La critica on line

L’affermazione della rete come luogo ideale della comunicazione planetaria e della libera e democratica trasmissione delle informazioni ha certamente cambiato il sistema culturale internazionale, aprendo scenari impensabili, almeno fino a quindici anni fa. Internet è diventato uno strumento indispensabile per il reperimento di notizie e materiale di tutti i generi, anche per quegli studiosi che all’inizio l’hanno profondamente avversato.
Ma il fenomeno più interessante sotto il profilo della ricerca legata alla divulgazione di tutte le forme artistiche ha riguardato la creazione di spazi che hanno determinato una sorta di brusca virata sia nell’ambito dell’informazione generalista che in quella più ristretta della critica cinematografica.

Cacciata in modo implacabile dalle pagine dei grandi quotidiani nazionali e “ghettizzata” nelle redazioni delle riviste cartacee, la critica ha improvvisamente trovato una valvola di sfogo. Così, moltissimi giovani studiosi hanno occupato un territorio ancora vergine nel quale le idee potevano prendere forma ed essere comunicate in assoluta indipendenza. In tal senso, l’avvento di Internet ha comportato un radicale processo di democratizzazione della critica non più esclusivo appannaggio delle grandi testate o delle riviste storiche di settore. Web-zine, magazine, siti indipendenti, portali in breve tempo si sono moltiplicati in modo iperbolico.

La critica cinematografica italiana ha così vissuto un passaggio epocale che ha portato allo scontro-incontro di mondi diversi. Da una parte i professionisti che, ad esclusione di alcuni refrattari per principio e/o per generazione, hanno cercato immediatamente di riproporre sul supporto telematico il loro lavoro, la loro tecnica di scrittura; dall’altra il nuovo vento della critica-cinefila-telematica senza “padroni” (cioè senza editori) e riferimenti accademici, spesso confusionaria e approssimativa, ma che ha aperto una nuova frontiera, quella della possibilità offerta a tutti di contribuire al dibattito sul cinema.
Forum, newsgroup, chat, website individuali e di associazioni, mai come nell’era di Internet gli appassionati hanno avuto la possibilità di scambiare opinioni, di dire la loro su un film o su un autore. Questa autentica boccata d’aria, questa tempesta di salutare anarchia ha rappresentato per tutti noi un beneficio intellettuale, ma ha generato una certa dispersione e una frammentazione, peraltro tipica di tutti i periodi di transizione nell’ambito della società tecnologica.

La critica “ufficiale” si è trovata a dover fronteggiare un avversario inaspettato e incontrollabile: cioè la critica esercitata fuori da ogni schema giornalistico, in sostanza non ortodossa. Fallimentare, a tal proposito, è stata l’operazione, portata avanti da alcuni, incentrata sul tentativo di trasportare semplicemente l’impostazione delle riviste cartacee sul web, così come difficoltoso è stato lo sbarco in pompa magna da parte di grandi potentati editoriali, i quali proponendo strutture elefantiache e sovradimensionate, che fatalmente sono state ridotte nel tempo, hanno riproposto l’organizzazione delle pagine dei quotidiani: tanto colore e recensioni isolate dal contesto editoriale. Nulla di vicino al sistema di comunicazione di internet né di significativo sotto il profilo della mera divulgazione.

Comunque, sulla rete trionfa in maniera a volte imbarazzante la recensione classica relativa ai film in uscita. Praticamente eliminata dalle pagine dei giornali, è riapparsa miracolosamente sugli schermi dei computer in modo addirittura ossessivo, elemento di vero e proprio consumo che nella maggioranza dei casi è incentrato su giudizi frettolosi e superficiali. Il problema fondamentale è che gli addetti ai lavori, non hanno, almeno inizialmente, compreso che la critica su internet non doveva e non poteva essere uguale a quello sperimentata in decenni sulla carta stampa. Ciò che è necessario comprendere è che il web utilizza come strumento di diffusione il computer. I testi scritti sono dunque fruibili attraverso uno schermo (almeno ancora un po’) che impone al navigatore un approccio completamente diverso rispetto a quello del foglio di giornale. Ciò che viene proposto su uno schermo si guarda e non si legge. L’occhio agisce in maniera differente e quindi anche la percezione è altra rispetto a quella collegata all’attività di lettura sulla carta stampata. L’attenzione su una schermata è fragile, limitata nel tempo, di durata minima (pochissimi minuti). Ciò imporrebbe una tecnica di scrittura degli articoli adeguata al mezzo. Il senso di un pezzo deve essere condensato e spesso capovolto, se si vuole cogliere la sensibilità del navigatore. La lunghezza, inoltre, non dovrebbe superare le 3000-3500 battute. La sintesi è essenziale, così come un linguaggio che prenda in considerazione il target medio dei consumatori di internet.

