontano in diretta quello che viene detto dall’intervistato e potrebbero essere considerate realismo emotivo perché stiamo vedendo qualcosa in tempo reale. Ma non è così: è un lavoro dove la cinepresa non è vincolata ad altro se non ai miei movimenti. Ci sono altri modi per farlo, su un treppiede, con uno zoom, con illuminazione differente, che possono essere altrettanto efficaci. Quindi per me, la fotocamera fornisce un certo tipo di prestazioni, e sto interagendo con quel personaggio, con quella persona che stiamo intervistando. Anche io sto contribuendo a creare un’ambientazione per la persona attraverso il modo in cui muovo la fotocamera motivato dal comportamento degli intervistati. La fotocamera è condizionata da chi riprende? O è l&#8217;intervistato dovrebbe essere condizionato dalla cinepresa? Il linguaggio scelto crea anche un contesto emotivo per quel personaggio e questo è in parte ciò che la musica può anche fare in maniera quasi segreta.</p>
<p>Nelle riprese ho cercato di usare quello stile che univa musica e interviste negli anni &#8216;70 e &#8216;80 in cui si utilizzava uno zoom in movimento per dare forza emotiva al colloquio e rafforzare ciò che veniva detto. Ho cercato di mantenere un tipo di look minimalista che in realtà Jerry Schatzberg stava già utilizzando in spot pubblicitari e anche nella fotografia di moda. Riferimento ai differenti stili visivi che erano utilizzati in quegli anni, ma anche gli stili di delle immagini scaturiti in Europa, nel cinema indipendente americano ed europeo degli anni &#8216;70. Gli anni &#8216;70 sono stati il periodo più fervido e produttivo del cinema di Hollywood perché c&#8217;era un tale tipo di confusione su come raccontare storie e questa era la base per una vera per la sperimentazione senza limiti.</p>
<p><strong> Ci vuole dire che cosa è <em>The Creator Project?</em></strong></p>
<p>E’ un network globale dedicato alla celebrazione della creatività, cultura e tecnologia iniziato nel maggio 2010. E’  un contenitore di arti globali e di iniziativa tecnologia creata da Intel e Vice al fine di sostenere gli artisti visionari, musicisti e cineasti che utilizzano la tecnologia per spingere sempre più avanti i limiti di espressione creativa. Il progetto comprende una comunità online e documentari, uno studio di creazione di contenuti, e una serie di eventi itinerante. Dalla produzione di documentari su artisti come Phoenix, Robyn, e Anish Kapoor, a collaborazioni a nuove opere di Spike Jonze, Arcade Fire e Hussein Chalayan. Il progetto  raggruppa più di 150 artisti provenienti da tutto il mondo ed il loro numero è in continuo aumento.</p>
<p><strong>Per concludere il discorso sulla musica, che cosa la rende buona ed interessante?</strong></p>
<p>Penso che la musica sia una forza che crea un certo tipo di sensazione emotiva. Si può fare una riflessione, si può essere semplicemente coinvolti. Questa è la cosa bella ed affascinante della musica, potrei avere una diversa emozione dalla sua pur parlando un linguaggio comune: è affascinante vedere come una cosa possa creare sensazioni diverse in varie persone. Ma questa magia è solo della grande musica, di quella che non solo si ascolta ma si ‘sente’.</p>
<p><strong>L&#8217;utilizzo del digitale la soddisfa o preferisce ancora l’uso della pellicola?</strong></p>
<p>Penso che ci sia spazio per il mondo digitale nel cinema, quindi in un prossimo futuro avremo la fusione completa tra il film e il digitale. E’ solo che il mio occhio e la mia consuetudine artistica mi porta verso la pellicola, perché sono cresciuto con lei, ho imparato ad amarla e rispettarla. Non voglio dire che certe storie non possano essere raccontate in digitale ma poiché la struttura del colore è differente e l’esposizione viene notevolmente attenuata, bisognerà superare questi problemi. Con molto tempo e denaro, è possibile ottenere un sistema digitale più vicino alla pellicola, ma per me il risultato attualmente ottenuto non è completamente