Heil Titanic! Il naufragio nazista

Per “festeggiare” il trentennale dell’affondamento del Titanic Joseph Goebbels mette in lavorazione un kolossal di propaganda antibritannico. A dirigere il Titanic nazista venne chiamato dapprima Herbert Selpin quindi, dopo il suo arresto e seguente ‘suicidio’ si ripiegò su Werner Klingler. Rifiutato infine dal Terzo Reich divenne film di propaganda anticapitalista assai apprezzato oltre la Cortina di Ferro, nella DDR.

All’inizio del Novecento, il rapporto con la modernità creato dal capitalismo è un insieme contraddittorio. È, probabilmente, «la celebrazione di un’era tecnologica e la sua condanna» che ha mappature diverse sia geografiche che sociali (gli intellettuali e gli artisti hanno reazioni dissimili da un operaio alla catena di montaggio fordiana). «Le conquiste e il trionfo della nostra civiltà, garantita come sicura e perfetta, i nostri più grandi successi, affondano al minimo tocco, e ci fanno annegare, mentre la natura si fa beffe della nostra follia», scriveva lo storico americano Henry Adams nel 1907. Alcuni intellettuali ritenevano che la modernità nascesse all’insegna della luce artificiale ma portasse con sé il rimpianto dell’ombra e se da un lato il poeta russo Aleksandr Blok pensava che il progresso avesse gettato l’uomo “nel buio di una notte senza stelle”, dall’altro vi era chi salutava il Novecento proprio perché era l’epoca della “luce”. Negli anni Dieci, nonostante le tensioni contraddittorie, è probabile che prevalesse la fiducia nel progresso, così almeno fino al 1912, perché, come nell’aforisma di Elias Canetti, il progresso “di tanto in tanto esplode”. E nel 1912 accadde qualcosa che lo fece esplodere: il naufragio del Titanic.

Il transatlantico rappresentava l’apoteosi della tecnologia navale dell’epoca e il suo affondamento nel viaggio inaugurale divenne “il simbolo tragico del fallimento di una civiltà” perché incarnava alla perfezione speranze, illusioni e aspettative di un periodo, la Belle époque. I cristiani lo videro come “un ammonimento divino contro la modernità”, i socialisti come la “metafora del capitalismo, con le sue inflessibili gerarchie sociali”, ma per tutti rappresentò la sconfitta dell’essere umano sulle forze del destino e della natura, la vendetta del dio del mare che punisce la hybris dell’uomo: un “titano del mare” costruito dall’uomo che il mare affonda usando un titano di ghiaccio. «Sciagurati non avete avuto misura, siete stati colpevoli di hybris […] di un’arrogante follia», commentava così Joseph Conrad che di mare se ne intendeva. Ed Ernst Jünger: «Se volessimo scegliere una data fatidica, nessuna sarebbe più appropriata del giorno in cui affondò il Titanic. Qui luce e ombra entrano bruscamente in collisione: l’hybris del progresso si scontra con il panico, il massimo comfort con la distruzione, l’automatismo con la catastrofe che prende l’aspetto di un incidente stradale». In breve tempo la parola Titanic significò molto più che il naufragio di un transatlantico: l’evento segnò la fine di un mondo, delle illusioni di un’epoca, quasi come accadrà con l’attacco al World Trade Center nel 2001, ma poteva anche essere la dimostrazione delle dinamiche del capitalismo moderno che utilizzava la tecnologia più avanzata cercando di massimizzare il profitto a scapito della sicurezza.

La tragedia venne immediatamente sfruttata dal cinema per scopi di cassetta e successivamente anche per ragioni politiche. Joseph Goebbels, con l’entrata in guerra contro la Gran Bretagna, aveva chiesto alla Tobis Filmkunst di realizzare dei film di propaganda antibritannica. La casa produttrice, una delle quattro più importanti del tempo assieme all’Ufa, Bavaria Film e Terra Film, si mise subito agli ordini. Nel 1941, Hans Steinhoff diresse Ohm Krüger che condannava la brutale guerra contro i boeri condotta dall’impero britannico nel Sud Africa (il film vinse la Coppa Mussolini a Venezia), e per i trent’anni dal naufragio del Titanic, la Tobis decise di usare il disastro per sostenere il cinismo, l’avidità e la viltà dei nemici. Si doveva dimostrare che gli inglesi erano un popolo di plutocrati privi di qualsiasi forma di eticità e che il naufragio era stato causato più che dall’iceberg dalla sete di profitto dei proprietari della White Star, gli armatori della nave. Già in fase di sceneggiatura, il progetto venne definito dalla stampa specializzata tedesca la dimostrazione del brutale cinismo degli speculatori inglesi.

La base del film era il racconto Die Tragödie eines Ozeanriesen scritto da Josef Pelz von Felinau nel 1936 e la sceneggiatura venne affidata a Walter Zerlett-Olfenius, un fanatico nazionalsocialista decisamente antigiudaico (nel 1947 venne condannato a cinque anni di lavori forzati per la sua attività di propaganda). Il film presentava sulla carta molte difficoltà sia perché richiedeva set particolari ma anche per la guerra in corso; ma dato che il budget era consistente, quattro milioni di Reichsmark, e che Goebbels insisteva, il progetto della Tobis prese il via.