Non significa, però, che si debba abbassare il livello del testo, anzi paradossalmente ciò che si chiede ad un recensore telematico è un esercizio per niente agevole. Per molti è stato come imparare una nuova lingua, con la sua grammatica e la sua sintassi. Un nuovo codice di comunicazione.
Posto ciò, quello che distingue una critica cinematografica circostanziata e seria da una un’informazione di tipo semplicemente giovanilistico, dunque, non è tanto il formato degli articoli, che deve rispondere necessariamente a regole precise, ma la complessità e l’articolazione dei contenuti espresse nella sintesi.

Un dato inoltre da non sottovalutare, che ha cambiato in positivo il lavoro del critico, è la possibilità del reperimento delle notizie, dei contatti con le istituzioni culturali e lo scambio con i colleghi. Tutto è diventato più facile poiché il sistema di comunicazione ha velocizzato lo scambio e ciò, evidentemente, ha mutato il modo di operare. Lavori che fino a qualche anno fa imponevano ritmi dilatati e difficoltà inenarrabili ora si possono sviluppare in maniera efficace in tempi più ristretti e consoni alla proliferazione delle attività cinematografiche. Internet, ad esempio, ha mutato l’informazione in relazione ai grandi festival. Il quotidiano, luogo privilegiato della recensione legata all’attualità, è di fatto sorpassato dalla critica on line che riesce ad informare il lettore quasi in tempo reale rispetto alla presentazione di un film. Questo fattore, ancora non del tutto compreso dalle direzioni dei festival che non si sono rese conto di quanto sia enorme il bacino di utenza di un sito, ha comportato però, ad un’analisi attenta, una regressione per ciò che concerne la qualità, a volte, come già evidenziato, inesistente. In questo caso, è comunque il lettore che deve saper scegliere tra un sito solo aggiornato al minuto ed un altro aggiornato al minuto in maniera però attenta, compiuta ed intelligente.

Altro fenomeno da tenere sotto controllo è quello relativo all’integralismo critico che proviene da un’ala cinefila e ideologicamente “anarchica” che procede sulla rete non con l’intento di studiare e riflettere sul cinema contemporaneo quanto piuttosto con quello di creare barricate, gruppi ristretti di critici-fan o di critici/stroncatori, spesso non in grado di rapportarsi con lucidità al lavoro di un autore. All’interno dei newsgroup incentrati sull’attualità, comunicano feroci critici-navigatori specializzati nella stroncatura automatica. Gli stessi, poi, pubblicano, con qualche abile artificio, sotto forma di recensione, quanto venuto fuori durante uno scambio di idee effettuato appunto in un newsgroup. L’articolo, dunque, diventa una sorta di oggetto posizionabile in vari contesti, un prodotto mutante. Una semplice opinione nell’ambito di un dialogo telematico può trasformarsi in una posizione critico-ideologica a tutti gli effetti.
Per fortuna internet offre una possibilità di riequilibrio di questa situazione. Il critico infatti non è più protetto dalla barriera istituzionale del quotidiano e della rivista cartacea che lo isolava dal contesto sociale. Non lavora più in una condizione di strapotere. E’ parte di un grande labirinto che lo pone allo stesso livello del navigatore, il quale può controbattere scrivendo una mail all’autore. Dunque, in un sistema di questo tipo, ci si mette in gioco personalmente. Ci si deve abituare a sostenere attacchi pressoché quotidiani, fattore che costringe a riflettere in continuazione su quanto scritto e a compiere una sorta di autoanalisi senza sosta.

