22. SIC – Nuovo cinema ieri e oggi

Pubblichiamo la presentazione della 22.Settimana Internazionale della Critica da parte del Presidente SNCCI Bruno Torri

Non è certo per spirito nazionalistico che iniziamo questa breve introduzione alla 22. edizione della Settimana Internazionale della Critica esprimendo soddisfazione per la presenza, tra le opere prime selezionate, di un film italiano, La ragazza del lago di Andrea Molaioli. Soddisfazione che aumenta considerando che questo film è stato realizzato in grandissima parte con il finanziamento pubblico, cioè in applicazione dell’art. 8 dell’attuale legislazione cinematografica che prevede la copertura del 90% del costo di produzione per i progetti di registi esordienti scelti da un’apposita commissione ministeriale. L’attuale congiuntura vede il cinema italiano attaccato duramente, e a volte anche volgarmente, da alcune posizioni politico-mediatiche, di apparente impronta liberistica e di effettiva inclinazione anticulturale, mentre è alla vigilia forse – forse! – di un nuovo assetto legislativo, tanto necessario quanto urgente, che potrebbe rilanciarlo sul piano quantitativo e migliorarlo sul piano qualitativo se riuscirà ad affrancarlo dalla sua dipendenza televisiva e dalle “chiusure” del suo (ancora troppo piccolo) mercato dominato dai film hollywoodiani e dal duopolio RAI-Mediaset. Specialmente in questa fase tanto delicata e rischiosa che, senza l’entrata in vigore di una legge davvero riformatrice, avrebbe come sbocco più probabile la stagnazione della ormai annosa crisi strutturale della nostra cinematografia comportante, anche, ulteriori ricadute negative sotto l’aspetto socio-culturale, la partecipazione nel programma della Settimana Internazionale della Critica – sezione autonoma ma integrata nella Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – di un’opera prima dovuta soprattutto alla valida utilizzazione di denaro pubblico, diventa un fatto, sì piccolo, ma certamente significativo di quanto sia indispensabile l’intervento diretto dello Stato a sostegno della creatività e della promozione della cultura cinematografica, ricordando in proposito che anche la SIC e la Mostra di Venezia sono operative grazie principalmente alle sovvenzioni statali.

Per quanto riguarda il programma complessivo, frutto del lavoro competente e appassionato dei colleghi della Commissione di Selezione, si può notare a priori, in attesa di successive conferme, che le ragioni fondanti della Settimana, ovvero la ricerca e la valorizzazione di nuovi talenti, quindi di nuovi “sguardi”, di nuove idee di cinema, di nuove forme di narrazione e di comunicazione, appare indirizzata, oltre che verso l’individuazione dei film più rispondenti a tali finalità, verso le cinematografie emergenti o poco conosciute: nel cartellone della SIC, infatti, figurano, accanto alle opere prime realizzate all’interno di cinematografie grandi, o almeno di grandi tradizioni, come quelle degli Stati Uniti, della Francia, della Russia, della stessa Italia, altre appartenenti a cinematografie di limitato rilievo internazionale, specie se considerate al di fuori del circuito dei festival, come quelle del Belgio e di Taiwan, oppure ancora poco esplorate, come quella del Kazakhstan.

Analoghe considerazioni possono valere, in qualche misura, anche per i due Eventi Speciali. Il primo, che apre le proiezioni della Settimana, è dedicato allo scrittore e cineasta Ousmane Sembéne, scomparso lo scorso giugno all’età di 83 anni, e consiste nella presentazione del suo primo cortometraggio (Borom Sarret) e del suo primo lungometraggio (La Noir de…), opere che fecero di lui il primo regista dell’Africa nera. Girati negli anni Sessanta, questi film apparentarono subito Ousmane Sembéne agli altri autori che nello stesso decennio, esteticamente il più fecondo della storia del cinema, diedero vita a quel vasto movimento internazionale conosciuto con il termine di “nuovo cinema”, cui appunto presero parte cineasti come Godard e Resnais, come Rocha e Mekas, come Tarkovskiy e Jancsó, come Pasolini, Bertolucci, Bellocchio e diversi altri, i quali modificarono profondamente il modo di pensare e fare cinema. Per impegno tematico e soluzioni formali, i film di Ousmane Sembéne hanno fatto parte a pieno titolo di questa tendenza, contribuendo così al rinnovamento del cinema e, insieme, all’emancipazione delle genti del suo Continente. L’altro Evento Speciale, che conclude la SIC, si preannuncia sotto il segno dell’originalità, che è il connotato più evidente del film di un giovane regista messicano (Año Uña di Jónas Cuarón) il quale ha raccontato una propria storia attraverso il montaggio di una serie di foto digitali: un nuovo film che si avvale in modo nuovo di nuove tecnologie. E che in quanto tale offre un’altra testimonianza della vocazione, propositiva e promozionale, della Settimana Internazionale della Critica.