Per un nuovo cinema italiano

Un nuovo cinema italiano esiste. E’ un cinema che nasce da impellenti necessità narrative, da uno sguardo etico sulla realtà, dal desiderio di indagare sugli aspetti ignorati dall’industria dei media. Un cinema diverso, rigoroso, non omologato, non normalizzato dai codici televisivi, capace di riscoprire il valore dell’estetica. Un cinema libero, di ricerca, che ha recuperato un proprio originale stile, ovvero il piacere dell’inquadratura e l’uso dello spazio in funzione di una precisa e ragionata iconografia, i cui modelli di ispirazione sono maggiormente rintracciabili nella pittura e nella videoarte, piuttosto che nella televisione.

Interpreti di questa tendenza sono un gruppo di registi emergenti che CineCritica ha inteso segnalare nella convinzione che essi rappresentino, oltre che il futuro, il presente più stimolante del cinema italiano. L’ambizione è anche quella di contribuire ad incuriosire il pubblico su autori e film poco noti al di fuori della nicchia della cinefilia, anche perché nel mercato italiano la visibilità di un certo cinema è sempre più incerta e insufficiente. La scomparsa dei cinema d’essai, la decimazione di cineclub e circoli del cinema ha reso problematica la diffusione di queste opere e la notorietà di questi autori, regolarmente invitati nei più prestigiosi festival internazionali. Paradossalmente, i nomi proposti in queste pagine sono più conosciuti all’estero che in patria.

Parlare di un movimento o di una scuola sarebbe improprio e, tuttavia, c’è un elemento comune che ricorre nella produzione di tutti questi autori: l’intreccio sempre più inestricabile e complicato fra finzione e realtà. Non può essere solo un caso che i registi proposti in queste pagine abbiano tutti a che fare con il documentario e intendano il cinema anche come uno strumento di conoscenza della realtà. In molti dei film più innovativi prodotti di recente nel nostro paese è praticamente impossibile stabilire dove finisca la registrazione del reale ed inizi l’invenzione poetica. Si potrebbe dire che la realtà è mostrata attraverso la finzione o, viceversa, che la finzione aiuti a scoprire la realtà. Dal punto di vista contenutistico questo cinema si muove esattamente agli antipodi della produzione commerciale. Quello degli autori proposti in queste pagine è un cinema problematico, che si oppone alle facili semplificazioni; un cinema di corpi, ovvero segnato da presenze fisiche autentiche e reali, di volta in volta splendide o disadorne, comunque vere, al contrario delle maschere e dei volti inespressivi e rifatti di tanto cinema commerciale. Se le commedie italiane di maggior successo sono popolate da imprenditori, giornalisti, professionisti, in una parola dai socialmente vincenti, il cinema italiano più innovativo racconta prevalentemente storie di emarginazione, precarietà, povertà, disagio. Insomma da una parte lo stereotipo e il già noto, dall’altra gli aspetti meno gratificanti e più complessi del presente, mostrati senza retorica e senza alcuna volontà consolatoria. Un cinema fatto di pedinamenti, ricerche, contrasti, di ascolto, che non propone soluzioni, predilige i finali sospesi, recupera le radici culturali, affidandosi, per questo scopo, anche ad immagini di repertorio, al fine di mostrare ciò che si vorrebbe definitivamente cancellare, in un paese privo di memoria. Se il cinema migliore è sempre un cinema battagliero, ostile, non riconciliato, capace di farsi specchio etico di una società, la produzione degli autori proposti in queste pagine ne è ennesima conferma e testimonianza.