Per la cultura

Introduzione del Presidente SNCCI Bruno Torri al catalogo della 24a Settimana Internazionale della Critica

Questa edizione della Settimana Internazionale della Critica si svolge in un momento particolarmente difficile per il cinema italiano – e per l’intero settore dello spettacolo, e più in generale ancora per tutta la cultura nazionale. Non è soltanto la riduzione del FUS (che solo in parte sarà reintegrato) a provocare una crisi gravissima; è anche, e direi soprattutto, l’atteggiamento mentale e politico che ha determinato questa pesante decisione amministrativa, cioè la volontà di larghi settori della maggioranza governativa di ostacolare, per vari motivi, la creatività, la libertà di espressione, la ricerca e la sperimentazione, lo sviluppo della conoscenza e dello spirito critico, insomma la produzione e la socializzazione della cultura. Per vari motivi: per affidare tutto al mercato (senza peraltro preoccuparsi minimamente di attenuare, almeno attenuare, le sue persistenti “chiusure”); per accrescere l’egemonia e i già cospicui vantaggi economici dell’assetto televisivo, dove è ormai sparita qualsiasi significativa distinzione tra pubblico e privato, e dove a prevalere sono sempre più l’escapismo, la volgarità, l’incultura; per evitare che la cultura nel suo complesso, e quindi non solo gli intellettuali e gli artisti, svolga la funzione sociale che le è connaturata e che consiste nel cercare e comunicare, attraverso i più differenziati modi, le verità via via accertabili (incluse quelle scomode per qualche potere), nell’ampliare il campo dei saperi, nell’affinare la sensibilità estetica, nel favorire un’autentica, dialettica, pluralistica discussione sociale, nel consentire una sempre maggiore consapevolezza e una sempre più autonoma capacità di giudizio per un numero sempre più grande di cittadini, presupponendoli appunto come tali e non come dei sudditi eterodiretti. Solo chi non riconosce nella cultura un valore, per il singolo e per la collettività, solo chi ne teme gli effetti, solo chi non riesce o non vuole capire che la cultura stessa, oltre che un bene sociale, un fattore d’identità nazionale, un decisivo coefficiente di democrazia, può essere anche una risorsa, con positive ricadute economiche, finisce per praticare una politica culturale, si fa per dire, centrata prevalentemente sui “tagli”, può mantenere, anzi, addirittura ridurre gli stanziamenti pubblici per le attività culturali su percentuali di gran lunga inferiori a quelle degli altri paesi europei, può continuare a rimandare le sempre più essenziali riforme settoriali. Dentro questa situazione disastrosa, è tuttavia possibile ravvisare un dato positivo. Le diverse categorie del cinema, dello spettacolo, della cultura hanno dato vita a una estesa e unitaria capacità di protesta e di lotta, rinunciando a rivendicazioni corporative e obbligando le diverse parti politiche ad assumersi, per lo meno a parole, delle responsabilità, in qualche caso a “gettare la maschera”, in altri a fare delle promesse. Ciò significa che bisogna continuare su questa strada, non arrendersi allo sconforto o alle fughe nel privato per quanto giustificate possano apparire, proprio per non concedere alibi all’immobilismo, che ora sicuramente conviene a coloro che hanno portato la situazione a tale stato di arretratezza. Occorre dunque che la cultura, che non è (non deve essere) un corpo sociale separato, né uno spazio specialistico chiuso in se stesso, si prepari, e prepari l’opinione pubblica, a un “autunno caldo”, per salvare il salvabile e, insieme, per creare le condizioni di una effettiva ripresa, tanto necessaria quanto urgente. La Settimana Internazionale della Critica, le cui finalità, ancora una volta, sono di ordine estetico, culturale e sociale in quanto punta alla scoperta, alla conoscenza e alla promozione di film motivati artisticamente, che rivelino nuovi talenti, nuovi sguardi autoriali, nuove idee di cinema, si pone per così dire automaticamente dalla parte di chi intende salvaguardare una concezione alta della cultura, anche perché ha la possibilità di operare all’interno della Biennale, la più importante istituzione culturale del nostro Paese, e all’interno, come sezione autonoma, della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, uno dei più importanti festival del mondo. Da quest’anno, e per un quadriennio, quattro nuovi selezionatori affiancano, nella scelta dei film, il delegato generale Francesco Di Pace, al quale il SNCCI ha riconfermato l’incarico, riconoscendogli il merito principale dei risultati molto positivi raggiunti nelle precedenti edizioni. Un altro elemento innovativo è l’istituzione del premio “La Regione del Veneto per il Cinema di Qualità” assegnato dal pubblico alla migliore delle sette opere prime selezionate per il concorso. Per tutto il resto, l’impostazione della SIC ha seguito una linea di continuità con quanto realizzato in passato. Anche quest’anno c’è in concorso un’opera prima italiana, Good Morning Aman di Claudio Noce, cui auguriamo di riscuotere lo stesso successo, di pubblico e di critica, ottenuto, negli ultimi due anni, dai film italiani proposti dalla Settimana (La ragazza del lago e Pranzo di Ferragosto). Naturalmente lo stesso augurio vale per tutti i film che figurano nel programma della manifestazione; un programma che, come suggerisce nella sua presentazione lo stesso Di Pace, offre diversi motivi di interesse e di discussione. A Venezia e anche dopo.