Il cinema italiano e i problemi del mercato

In una stagione segnata dal grande successo popolare ottenuto da una serie di film di qualità, da L’ultimo bacioLe fate ignoranti, daLa stanza del figlioI cento passi, un altro elemento che balza agli occhi è constatare come nei primi dieci incassi italiani, per la prima volta da tempo immemorabile, non vi siano solo film comici. Anzi questi ultimi sono una minoranza. Segno che il pubblico è tornato ad apprezzare anche generi che sembravano definitivamente tramontati.

Al successo complessivo del cinema italiano, che rispetto alla scorsa stagione ha guadagnato oltre sette punti percentuali, passando da una quota di mercato del 15,5% al 22,7%, ha contribuito anche un rinnovato interesse per gli attori. Finalmente si sta ricreando un piccolo star system autarchico, con volti che sono diventati familiari ed in grado di richiamare il pubblico. Forse non è un caso che in ben tre dei film italiani di maggior successo, L’ultimo bacioLe fate ignorantiLa stanza del figlio sia presente uno stesso attore: Stefano Accorsi, bravo ragazzo delle porta accanto, una specie di Gianni Morandi del grande schermo, capace di piacere alle ragazzine, ma anche alle mamme e alle nonne. E se nel caso del film di Moretti la sua presenza è, in termini prosaicamente commerciali, insignificante, negli altri due casi non c’è dubbio che, al contrario, è proprio la popolarità di Accorsi ad aver favorito il successo.

Tutto bene, dunque, per la produzione nazionale? I trionfalismi sembrano eccessivi, perché, nonostante il successo dei film ricordati e di qualche altro titolo che si potrebbe aggiungere, c’è da rilevare che molti altri film di qualità non sono riusciti a trovare, come avrebbero meritato, un proprio pubblico. La moltiplicazione degli schermi, registratasi nelle ultime stagioni, non ha ancora prodotto, come era auspicabile, una differenziazione dell’offerta, e per molto cinema italiano esistono ancora gravi problemi di visibilità.

Nel mercato, ed in particolare nel meccanismo distributivo, ci sono problemi tutt’altro che risolti: i blockbusters o presunti tali escono nelle piazze metropolitane con un numero spropositato di copie, togliendo spazio agli altri film, impedendo il tempestivo arrivo di copie in provincia e producendo effetti assolutamente paradossali. Per fare un esempio, basti ricordare che nell’ultimo week end Pearl Harbor a Roma occupava contemporaneamente 50 schermi, con il risultato che l’incasso in molte singole sale l’incasso è stato irrisorio, inferiore a ciò che ha rastrellato il cinema Nuovo Olimpia programmando un piccolo film italiano: L’ultima lezione.
Nel mercato c’è evidentemente qualcosa che non quadra.