La stagione del cinema italiano 2005-2006

Il cinema italiano chiude la stagione guadagnando un punto abbondante di percentuale per ciò che concerne spettatori e incassi rispetto all’annata precedente. La quota di mercato del cinema italiano 2006 raggiunge il 25,7% negli incassi; si tratta di un risultato positivo e tuttavia, nonostante alcuni grandi successi, per la produzione nazionale non si è verificato il definitivo decollo, che si sarebbe auspicato.
Per ciò che riguarda i numeri, come sempre, sono pochi titoli a determinare l’esito complessivo della stagione e i nomi sono sempre gli stessi: Boldi & De Sica, ancora una volta in testa al box office del cinema italiano con i 21 milioni di euro rastrellati da “Natale a Miami”, davanti a Leonardo Pieraccioni, 20 milioni, con “Ti amo in tutte le lingue del mondo” e Carlo Verdone, 18 milioni, con “Il mio miglior nemico”.
Molto deludente invece il risultato ottenuto da Roberto Benigni che con “La tigre e la neve”, si è fermato sotto i 15 milioni, nonostante un’uscita grandiosa. Sul fronte degli incassi, la sorpresa positiva è invece rappresentata da “Notte prima degli esami”, film senza cast di richiamo, che, lanciato con una intelligente e ponderata promozione, cosa che nel cinema italiano accade assai raramente, è progressivamente esploso, fino a raggiungere un incasso superiore ai 12 milioni di euro. In definitiva per ciò che riguarda i campioni di incasso, la stagione 2005-06 conferma che a vincere è regolarmente la commedia nazional-popolare.

Sul fronte del cinema d’autore sono certamente positivi gli esiti ottenuti da “Il caimano” di Nanni Moretti, vicino ai 7 milioni di incasso (le cifre si riferiscono in questo come in tutti gli casi ai dati Cinetel); da “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini e “Romanzo criminale” di Michele Placido attestati attorno ai 5 milioni. Il problema, che per altro non riguarda esclusivamente la produzione nazionale, resta quello di allargare la fascia dei film di successo. Ci sono ancora molti, troppi titoli, che non riescono ad ottenere quanto meriterebbero, ovvero ad intercettare un proprio pubblico. Il problema è che il cinema italiano continua a soffrire di alcune endemiche malattie: una stagione troppo breve; uscite caotiche; promozione insufficiente; scarsa visibilità in sala; teniture eccessivamente brevi. Molti i film penalizzati da queste carenze. Così, ad esempio, è stato appena sufficiente il risultato ottenuto da “La terra” di Sergio Rubini, con 2,2 milioni di euro, mentre, nonostante le calde accoglienze critiche e la presentazione nella prestigiosa vetrina di Cannes, non sembra destinato a sfondare “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart, uno dei pochissimi esordi italiani della stagione, destinati a lasciare un segno.
A proposito di novità, le nuove regole e i tagli alle risorse sembrano aver determinato quanto si temeva: mentre chi è già noto e garantito non ha incontrato particolari difficoltà, tanto che il numero complessivo dei film prodotti, pur ridotto rispetto al passato, non è sceso ai livelli minimi profetizzati da alcune pessimistiche previsioni, ma certo chi si affaccia alla ribalta è, invece, costretto a confrontarsi con ostacoli sempre maggiori. Con la diminuzione del supporto pubblico, infatti, le produzioni tendono a contenere i rischi e quindi ad investire su chi offre maggiori garanzie. Se qualcosa non cambia, prepariamoci ad affrontare una nuova stagione nel segno del già visto.