A parte l’immenso universo dei critici dilettanti, degli studenti e degli appassionati che riescono a ritagliarsi uno spazio, nonché quello delle realtà giornalistiche indipendenti ed autogestite da giornalisti, esiste un argomento centrale che sarebbe bene affrontare in maniera strategica e decisa. Una questione da sciogliere per lo sviluppo della critica sulla rete è l’attuale infausta situazione che riguarda molti studiosi che operano su siti, webmagazine e, addirittura, testate giornaliste registrate presso i tribunali e che hanno alle spalle editori solidi. La regola che regna sovrana infatti è “scrivi ma non ti paghiamo”. Oppure, “scrivi ma ti paghiamo quanto diciamo noi e quando diciamo noi.” A parte alcuni autori di grido, e quelli che lavorano per certi gruppi editoriali più in salute economicamente, il resto si trova in condizioni di assoluto abbandono per quel che concerne la tutela professionale e sindacale. Ciò determina un imbarbarimento generale ed anche un autentico stato di sfruttamento non degno del mondo dell’informazione di un paese civile e moderno.
In futuro, e ciò potrebbe anche essere compito del SNCCI, appare necessario un lavoro profondo anche di carattere culturale su questa situazione.

E’ praticamente impossibile monitorare a livello mondiale il panorama del settore sul web. La ricerca sarebbe troppo lunga, dispendiosa e labirintica. Per ciò che concerne l’Italia si può invece elaborare un quadro più compiuto, anche se la rete è un organismo in movimento. Nascono costantemente nuove iniziative editoriali, altrettante ne muoiono. Si tratta, infatti, di un territorio che offre poche certezze. Per quel che concerne i siti in lingua italiana, lasciando da parte le sezioni informative di grandi portali delle aziende web e di telecomunicazione, nonché le discutibili rubriche dei quotidiani on line, si può parlare di circa venti iniziative che privilegiano la critica rispetto alla pura informazione. In questo ambito, viene messa in evidenza l’attualità con particolare riferimento alle recensioni dei lungometraggi in uscita, alle interviste ad attori e registi, in alcuni casi, a corrispondenze dalle maggiori manifestazioni internazionali: Venezia, Cannes, Berlino. Trionfa ancora la parola scritta, mentre raramente vengono proposte recensioni o interviste audio/video e contributi audio relativi a conferenze stampa. Alcune testate utilizzano come sopporto visivo trailers e gallerie fotografiche, spesso però di scarsissimo livello tecnico.
Se invece si cercano degli autentici spazi di riflessione non legati alle prime visioni e ai festival il numero si riduce vertiginosamente, arrivando a stento alle cinque o sei unità.
Un elemento che andrebbe valutato è quello collegato alla creazione di website incentrati su singoli generi (come l’horror) o su cinematografie nazionali (come quella italiana) nell’ambito dei quali si esercita una critica cinefila ultra specialistica.

Infine, una considerazione: l’avvento di internet è stato fondamentale per tutta una generazione che ha avuto la possibilità di formarsi giornalisticamente, e cioè di poter scrivere e manifestare le proprie convinzioni. Purtroppo, questa libertà d’azione non è stata sempre ben sfruttata, anzi ha finito per far nascere, come già detto, “mostruosità e aberrazioni”, nonché vistosi sbandamenti culturali. E’ doveroso dunque riaffermare che il problema, ancora tutto da risolvere, è quello della qualità. Tale questione dovrebbe essere affrontata anche in dibattiti come questi, poiché inevitabilmente un maggior numero di aspiranti critici saranno nei prossimi tempi attratti dal mezzo telematico ed è per questo che appare necessario che l’intera categoria effettui un’analisi sugli sviluppi della critica in funzione dell’oggi e, soprattutto, del domani.
Il pericolo è quello di rimanere totalmente esclusi dai cambiamenti della società della comunicazione, chiusi in un guscio di conservazione che non può che portare involuzione e mancanza di idee.