Scheda e filmografia Giuseppe Piccioni

  • Il Grande Blek, 1987
  • Chiedi la luna, 1990
  • Condannato a nozze, 1993
  • Cuori al verde, 1995
  • Le parole del cuore
  • Fuori dal mondo, 1998

Scheda – Giuseppe Piccioni

La dialettica dello spaesamento.

C’è una segreta necessità anche in ciò che ci appare familiare, quotidiano, nella sublimazione della vita quotidiana, dei piccoli sommovimenti, del caos sentimentale. E’ il senso del cinema di Giuseppe Piccioni – 45 anni, cinque film – finalmente “consacrato” nei mesi scorsi dall’unanime consenso critico e dai numerosi riconoscimenti che hanno premiato il suo ultimo lavoro, Fuori dal mondo.
Piccioni è l’autore più raffinato di un minimalismo nostrano, lontano dall’enfasi che paradossalmente ha accompagnato la lunga stagione minimalista dagli anni Ottanta in poi, attento piuttosto – sin dagli esordi con Il grande Blek (1987) – a cogliere le trasformazioni interstiziali, i movimenti “marginali”, eppure decisivi, che un viaggio, una storia d’amore, una relazione d’amicizia possono produrre nella personalità dei personaggi.

Agli incontri di Sorrento del 1987, dove Piccioni si rivelò e vinse con quella sua opera prima, già si scorgeva in lui una cifra quasi “truffautiana”, mondata però dalla cinefilia che è una delle tante malattie infantili – il virus francese – di cui soffre il cinema italiano. DiFrançois Truffaut, il Nostro rinverdisce la passione per l’universo femminile, lo sguardo poetico sulle piccole emozioni elette a mondi in cui iscrivere l’azione, nonché la capacità di valorizzare giovani interpreti (Sergio Rubini, Francesca Neri, Margherita Buy, Roberto De Francesco, Asia Argento, Giulio Scarpati, Valeria Bruni Tedeschi, Gaia De Laurentiis devono molto a Piccioni).

In un “nuovo” cinema che ambisce soprattutto – ma vanamente – ad imporre la personalità e il narcisismo dell’Autore, Piccioni dà la sensazione di mettersi quasi in secondo piano, per fare spazio agli interpreti, illuminati con alterne fortune ma sempre con intensità.
A lungo queste scelte costano a Piccioni l’accusa di “carineria”, termine che, nei ricorrenti vezzi dei gerghi specialistici, qualche anno fa era sinonimo di mediocre, di effimero.
Piccioni però non ha cambiato registro, ha continuato anzi a rischiare, attingendo alle biografie della sua generazione e di quella immediatamente successiva, per storie non sempre riuscite, a volte in bilico tra commedia e impegno come nel caso di Condannato a nozze (1993), ma sempre scevre dal fastidioso macchiettismo dominante persino in autori blasonati, e sempre coraggiose.

Oscar Iarussi

da Cinecritica n.15 luglio/settembre 1999.