Un anno difficile

Mentre giunge la notizia della vittoria del San Giorgio d’oro di Resurrezione, film televisivo diretto dai fratelli Taviani, all’ultimo Festival del Cinema di Mosca, la stagione 2001-2002 del cinema italiano volge al termine.
Si è trattato di un anno decisamente negativo. I dati Cinetel parlano chiaro: gli incassi sono scesi da 83 milioni di euro (2000-2001) a 41. Il film che ha vinto al botteghino è stato Merry Christmas di Neri Parenti: 15 milioni di euro. Quindi, a seguire, Il principe e il pirata diLeonardo Pieraccioni con 10 milioni. Poi, il tracollo con la sola interessante perfomance di un lungometraggio d’autore come Brucio nel vento di Silvio Soldini che si è attestato al decimo posto con un milione e quattrocentomila.

Insomma, la situazione economica è molto preoccupante, esattamente come il calo degli spettatori, passati da 15 a 7 milioni.
Dal punto di vista più strettamente artistico, il panorama non è stato certo esaltante, a parte due titoli che hanno fatto emergere degli indiscutibili talenti: Vincenzo Marra , che ha presentato nell’ambito della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia Tornando a casa, ed Emanuele Crialese, che con Respiro, interpretato da Valeria Golino e un manipolo di abitanti di Lampedusa, ha vinto la Semaine de la Critique al Festival di Cannes.

Sul fronte dei cineasti già ampiamente sperimentati, certamente Silvio Soldini con Brucio nel vento ha avuto modo di confermare il suo spessore autoriale dopo la parentesi “leggera” di Pani e Tulipani.
Ma il film che ha saputo creare un autentico dibattito culturale, generando accese discussioni nella società italiana ed incassando ben due milioni di euro, è stato senza dubbio L’ora di religione di Marco Bellocchio, regista controcorrente, acuto e sempre in grado di portare sul grande schermo pellicole che lasciano il segno. A differenza di gran parte del cinema italiano del 2002 che si è letteralmente vaporizzato nel caldo di giugno e che è difficile ritrovare anche nei ricordi dei “cinephiles” più accaniti.