Cinema italiano: la stagione 2003-2004

Mentre il Festival di Pesaro ha giustamente deciso di rendere omaggio a VittorioPaolo Taviani, grandi autori della cinematografia italiana da qualche tempo attivi anche sul versante televisivo, e a Los Angeles una rassegna di film italiani, con annessi dibattiti e incontri pubblici, ha avuto un ampio successo, pare giunto il momento di compiere una riflessione sulla stagione che si avvia a conclusione.
Certo, si attende la Mostra Internazionale di Venezia, con la nuova direzione di Marco Müller e alcuni lungometraggi nazionali di notevole interesse, ma è già possibile, ripercorrendo il cartellone 2003-2004, riuscire a fotografare una situazione creativa che ha dato qualche buon frutto e alcune delusioni.

Certamente è da segnalare la conferma di un cineasta come Matteo Garrone che con Primo amore ha confermato le sue qualità d’autore. Il suo è un cinema molto ben definito, apparentemente semplice ma in verità basato su uno stile rigoroso e personale. Stile completamente diverso è invece quello di Roberto Andò che con il suo Sotto falso nome ha realizzato un’opera dl respiro internazionale, con una concezione dell’immagine cinematografica lontana da facili e sterili minimalismi.
Francesca Comencini ha invece, con estrema precisione, affrontato in Mi piace lavorare il terribile tema del mobbing, mettendo in piedi con forte lucidità un’opera a metà strada tra denuncia civile e rappresentazione psicologica di una tragedia individuale.
Se Silvio Soldini è ritornato alle atmosfere da commedia surreale con un non perfetto Agata e la tempestaSergio Rubini ha invece fornito con L’amore ritorna la sua migliore prova dietro la macchina da presa.
Da citare inoltre, Non ti muovere di Sergio CastellittoCerti bambini di AndreaAntonio FrazziLe conseguenze dell’amore, film diPaolo Sorrentino passato in concorso al Festival di Cannes.
Molto atteso era anche il lungometraggio di Mario Martone (L’odore del sangue), tratto da un romanzo di Goffredo Parise. Un’opera difficile e controversa, con una coppia di attori molto “pesante” (Michele Placido-Fanny Ardant) non sempre efficace. Il film non ha convinto la critica ma deve necessariamente far riflettere sul coraggio di un cineasta che non ha mai scelto strade espressivi facili.

Abbiamo lasciato da parte tre opere che reputiamo per motivi diversi tra le più significative della stagione. Mentre The Dreamers diBernardo BertolucciBuongiorno, notte di Marco Bellocchio, lungometraggi presentati lo scorso anno a Venezia, rappresentano la conferma della grande maturità di due maestri del cinema italiano, una gradita sorpresa inaspettata è venuta dalla piccolissima opera diDavide Ferrario Dopo Mezzanotte. Ques’ultima prova è stata autofinanziata (con pochissimi soldi) ed è entrata nel circuito distributivo in modo molto defilato. Eppure, è stato un successo, anche e principalmente economico, visto che ha incassato una cifra superiore di quattro volte a quella spesa per realizzarlo. La forza di Dopo Mezzanotte è rintracciabile nella abilità registica del suo autore e nella leggerezza del racconto, una sorta di onirico e intimista omaggio all’arte del cinema.

Ora aspettiamo le novità che arriveranno con il Festival di Venezia e i nuovi titoli, previsti in uscita per la prossima stagione, di Gianni AmelioMichele PlacidoGiuseppe Piccioni, nonché il film Eros, con un episodio diretto da Michelangelo Antonioni.