soddisfacente. Si dice che la scelta è dettata da un fattore di costo. L’operatore deve fare affidamento su ciò che vede il suo occhio e, quando usiamo pellicola, il nostro metro di misurazione della luce ed i nostri obiettivi. Con il digitale bisogna valutare che cosa sto realmente guardando perché non stai effettivamente vedendo quello che appare  sui monitor. Questo limita la creatività, riduce le possibilità di realizzare prodotti innovativi o quantomeno originali. Probabilmente le nuove generazioni, nate col digitale, sapranno fare meglio di chi questo sistema impara a conoscerlo solo oggi.</p>
<p><strong>Come giudica l’intervento di George Sluizer sul suo film incompiuto <em>Dark Blood</em> (1993)?</strong></p>
<p>Se sono venuto qui anche per assistere alla sua proiezione, è implicito che accetti la sua idea di aggiungere una parte con la sua voce fuori campo per fare i collegamenti tra le scene girate con River Phoenix, deceduto prematuramente, e quelle solo scritte nella sceneggiatura. Così facendo, ha onorato River, il lavoro da lui fatto e ha permesso di vedere quella che è stata la sua ultima interpretazione.</p>
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		<title>Una ragazza a Las Vegas</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 16:26:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/Frears-Una-ragazza-a-Las-Vega.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6468" title="Frears- Una ragazza a Las Vega" src="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/Frears-Una-ragazza-a-Las-Vega-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Chi si attende il ritorno del vero Stephen Frears con questa commedia, convenzionale nello sviluppo, avrà un ulteriore delusione.L’autore di <strong>Gumshoe</strong> (1971), <strong>My Beautiful Laundrette</strong> (1985), e <strong>Prick Up &#8211; L&#8217;importanza di essere Joe</strong> (Prick Up Your Ears &#8211; 1987) e di <strong>Alta fedeltà</strong> (High Fidelity – 2000) sembra essersi ormai rassegnato a firmare decorosi prodotti che lasciano il vuoto nel cervello degli spettatori.</p>
<p>Confezione molto curata, personaggi ben disegnati da D.V. DeVincentis, un cast tutto con molti volti noti per una storia che poteva essere interessante e, invece, vive soltanto della sua epidemicità. La sceneggiatura è la base per la mediocrità del film. Questo adattamento cinematografico dell’autobiografia della giornalista americana Beth Raymer, che racconta i suoi rapporti con il mondo delle scommesse e con le bad girl degli spogliarelli, poteva dare spunto a non pochi approfondimenti sociologici raccontando di mondi paralleli poco noti ai più, di cui si conoscono unicamente i luoghi comuni. Purtroppo, forse a causa di una produzione che ha voluto presenti nel cast nomi di buon richiamo ma non sempre adatti alla bisogna, questa parte non è stata nemmeno sfiorata, raccontando soltanto quello che il grande pubblico forse desidera ascoltare.</p>
<p>Poiché il film è ispirato a una vicenda realmente accaduta, può essere interessante conoscerla meglio. Si dice sempre che la fortuna è cieca ma, alle volte, può capitare che ci veda bene e scelga con attenzione le persone da aiutare. Beth Raymer era una spogliarellista che, per cambiare radicalmente la sua vita, si immaginava un futuro a Las Vegas come cameriera: in poco tempo è divenuta un mito nel gioco d’azzardo, ha iniziato la sua carriera di scrittrice, ha conseguito un master alla Columbia University. Mentre stava scrivendo quello che sarebbe divenuto il suo best seller, “Lay the Favorite: A Memoir of Gambling”, D.V. DeVicentis legge alcuni capitoli, incontra la scrittrice e decide di trarne una sceneggiatura che propone all’amico regista Stephen Frears. In poco tempo, il progetto diviene un film.</p>
