Exit Extra

La questione di Extra, la sezione collaterale del Festival di Roma curata da Mario Sesti, dopo le polemiche cui ha dato luogo, sta più o meno nei termini che qui sintetizzo al massimo. Tutti quelli intervenuti in proposito dall’esterno, a cominciare da diversi critici cinematografici, hanno affermato che Extra è stata la migliore sezione del festival romano, quella più originale e più ricca di contenuti culturali, e che pertanto è un errore, “un autogol”, sopprimerla; alcuni hanno aggiunto che in questa operazione è forse sottesa l’intenzione di far fuori o, ma praticamente è la stessa cosa, di spingere alle dimissioni il suo curatore, così come era avvenuto con i precedenti condirettori del festival Giorgio Gosetti e Teresa Cavina. Dall’interno della manifestazione romana, invece, gli interventi sono stati di segno contrario: ma non nel senso che sia stata messa in discussione la validità di Extra,  bensì perché tutti, o quasi tutti, hanno sostenuto, in verità con argomenti poco convincenti, che Extra  non è stata eliminata (c’è chi ha parlato di un piccolo ridimensionamento e chi addirittura di un potenziamento); soltanto Luca Barbareschi, membro del Consiglio di Amministrazione del Festival, ha dichiarato, con piglio decisionista, che in merito a Extra  una deliberazione di questo organo statutario è stata formalmente approvata, e dunque che i giochi ormai sono fatti.

Ora, per dare un contributo costruttivo alla soluzione del problema, nonché per favorire la cancellazione del sospetto, ventilato da più parti, che dietro la suddetta decisione ci siano giochi di potere o improvvide pressioni della politica contro l’autonomia delle scelte culturali, avanzo una  proposta che, con un minimo di buona volontà e di buon senso, mi sembra facilmente attuabile. Una proposta che prende anche spunto da quanto è accaduto recentemente in occasione di un episodio in parte analogo, seppure di segno rovesciato. L’episodio cui faccio riferimento è quello riguardante il cinepanettone Natale a Berverly Hills che, in un primo tempo, aveva ricevuto da una commissione ministeriale il riconoscimento come “film di interesse culturale nazionale”; poi, probabilmente anche a seguito del coro di proteste suscitato da questa decisione, la stessa commissione ministeriale, con un’altra decisione, ritornava sui propri passi annullando detto riconoscimento, e dimostrando così che, volendo, agli errori si può porre rimedio. E questo potrebbe valere anche per i responsabili dell’attuale eliminazione di Extra. Basterebbe che questi stessi responsabili volessero dimostrare, responsabilmente, che non era nelle loro intenzioni disconoscere l’importanza culturale di questa sezione, che non avevano nessun retropensiero di natura punitiva, che sono del tutto liberi da impropri condizionamenti politici, e infine che sono anche attenti all’opinione unanime e del tutto disinteressata, o meglio interessata unicamente a ragioni culturali, di chi ha criticato, con argomenti seri, la loro scelta. Per tutti questi buoni motivi, insomma, potrebbero decidere di rivedere la loro precedente decisione e ripristinare in toto Extra, armonizzandosi così con le attese più diffuse. Operando in tal modo, dimostrerebbero sensibilità e intelligenza; e in più riceverebbero la gratitudine di tutti coloro che continuano a credere che i festival cinematografici, specialmente quelli sovvenzionati con molto denaro pubblico, dovrebbero prioritariamente qualificarsi sul piano culturale e, insieme, soddisfare le istanze conoscitive del pubblico.