Festival o Mostra d’Arte Cinematografica?

Cosa è in realtà un Festival del cinema? Un’occasione di incontro per addetti ai lavori? Una vetrina internazionale? Uno strumento di promozione per i film? Un evento culturale? Una manifestazione pensata per esaltare le cinematografie nazionali?
La risposta più logica a tutte queste domande dovrebbe essere la seguente: un po’ tutto questo.
Ed ancora: quale differenza c’è effettivamente tra un festival e una mostra d’arte cinematografica?
Hanno senso queste diverse denominazioni? Quale spazio possono avere le rassegne minori nei confronti di colossi come Cannes, Venezia o Berlino?
Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani ormai da anni cerca costantemente non solo di rispondere a queste domande ma anche di analizzare a fondo il modo in cui il “sistema” cinema cerchi costantemente di (ri)collocarsi nell’ambito di queste manifestazioni.
Il convegno Dopo Venezia ha fatto confrontare personaggi e idee, nel tentativo di mettere a fuoco la vera natura di un evento culturale di questo genere. Posizioni contrastanti, interpretazioni opposte, considerazioni divergenti, dialettica vivace. Anche questa una nuova riunione ha dimostrato come il cinema, nonostante tutto, continui ad essere una materia difficilmente inquadrabile e catalogabile. Se ci si trova a discutere anche solo sulla denominazione di un Festival forse vuol dire che l’espressione cinematografica in fin dei conti possiede ancora un suo fondo anarchico che la rende un mezzo di comunicazione tuttora in evoluzione, pieno di fascino e di possibili sfumature.
E la Mostra di Venezia nonostante alcuni squilibri tra le sezioni, un concorso non proprio omogeneo e un eccesso comprensibile e giustificabile di attenzione verso il cinema italiano riscontrati nella 57 edizione sembra essere un evento che nel panorama mondiale ha ancora qualcosa da dire.
Per quanto concerne la kermesse del Lido il suo esito finale ha confermato ancora una volta l’alto livello della cinematografia iraniana che ha vinto meritatamente il Leone d’oro con Il cerchio di Jafar Panahi ed ha presentato nell’ambito della Settima Internazionale della Critica un’opera estremamente interessante con Il giorno in cui sono diventata donna di Marziyeh Meshkini.
Una conferma della grande vitalità del cinema asiatico, che ha proposto anche due discreti film cinesi (Liulian Piao Piao di Frent Chen Kuo e Platform di Jie Zhang Ke) e un curioso lungometraggio indiano (Uttara di Buddhadeb Dasgupta), capace evidentemente ancora di esprimersi attraverso il linguaggio della poesia e soprattutto di emozionare e coinvolgere lo spettatore. La pattuglia italiana, che è riuscita ad aggiudicarsi il premio per la miglior sceneggiatura con I cento Passi di Marco Tullio Giordana, non ha detto grandissime cose.
E forse quattro film in concorso, sinceramente, erano un po’ troppi.