<p>Donna estremamente dolce, ha sempre avuto fiducia in se stessa e negli altri, tanto da rimanere sempre serena e gioiosa anche quando lavorava in locali non esattamente d’èlite come spogliarellista. In pochissimo tempo, con la benedizione del padre, decise di abbandonare quella vita per tentare il tutto per tutto in un luogo difficile umanamente e moralmente come Las Vegas. Nel creare la figura di Beth, DeVicentis ha dipinto un personaggio inventivo e troppo ottimista, che si lascia guidare dalle passioni e non ragiona molto. Ma la fortuna la aiuta anche quando lei rischia troppo.</p>
<p>Aveva realmente incontrato un giocatore d&#8217;azzardo professionista nevrotico (capace di licenziare i suoi collaboratori tra urla e strepiti per poi assumerli di nuovo aumentando le loro provvigioni) il cui matrimonio aveva finito per risentire della sua insolita carriera. L&#8217;incontro tra i due divenne rapporto romantico non corrisposto con l’evoluzione in una profonda amicizia con rispetto reciproco.</p>
<p>Da questo punto in avanti, molte sono le libertà che si è preso lo sceneggiatore. Accettando di curare la regia del film, Frears pretese che anche DeVicentis (con cui aveva già lavorato in <strong>Alta fedeltà</strong>) fosse costantemente sul set per monitorare l&#8217;andamento delle riprese ed essere a disposizione per eventuali variazioni della sceneggiatura. In sintesi, si era accorto della fragilità di varie parti e voleva che lo script continuasse ad essere un working in progress.</p>
<p>Il ritmo e i contenuti dei dialoghi sulla carta sono perfettamente ideati, coi personaggi che parlano velocemente portando il pubblico a conoscere in pochi minuti quello che sta accadendo. Poche spiegazioni per il trasferimento dalla Florida a Las Vegas ed a New York, ancora meno sugli incontri di Beth con gli altri personaggi: si ha quasi l’impressione che il film abbia subito notevoli tagli.</p>
<p>Come spesso accade in questo periodo a Hollywood, per risparmiare la maggior parte delle riprese è stata effettuata a New Orleans, in Louisiana, stato che fornisce incredibili agevolazioni alla gente del cinema.</p>
<p>La scelta degli interpreti, coraggiosa o imposta dalla produzione, ha caricato di ulteriori problemi il film. Un anno di provini per trovare gli attori più idonei e poi sono stati messi sotto contratto attori difficilmente immaginabili in quei personaggi. Nonostante non fosse entusiasta dell&#8217;idea, dopo continue insistenze dell&#8217;agente dell&#8217;attrice, Frears ha deciso di incontrare Rebecca Hall, figlia del regista teatrale inglese <a href="http://www.imdb.com/name/nm0355991/">Peter Hall</a>, fondatore della Royal Shakespeare Company, e della cantante lirica americana <a href="http://www.imdb.com/name/nm0263987/">Maria Ewing</a>. Forse perché ama lavorare con attori suoi conterranei o, probabilmente, perché era stata opzionata dai produttori, le ha dato il ruolo principale che tratteggia con attenzione ma che esce poco convincente.</p>
<p>Per il ruolo del giocatore d’azzardo era veramente difficile pensare a Bruce Willis, inespressivo interprete di film “tutto azione” in cui i veri protagonisti sono gli effetti speciali e gli stuntman. Il giocatore d’azzardo non è uomo d&#8217;azione, è pieno di problemi fisici e psicologici, prende farmaci per la gastrite nervosa, ha abbandonato New York e la sua pericolosa attività di book maker per ritirarsi a vivere a Las Vegas e dedicarsi solo al gioco d&#8217;azzardo, sposando con una bella donna. Il suo tentativo di fare dimenticare il cliché di macho a oltranza è apprezzabile ma privo di efficacia.</p>
<p>I personaggi secondari sono interpretati da attori conosciuti. La moglie del giocatore d’azzardo è una splendida donna molto curata e gelosa del rapporto che si crea tra il marito e la ragazza. Catherine Zeta-Jones, tornata a lavorare con dopo aver preso parte ad <strong>Alta fedeltà</strong>, firma il cartellino e lavora ai minimi contrattuali. Il bookmaker di New York, importante per il crollo dei sogni della giovane giocatrice d’azzardo, è stato completamente inventato. Affidato a Vince Vaughn, difficilmente si amalgama con quanto scritto nel copione.</p>
