Cinema, tabù e libertà di espressione

L’uscita in contemporanea nel nostro paese di due opere come L’ora di religione di Marco BellocchioAmen di Costa Gavras impone una riflessione sulla capacità dell’arte cinematografica di saper affrontare temi difficili e tabù che riguardano la società in cui viviamo.

Solo apparentemente distanti, e certamente diversi sotto il profilo estetico-stilistico, i due lungometraggi toccano un unico punto nevralgico del nostro sistema di vita. Bellocchio analizza con il suo sguardo libero e tagliente il rapporto tra l’individuo laico ed elementi come patria, famiglia e religione, cercando di lanciare un grido di libertà attraverso la figura del protagonista, un uomo costretto a scontrarsi con l’ipocrisia di una realtà che non tiene in considerazione la sensibilità e le convinzioni interiori delle persone. Costa Gavras ha avuto invece “il coraggio” di raccontare al mondo, e specialmente al nostro paese, l’ambiguo comportamento della Chiesa Cattolica e del Vaticano all’epoca dello sterminio di massa del popolo ebraico ad opera dei nazisti, un vero e proprio tabù che solo ultimamente alcuni storici hanno contribuito a svelare. Amen ha generato polemiche furiose, al punto che, almeno in alcuni cinema romani, si è provveduto a una specie di censura sui manifesti del film nel tentativo di nascondere l’idea grafica di Oliviero Toscani, basata sulla fusione di due simboli certamente contrastanti: la croce e la svatisca.

Ciò che unisce dunque due maestri come Bellocchio e Costa Gavras è la forza anarchica della loro idea di cinema, un’idea basata su un concetto semplice al limite della banalità: la libertà di espressione e di pensiero, contro i dogmi e ogni ottusa forma di perbenismo.
L’ora di religioneAmen sono in tal senso due film importanti che si contrappongono fortemente a un riflusso conformistico che tende a mascherare i mali e di difetti della società contemporanea e a manipolare in maniera revisionistica gli eventi della storia.

Ma soprattutto sono due lavori privi di luoghi comuni ed ammiccamenti, realizzati non per piacere al pubblico quanto piuttosto per toccare profondamente le coscienze degli spettatori sempre più in balia di opere la cui furbizia può raggiungere livelli inimmaginabili.