Scheda e filmografia Carlo Verdone

  • Un sacco bello, 1979
  • Bianco, Rosso e verdone, 1981
  • Borotalco, 1982
  • Acqua e sapone, 1983
  • I due carabinieri, 1984
  • Troppo forte, 1986
  • Io e mia sorella, 1987
  • Compagni di scuola, 1988
  • Il bambino e il poliziotto, 1989
  • Stasera a casa di Alice, 1990
  • Maledetto il giorno che ti ho incontrato, 1991
  • Al lupo, al lupo, 1992
  • Perdiamoci di vista, 1994
  • Viaggi di nozze, 1995
  • Sono pazzo di Iris Blond, 1996
  • Gallo cedrone, 1998
  • C’era un cinese in coma, 2001
  • Ma che colpa abbiamo noi, 2003
  • L’amore è eterno finchè dura, 2004
  • Il mio miglior nemico, 2006
  • Grande, Grosso e Verdone, 2008

LE RAGIONI DI UN SUCCESSO di Franco Montini

Carlo Verdone si avvia a festeggiare trionfalmente trent’anni di successi. Il suo primo film Un sacco bello fu girato nell’estate del 1979 e da allora il comico romano ha inanellato una serie praticamente ininterrotta di grandi incassi, che hanno pochi precedenti nella storia del cinema italiano. Infatti le fortune di un attore e in particolare di un comico sono solitamente destinate a bruciarsi nel giro di qualche stagione. I comici di successo degli anni ’70 – Renato Pozzetto, Enrico Montesano, Paolo Villaggio, Adriano Celentano – sono durati poco più di un decennio e da tempo hanno tutti abbandonato il cinema, andando incontro a disastri e fallimenti quando timidamente hanno provato a riaffacciarsi. Ma anche i grandi colonnelli della commedia italiana degli anni ’60, da Manfredi a Tognazzi, da Gassman a Sordi, verso la fine della carriera, hanno vissuto, quanto ad attenzioni di pubblico, malinconici tramonti.

Perché invece la carriera di Verdone prosegue alla grande, senza mostrare cedimenti? Ovviamente le ragioni sono molteplici; innanzi tutto, a differenza di tanti altri comici, grazie ad una straordinaria capacità mimetica e ad un virtuosismo naturale ed innato, Verdone non si è fossilizzato in una maschera. Anche i più grandi comici, pensiamo ad esempio a Totò o a Benigni, sullo schermo sono sempre fondamentalmente se stessi o, più precisamente, il personaggio che si sono costruiti ed è inevitabile che la stessa maschera provochi una certa saturazione. Totò è l’eccezione che conferma la regola; Benigni, che ha esordito al cinema contemporaneamente a Verdone, è riuscito intelligentemente a resistere centellinando le proprie apparizioni sul grande schermo. Negli ultimi dieci anni il comico toscano ha realizzato solo due film, mentre Verdone ne ha diretti e interpretati sei. Insomma, anche se nella filmografia di Verdone, c’è un prototipo umano prevalente, il personaggio timido, fragile, malinconico, dolce, inevitabilmente destinato alla sconfitta, in questo senso l’esatto contrario della maggior parte degli eroi della commedia italiana del boom, ci sono anche altri svariati tipi umani. In particolare, oltre al timido, emergono due figure ricorrenti: il coatto ignorantissimo e cafone e il logorroico pignolo e insopportabile. Si tratta di tre prototipi, nati in palcoscenico, che ritornano ciclicamente nei film di Verdone a storie intrecciate e che si incontrano in Un sacco bello, in Bianco, rosso e verdone, in Viaggi di nozze, nel recentissimo Grande, Grosso e Verdone.

L’altra fondamentale caratteristica del cinema di Verdone, che ha favorito l’interesse del pubblico nei suoi confronti, è la capacità di essere in sintonia con il proprio tempo. Spesso chi raggiunge il successo tende ad appartarsi ed isolarsi in un proprio mondo, eliminando i rapporti con la realtà circostante. A Verdone non è accaduto; la curiosità di guardarsi intorno, di scoprire nuovi soggetti sociali, di portare alla luce le trasformazioni di costume e di linguaggio è quella di sempre. Per questo il pubblico di Verdone è multigenerazionale; anche i più giovani si specchiano nei suoi film. Il tutto con due ulteriori attenzioni: l’intelligenza di interpretare personaggi sempre adatti alla propria età, cosa che non accade spesso nel cinema italiano – si pensi ai colonnelli della commedia all’italiana che anche in età vegliarda giocavano a fare i giovani – e lo spazio generosamente offerto anche alla coralità. Nei film di Verdone conta il protagonista, ovvero Verdone stesso, ma conta molto anche il contorno, che dà aria, spazio e varietà al film. Anche le presenze più marginali non sono mai casuali, ma, benché affidate a volti sconosciuti o poco noti, sono spesso capaci di fissarsi per sempre nella memoria collettiva: per citare solo qualche esempio, basti ricordare la moglie depressa di Bianco, rosso e verdone interpretata da Irina Sanpiter; Finocchiaro, il macellaio strafottente di Compagni di scuola, affidato a Angelo Barnabucci; il cassamortaro cocainomane di Grande, Grosso e Verdone interpretato da un non attore, Massimo Marino, una delle tante, numerosissime scoperte di Verdone.

La capacità di Verdone di fotografare la realtà è, insomma, straordinaria: in fondo, fra qualche anno, come è accaduto con Sordi, si potrebbe ricostruire una recente storia d’Italia attraverso i film del comico romano. Film che, fra allegria e disincanto, possiedono un’altra invidiabile caratteristica: la capacità di saper raccontare la volgarità dei nostri giorni, senza mai essere volgari; la stupidità di certi personaggi senza cadere nella farsa; la disperazione di certe esistenze, ma con innata leggerezza; l’attenzione a cogliere gli aspetti ridicoli della vita che emergono anche nelle situazioni più tragiche.

Franco Montini