Per una nuova legge sul cinema

Come già avevamo segnalato, dal luglio 2009 il SNCCI fa parte – attivamente – del MoVem 09 (Movimento Emergenza Cultura Spettacolo Lavoro), un ampio movimento, appunto, con finalità prevalentemente culturali, che raggruppa una quarantina di sigle di associazioni professionali e sindacati di categoria operanti nei campi dell’arte  e  dello spettacolo. Il 9 febbraio scorso una rappresentanza di questo movimento ha avuto un’audizione presso la Commissione Istruzione del Senato, dove al momento sono in discussione quattro D.d.L sul cinema (presentati  dal PdL, dalla Lega, dall’UDC e  dal PD), facendo così conoscere il proprio orientamento circa l’esigenza e l’urgenza di una nuova legislazione cinematografica. Nell’occasione è stato presentato e illustrato un documento elaborato dal Movem stesso in cui sono sintetizzati i principi e gli indirizzi che dovrebbero caratterizzare un nuovo assetto legislativo davvero riformatore. Convinti da sempre che l’attività della critica cinematografica non debba limitarsi alla critica dei film ma debba comprendere, assieme a questa funzione primaria, anche la critica del cinema (dell’industria cinematografica, delle istituzioni cinematografiche, delle politiche cinematografiche, ecc.), riteniamo che la pubblicazione di tale documento possa risultare utile ai nostri colleghi e ai lettori di CineCritica. Ecco qui di seguito il testo integrale. 

Premessa

Il cinema è un settore che risente di decenni di interventi normativi  e finanziari sporadici e contingenti generalmente concepiti per fronteggiare le emergenze. Il cinema e l’audiovisivo necessitano invece di arrivare rapidamente a un nuovo assetto legislativo di “sistema” che riporti il nostro paese al passo con l’Europa e con tutti i paesi a sviluppo avanzato.

Principi ispiratori

Il cinema e l’audiovisivo hanno bisogno di politiche centrali pubbliche di sostegno e sviluppo che, tenendo conto delle specificità del settore, tengano insieme le ragioni dell’industria culturale e della libertà e pluralità di espressione, sancita dalla Carta Costituzionale. Tali politiche devono essere coordinate con quelle che gli enti locali, nella loro autonomia, ritengono di dover effettuare. I due livelli dovranno concorrere e sommarsi, come già avviene nei principali paesi europei (per es. Germania, Francia, Spagna). Si dovranno prevedere due forme di finanziamento alle opere cinematografiche e audiovisive, opportunamente modulate, con interventi selettivi e automatici. Queste politiche risulteranno utili se avranno risorse automatiche. Si pensi che in Francia, per esempio, le risorse a disposizione del CNC si aggirano sui 600 milioni di euro. Tali risorse dovranno provenire sia dalla fiscalità generale (FUS, adeguatamente reintegrato ai livelli degli scorsi anni, “8 per Mille”, Lotto, ecc.) sia da una fiscalità di scopo che preveda un prelievo da coloro che utilizzano cinema e audiovisivo (TV in chiaro e a pagamento, Telecom, new media, ecc.). Tali risorse dovranno afferire a un Centro Nazionale della Cinematografia. Dovrà essere un “ente terzo”, di diritto pubblico, che deve attuare e gestire le politiche di intervento nazionali e coordinare le politiche regionali. Dovrà essere indipendente e prevedere al suo interno la rappresentanza delle forze creative e produttive  del comparto audiovisivo. La vigilanza del suo operato sarà demandata a istanze individuate dal Parlamento. La legge dovrà prevedere obblighi di quote di investimento e programmazione per tutte le emittenti televisive pubbliche e private. E’ indispensabile ridefinire le regole di organizzazione del mercato cinematografico e dell’audiovisivo, attualmente limitato da posizioni dominanti e da scarso pluralismo. Vanno ridefiniti i mercati legati alle tecnologia generali, che attualmente agiscono senza gli obblighi a cui sono sottoposte, per esempio, le tv generaliste. Attenzione particolare si dovrà porre al problema della distribuzione cinematografica, attualmente bloccata da posizioni dominanti derivanti dalla presenza di agenti plurimandatari che di fatto bloccano la libera programmazione degli esercenti. Inoltre si dovrà pensare a incentivare l’innovazione digitale dell’esercizio cinematografico e la creazione di un circuito digitale di cinema europeo di qualità che salvaguardi la possibilità dei diversi pubblici di poter fruire di prodotti differenziati. Si dovrà salvaguardare il “prodotto nazionale”, sulla base della utilizzazione sul territorio europeo delle risorse pubbliche, della reale partecipazione dell’insieme delle professionalità indispensabili alla realizzazione del prodotto audiovisivo. Va posta particolare attenzione al sostegno delle industrie tecniche nazionali che devono di nuovo essere competitive nel mondo, grazie anche all’innovazione tecnologica. Si devono sostenere politiche di formazione del pubblico, di diffusione della cultura cinematografica e di salvaguardia e divulgazione del patrimonio filmico nazionale. L’opera dell’ingegno, il diritto d’autore,  dovranno essere tutelati qualsiasi sia il mezzo di diffusione. Si devono sostenere politiche di formazione e aggiornamento delle professioni relative all’audiovisivo con particolare attenzione alla ridefinizione delle figure professionali, con le loro proprie specificità e competenze. Si dovrà dare sostegno all’innovazione tecnologica, con particolare attenzione allo sviluppo dei nuovi linguaggi correlati a queste tecnologie.