Scheda e filmografia Gabriele Salvatores

  • Sogno di una notte di mezza estate, 1983
  • Kamikazen – Ultima notte a Milano, 1988
  • Marrakech Express, 1989
  • Turné, 1990
  • Mediterraneo, 1991
  • Puerto Escondido, 1992
  • Sud, 1993
  • Nirvana, 1997
  • Denti, 2000
  • La domenica delle salme
  • L’agnello di Dio, 1996
  • Il mio nome è mai più, 1999

Scheda – Gabriele Salvatores

Nel cinema di Gabriele Salvatores c’è sempre un altrove, un punto di non ritorno. Fin dai titoli che evocano luoghi esotici, lontani e francamente un po’ cartolineschi. O danno generiche indicazioni di movimento. Del suo cinema si è detto e ripetuto fino alla nausea che è un cinema della fuga. E, in percentuale, anche del riflusso: perché c’è una cicatrice indelebile, quella del ’68, nel suo Dna. E in quello di molti altri qua attorno. Classe 1950, cinquant’anni da compiere il 30 luglio prossimo, questo napoletano-milanese, “spostato” per definizione, ha incarnato l’immaturità e il narcisismo di una generazione tutta al maschile. Le amicizie goliardiche, le rivalità mai decisive e tutto sommato recitate, la partitella di pallone, gli spinelli o gli altri viaggi chimici e lisergici, il rock, l’on the road, il rifiuto del lavoro. Un mondo senza padri e di soli eterni figli. Fino a un certo punto, per dirla tutto, è sembrato poco interessante e anche un tantino antipatico. Adesso però viene il bello, alla svolta dei cinquanta. Il suo cinema, che nel decennio precedente aveva sperimentato un’espansione formidabile, sta fermentando. Sembra accettare altri rischi, produce una crescita che è allo stesso tempo taglio del cordone ombelicale e, paradossalmente, scoperta del vero altrove nell’altro da sé, il femminile. Almeno si spera.

Il progetto più recente, Denti, è, per sua ammissione, la storia di un uomo, un trentanovenne, dei suoi rapporti con le donne significative della sua vita, della sua mutazione. «Crescere vuol dire confrontarsi con i propri fantasmi e non rifiutarli».

(…) La vera alterazione, il vero viaggio è la mutazione interiore, sembra dire questo autore in un gioco di scatole cinesi che porta da un film all’altro, dal piccolo al grandissimo, dall’ombelico al mondo. «I denti sono l’unica parte del corpo che perdiamo e poi ricresce: una mutazione, una morte e rinascita, è l’unico modo, per il protagonista, per potersi emancipare dalla dipendenza dalla madre e dalle donne in genere. Crescita e consapevolezza vuol dire confrontarsi con i propri fantasmi e non rifiutarli». Sarà un caso, ma per farlo Salvatores ha invertito il movimento centrifugo. E’ tornato a Napoli. Senza nessun altrove.

Cristiana Paternò

«Gabriele Salvatores: senza nessun altrove», in Cinecritica n. 17 gennaio/marzo 2000