<p>Altro personaggio introdotto da DeVicentis è Holly, che fa amicizia con la ragazza al suo arrivo a Las Vegas e la introduce nel mondo del gioco d’azzardo. A interpretarla Laura Prepon, attrice nota per essere la protagonista della serie televisiva “That 70s Show” da noi peraltro poco nota. E’ forse l’unica che è entrata in maniera corretta all’interno del personaggio affidatole.<br />
Film dimenticabile, vive di una buona costruzione visiva ma soffre di una forte debolezza nei contenuti e nella interpretazione.</p>
<p><strong>TRAMA</strong></p>
<p>Una spogliarellista, decide di tentare di migliorare la propria vita e parte per Las Vegas dove ha difficoltà a trovare lavoro. Conosce giocatore d’azzardo incallito che la convince a lavorare con lui con la promessa di facili guadagni. L’uomo è sposato con ex showgirl che non vede di buon occhio la ragazza, anzi, ne è particolarmente gelosa; alla fine, la accetta perché dimostra di avere un talento innato per il gioco d’azzardo facendo guadagnare tutti. L’uomo, insieme a un gruppo di amici esperti di matematica, tenta di mettere a punto una tecnica per sbancare i casinò di Las Vegas. La ragazza conosce allibratore da cui viene coinvolta in un pericoloso giro di scommesse illegali che rischiano di rovinarle per sempre la vita.</p>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 12:27:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CANNES A ROMA 2013
Si svolgerà dal 14 al 20 giugno 2013  la manifestazione Cannes a Roma. I cinema della capitale nei quali si effettueranno le proiezioni sono Alcazar, Greenwich, Eden e Quattro Fontane.
Tra i film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/Kechiche-in-evidenza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6461" title="Kechiche-in evidenza" src="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/Kechiche-in-evidenza.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a>CANNES A ROMA 2013</strong></p>
<p>Si svolgerà dal 14 al 20 giugno 2013  la manifestazione Cannes a Roma. I cinema della capitale nei quali si effettueranno le proiezioni sono Alcazar, Greenwich, Eden e Quattro Fontane.<br />
Tra i film in programma anche il vincitore della Palma d&#8217;oro: La vie d&#8217;Adèle di Abdellatife Kechiche. L&#8217;evento si svolge con il patrocinio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani &#8211;  SNCCI</p>
<p><a href="http://www.nottolasera.it/index.php?m=articoli&amp;k=525" target="_blank"><strong>Leggi il programma completo di Cannes a Roma 2013</strong></a></p>
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		<title>Sorelle di cinema &#8211; Generazioni di registe a confronto (Roma)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 10:11:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Incontro con Liliana Cavani, Cristina Comencini, Marina Spada, Roberta Torre, Costanza Quatriglio e Laura Bispuri. Ospite d’onore Lina Wertmüller.
Lina Wertmüller sarà l’ospite a sorpresa di “SORELLE DI CINEMA” &#8211; Generazioni di registe a confronto, l’incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/WERTMULLER.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6457" title="WERTMULLER" src="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/WERTMULLER.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Incontro con Liliana Cavani, Cristina Comencini, Marina Spada, Roberta Torre, Costanza Quatriglio e Laura Bispuri. Ospite d’onore Lina Wertmüller.</em></p>
<p><strong>Lina Wertmüller</strong> sarà l’ospite a sorpresa di “SORELLE DI CINEMA” &#8211; Generazioni di registe a confronto, l’incontro con Liliana Cavani, Cristina Comencini, Marina Spada, Roberta Torre, Costanza Quatriglio e Laura Bispuri organizzato dal <strong>Sncci</strong>.</p>
