Scheda e filmografia Carlo Mazzacurati

  • Vagabondi, 1987
  • Notte Italiana, 1988
  • Il prete bello, 1989
  • Un’altra vita, 1992
  • Il toro, 1994
  • Vesna va veloce, 1996
  • Ritratti: Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern, Luigi Meneghello, 1999-2000
  • La lingua del santo, 2000

Scheda Carlo Mazzacurati

Il finale del suo ultimo film, La lingua del santo, ti riporta curiosamente indietro di tredici anni. A Notte italiana, alle atmosfere di foschia morale del delta del Po, a quella provincia mostruosa ma impalpabile, squallida ma presuntuosa, che se fosse americana produrrebbe omicidi seriali e altre emozioni, ma siccome siamo in Italia…
Eccolo Carlo Mazzacurati. Uno che non ha poi fatto tanta strada dai suoi sorprendenti inizi: non ne ha fatta in senso geografico, anche se è transitato dal Dams di Bologna per poi trasferirsi inevitabilmente a Roma (malvolentieri però), dove ha cominciato con il cortoVagabondi nel 1979. E non ne ha fatta in senso mentale, anche se è diventato quasi da subito un autore, nel senso della costruzione di una visione del mondo e di un linguaggio. Fissato con la provincia, quella Est che è ancora un’altra cosa, e con le sue situazioni estreme ma pur sempre quotidiane, incontri mancati e scarti nella comunicazione, solitudini non commensurabili, routine ed evasioni da quattro soldi. Esistenzialista ma senza deserti rossi. Sociologo ma senza teorie. Comunicatore ma afasico.

Si è spostato, dunque, ma ha scelto di restare a Est: padovano, si è mosso al massimo tra Rimini e Trieste, passando per il Polesine. Dopo essere transitato da Roma con Un’altra vita, gli è sembrato utile a un certo punto sconfinare verso i paesi ex comunisti (Vesna va veloce, Il toro). Poi, con La lingua del santo, è tornato decisamente al via. A Padova, la città dove è nato nel 1956, una città che da sola ha il fatturato dell’intero Portogallo e che descrive senza campanilismi come fatta di una squadra di rugby, un santo famoso all’estero, un’economia di fiorenti fabbrichette nate dal nulla.
Il Nordest di contraddizioni ed esclusioni lampanti, di un benessere agghiacciante e mostruoso. Un posto dove può capitare che due tizi, l’ex rappresentante di stilografiche caduto in disgrazia e il disadattato da sempre, si mettano a chiedere un riscatto per la lingua del patrono, rubata per sbaglio e senza crederci in un’incursione notturna nella Basilica. Mazzacurati ne fa un incrocio di commedia all’italiana e Casablanca, una storia d’amore senza romanticherie ma col tramonto sulla laguna… Peccato non tanto riuscita.

Cristiana Paternò

(da “Cinecritica” n. 20 – ottobre/dicembre 2000)