Eric Rohmer scrittore-cineasta

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (Sncci), in collaborazione con France Cinéma, organizza a Firenze, sabato 5 novembre, presso l’Istituto Francese (Piazza Ognissanti, 2), un Incontro internazionale dal titolo Eric Rohmer scrittore/cineasta.
All’iniziativa, che si propone di analizzare e discutere la multiforme attività del grande autore francese, partecipano critici, registi, produttori, attori francesi e italiani. Introdotti e coordinati da Aldo Tassone e Bruno Torri, i lavori convegnistici prevedono gli interventi iniziali di Giovanna Angeli, Marie Binet, Emmanuel Carrère, Florance Darel, Françoise Etchégaray, Pierre Jolivet, Claude Lelouch, Philippe Lioret, Ioёl Magny, Françoise Pieri, Marie Rivière, Giorgio Tinazzi, Flavio Vergerio e Giancarlo Zappoli.

ERIC ROHMER SCRITTORE/CINEASTA – IL CONVEGNO

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e France Cinéma hanno organizzato lo scorso 5 novembre a Firenze, presso l’Istituto Francese, un Incontro internazionale dal titolo Eric Rohmer scrittore/cineasta.
I lavori convegnistici sono stati introdotti e coordinati da Aldo TassoneBruno Torri, i quali hanno sinteticamente esposto le ragioni dell’iniziativa e le diverse angolazioni critiche con cui il cinema del regista francese può essere esaminato. Ha quindi fatto seguito una serie di interventi di critici cinematografici, registi, attori e collaboratori di Rohmer, sia francesi che italiani. Nell’ordine hanno parlato: Joёl Magny, Flavio Vergerio, Marie Binet, François Etchégaray, Giovanna Angeli, Claude Lelouch, Giorgio Tinazzi, Florance Darel, Emmanuel Carrère, Françoise Pieri, Ermanno Comunzio e Mario Brenta.

Da questo insieme di “voci” è risultato un ritratto di Rohmer che conferma, ancora una volta, l’importanza e la complessità della sua figura intellettuale e della sua opera. Di Rohmer, infatti, è stato ricordato il suo apporto, innovativo, alla teoria e alla critica del cinema, la sua direzione dei “Cahiers du Cinéma”, la sua breve attività letteraria. Ma soprattutto sono stati analizzati e discussi i tratti più peculiari del suo fare cinema: la sua poetica, il suo stile, le sue mediazioni culturali, insomma, l’istanza autoriale e la sostanza estetica che sempre i suoi film hanno rivelato. Di Rohmer è stata focalizzata anche la sua posizione all’interno della Nouvelle Vague, di cui è stato senza dubbio uno dei maggiori protagonisti, un esponente di punta, svolgendovi tuttavia, e non solo sul piano creativo, un ruolo particolare, specialmente per i modi di produzione cui si rifanno i suoi film, per come vengono preparati e per come, in più occasioni, sono stati “pensati e realizzati per cicli”. Una speciale attenzione è stata prestata alla concezione dell’attore sottintesa nella prassi cinematografica di Rohmer, il quale, appunto, lavora moltissimo con i suoi attori, a volte non professionisti, provando a lungo le scene prima delle riprese, lasciando molto spazio alla loro personale recitazione e alla loro abituale gestualità, tanto da considerarli e renderli “coautori” dei rispettivi personaggi, e tutto ciò con il vantaggio, tra l’altro, una volta sul set, di limitarsi soltanto a uno o due ciak.

In diversi interventi che avevano il carattere di testimonianza, sono anche emersi molti aspetti dell’uomo Rohmer, la sua coerenza morale, il suo carattere schivo, la sua disponibilità ai rapporti umani al di fuori dell’apparire mondano. Non a caso Lelouch, che pure si è dichiarato un regista distante dai modi espressivi di Rohmer, ha affermato che questi è “un artista che assomiglia alla sua opera”. Opera che nel corso dell’Incontro è stata definita, per riprendere gli aggettivi più ricorrenti, “raffinata”, “trasparente”, “precisa”, “semplice”, “armoniosa”, ma anche, al contempo, “diversa” e, al fondo, “segreta”.

Mario Fortezza