<p>Wertmüller, candidata all’Oscar per <em>Pasqualino Settebellezze</em> (1975) e tra le prime donne registe in Italia, sta lavorando a un nuovo progetto cinematografico nato da un’idea della giovane regista e sceneggiatrice Serena Corvaglia e dedicato alla figura di Elvira Notari, dove il fascino di Napoli e il suo fermento culturale nei primi del 900 fanno da sfondo al cinema della pioniera. Il film sarà prodotto da Leonardo Recalcati.</p>
<p>Lina Wertmüller introdurrà la proiezione di <strong><em>‘A Santanotte</em>,</strong> film del 1922 diretto da<strong> Elvira Notari</strong>, e darà le prime anticipazioni del nuovo progetto <em>Piccerella</em>. La pellicola, gentilmente concessa dalla Cineteca Nazionale, sarà presentata in una proiezione il più vicina possibile alle modalità in uso nel periodo del muto, con un accompagnamento curato dal pianista Rocco De Rosa e le letture delle didascalie ad opera degli attori Pino Calabrese e Letizia Letza.</p>
<p>L’evento è a ingresso libero fino ad esaurimento posti.</p>
<p>Per informazioni: <strong>Cinema Farnese Persol: tel. 066 864 395 </strong><a href="http://www.cinemafarnese.eu"><strong>www.cinemafarnese.eu</strong></a></p>
<p><strong>Quando: 12 giugno 2013<br />
Orario: 18.30<br />
Dove: Cinema Farnese Persol &#8211; Roma (Campo de&#8217; Fiori 56)</strong></p>
<p><strong>Organizzazione:<br />
</strong><strong>Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani &#8211; SNCCI<br />
</strong><strong>Centro Sperimentale di Cinematografia &#8211; Cineteca Nazionale </strong></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Transilvania International Film Festival 2013 (chiusura)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 08:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/LaBiciclettaVerde-TIFF.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6464" title="LaBiciclettaVerde-TIFF" src="http://www.cinecriticaweb.it/wp-content/uploads/2013/06/LaBiciclettaVerde-TIFF.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Sale sempre piene, pubblico partecipe anche nelle chiacchierate con registi ed attori alla fine delle proiezioni, il piacere di avere visionato opere quasi sempre interessanti e spesso ben riuscite in un paese in cui il cinema, per ora, non sente una vera e propria crisi. Difficile trovare tanti titoli così gradevoli tutti assieme, soprattutto se si pensa che erano presenti film di cinematografie meno note come Perù, Uruguay, Tailandia, Cile e via di seguito; oltretutto moltissime erano opere prime di cui poco si era sentito parlare in altri festival.</p>
<p>La sezione più stimolante è stata quella dei cortometraggi “Shadow – Evil Shots” in cui più di un titolo merita la massima attenzione con autori particolarmente giovani (alcuni ventenni) che fanno bene sperare in un cinema futuro ricco di idee. Per contro, quello forse più deludente era legata alla produzione locale dei cortometraggi con opere molto didattiche normalmente prodotte da Università e realizzate come saggi di fine corso da autori che spesso sono ancora privi di un vero linguaggio cinematografico. Eccezione va fatta, per 3/4 titoli ma, soprattutto, per il bellissimo e molto triste <strong>Rio 2016</strong> di Bianca Rotaru, un documentario che racconta delle bambine chiuse in collegio ormai da un paio di anni e che rimarranno relegate a questo loro destino, alla fine forse di gloria, fino alle olimpiadi di Rio de Janeiro: l’infanzia loro negata è per tentare di ripetere le gesta di Nadia Comăneci mito di un paese che ricorda con orgoglio quella quindicenne che nel 1976 a Montreal aveva vinto tre medaglie d’oro nella ginnastica.</p>
<p>Nei film in competizione alcuni già presentati in altri festival o addirittura uno già giunto anche in Italia &#8211; <strong>Wadjda</strong> (La bicicletta verde) di Haifaa Al-Mansour vincitore del premio del pubblico – comunque interessanti. Su 12 titoli proposti almeno 9 meriterebbero la circuitazione internazionale. Molto bene scelti titoli per la sezione in competizione “This is the End” in cui il premio era assegnato dalla FIPRESCI. La morte vista come fine di una vita, chiusura di un rapporto, il fallimento. Nonostante il tema non certo allegro, i vari film hanno ottenuto molto interesse anche da parte del pubblico che ha dimostrato di capire il file rouge filosofico che univa ogni titolo all’altro.</p>