A dirigere il Titanic nazista è all’inizio Herbert Selpin (che aveva nel 1941 realizzato un film di propaganda, Carl Peters), uomo dal carattere collerico e instabile, ma perfezionista sul set. Selpin non si accontenteva di girare su set ricostruiti o usando modellini del Titanic: voleva girare su una vera nave, cosa non facile di quei tempi. Come reperire un transatlantico quando quasi tutto il naviglio era a disposizione del conflitto? La Kriegsmarine, la Marina di guerra nazista, era restia a consegnare una nave per girare un film che avendo anche molte scene di notte (quindi con forte illuminazione) sottoponeva la troupe al rischio di essere colpiti dall’aviazione nemica. Goebbels riuscì, tuttavia, a far avere alla Tobis il transatlantico Cap Arcona usato durante la guerra per trasportare profughi dalla Prussia orientale. La nave era stata costruita con grande lusso nel 1927 per emulare il Titanic e il suo destino sarà molto più tragico. Agli inizi del maggio 1945, a pochi giorni dal suicidio di Hitler, la nave venne riempita di ebrei provenienti dal campo di sterminio di Neuengamme (vicino ad Amburgo) e anche di prigionieri di guerra. Venne fatta salpare e portata al largo nella speranza che venisse colpita dagli aerei nemici (una specie di camera a gas marina…). Purtroppo, per un errore della Raf (ma alcuni sostengono che non si sia trattato di un vero e proprio errore), così avvenne: i pochi sopravvissuti al naufragio, arrivati a terra vennero mitragliati dalle SS e nessuno sopravvisse. Un “Titanic-Holocaust” dal vero.

Selpin non si accontentò di avere la Cap Arcona, aveva bisogno di un gran numero di comparse. Goebbels lo accontentò e mandò sul set soldati della Wehrmacht, ma era sempre più infastidito dalle pretese del regista e inoltre Hitler insisteva perché il film venisse finito al più presto (andò anche a visitare il set alla Tobis). Le riprese procedevano in rilento anche per le continue intrusioni dei soldati sul set che entravano in campo in divisa o disturbavano le riprese. La situazione precipitò il 15 maggio del 1942, quando, durante un litigio con Zerlett-Olfenius, Selpin gridò: «Tu e i tuoi soldati codardi e patetici della macchina da guerra nazista». Aveva superato il limite e l’aveva fatto con l’uomo sbagliato perché Zerlett-Olfenius non era solo uno sceneggiatore e un eroe di guerra, ma anche una spia incaricata dalla Gestapo di sorvegliare il regista. Goebbels convocò Selpin a Berlino e lo fece arrestare per alto tradimento; il 31 luglio il regista venne trovato impiccato nella sua cella, ufficialmente si era “suicidato” usando le sue bretelle come cappio.

La regia venne quindi affidata a Werner Klingler che lo terminò nell’ottobre del ’42. Quando il 17 dicembre, Goebbels ebbe modo di vedere la copia finale si rese probabilmente conto che era stato un grande errore produrre il film: un capitano porta la sua nave ad affondare… era una storia che poteva ingenerare nel pubblico pericolose similitudini con la Germania (la nave) e Hitler (il capitano) e bloccò l’uscita del Titanic che ebbe alcune isolate proiezioni nel settembre a Praga e nel novembre del 1943 nella Parigi sotto occupazione nazista (ma era pronto per essere distribuito anche in altri Paesi, in Italia dalla Film Unione). Il 5 dicembre del 1944, il Reichsfilmintendanz proibì definitivamente la proiezione del film (da ricordare che il capo della Tobis-Filmkunst, Ewald von Demandowsky, venne catturato dalle truppe sovietiche e fucilato nel 1946).

Ma la storia del Titanic nazista non si concluse con la fine del Terzo Reich. Nel 1950, il film venne proiettato a Berlino Est con l’approvazione sovietica: era diventato strumento di propaganda anti britannica e anti capitalistica. La stampa della DDR sottolineò la brutalità nazista che aveva assassinato il regista Selpin e la cupidigia degli speculatori che avrebbero provocato la strage con la loro ansia di profitto. Il problema era che la Gran Bretagna fino a cinque anni prima era nazione alleata e si cercò di dimostrare che il film mostrava cos’era il “capitalismo universale”. Sempre nel 1950, il film venne proiettato nella Berlino Ovest creando grande imbarazzo al British Military Government che fece pressioni ed ottenne che alcune parti venissero tagliate e il dialogo cambiato. Otto anni dopo la sua realizzazione, il Titanic di Selpin-Klinger potè essere così visto per la prima volta dal pubblico tedesco. Antimelodrammatico e fortemente politico, il film resta la più interessante versione del naufragio del secolo.