<p>Particolarmente interessante la proposta di <strong>Manasse</strong> di Jean Mihail, un film romeno del 1925, che racconta di un matrimonio combinato per bella ereditiera ebrea che vorrebbe sposare un giudice cattolico e a cui viene imposto ricco commerciante della sua stessa fede religiosa. La location per la proiezione era la corte di un antico castello che ha donato ulteriore fascino a questa proposta. L’accompagnamento musicale dal vivo è stato realizzato dai “Minima”, un gruppo inglese specializzato in questo tipo di operazioni.</p>
<p>Il tempo non è stato quasi mai clemente, mettendo a dura prova gli spettatori che hanno scelto di vedere la rassegna di film più noti nella piazza principale di Cluj. Molto adeguato il premio speciale della giuria a <strong>Tanta agua</strong> (Tanta pioggia) di Ana Guevara e Leticia Jorge, bello davvero, ma anche assolutamente in tema col clima di questi giorni.</p>
<p>Vari laboratori hanno animato la vita culturale del Festival, ma sicuramente il più seguito è stato quello tenuto dal direttore di fotografia, produttore e regista americano Ed Lachman. Con tono molto discorsivo da amico che chiacchiera al bar del più e del meno, ha raccontato aneddoti, ha dato consigli pratici ai giovani che componevano quasi interamente l’uditorio. Non prendendosi mai troppo sul serio, l’autore sessantacinquenne ha risposto con ironia a chi gli chiedeva quanto fosse stato importante il suo apporto in film di registi quali Robert Altman, Steven Soderbergh, Todd Solondz, Todd Haynes, Larry Clark, Sofia Coppola e Ulrich Seidl. “Se il tuo lavoro è fatto bene, nessuno si accorge della tua eventuale bravura se anche il regista ha lavorato correttamente. Se l’autore non ha diretto bene, la colpa ricade sul direttore di fotografia e sugli altri principali collaboratori. Per noi non c’è gloria, ma è bello sapere che qualcuno, come voi, nota il lavoro che facciamo.”</p>
<p>Condivisibile il giudizio delle varie giurie che hanno premiato sicuramente buoni film, a dimostrazione che dove non ci sono troppi interessi economici da rispettare, spesso i vincenti sono quelli che se lo meritavano di più.</p>
<p><strong>Trofeo Transilvania</strong></p>
<p>a <strong>Ship of Theseus</strong> (Nave di Teseo) di Anand Gandhi (India, 2012)</p>
<p>(ha ottenuto anche il Premio per la migliore fotografia)</p>
<p><strong>Premio per il miglior regista</strong></p>
<p>A Rikiya Imaizumi per <strong>Catch a Terrible Cat</strong> (こっぴどい猫, Ho preso un gatto terribile) (Giappone &#8211; 2012)</p>
<p><strong>Premio Speciale della Giuria</strong></p>
<p>a <strong>Tanta agua</strong> (Tanta pioggia) di Ana Guevara e Leticia Jorge (Uruguay, Messico, Olanda, Germania – 2012)</p>
<p><strong>Premio per il migliore interprete</strong></p>
<p>a Gustav Dyekjaer Giese per <strong>Nordvest </strong>(Nord ovest) di Michael Noer (Danimarca – 2012)</p>
<p><strong>Premio per il miglior cortometraggio sezione Shadow – Evil Shots</strong></p>
<p><strong>Dood van een Schaduw</strong> (Death of a Shadow – Morte di un’ombra) di Tom Van Avermaet (Belgio – 2012)</p>
<p><strong>Premio FIPRESCI</strong></p>
<p>a <strong>El limpiador</strong> (The Cleaner – Il pulitore) di Adrian Saba (Perù – 2012)</p>
<p><strong>Premio del Pubblico</strong></p>
<p>a <strong>Wadjda</strong> (La bicicletta verde) di Haifaa Al-Mansour (Arabia Saudita, Germania – 2012)</p>
<p><strong>Premio di eccellenza</strong></p>
<p>all’ attrice <strong>Luminita Gheorghiu</strong></p>
<p><strong>Premio alla Carriera</strong></p>
<p>al regista <strong>Jiří Menzel</strong></p>
<p><strong>Premio alla Carriera</strong></p>
<p>al compositore <strong>Adrian Enescu</strong></p>
<p><strong>Premio alla Carriera</strong></p>
<p>al regista <strong>Stephen Frears</strong></p>
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