caterina va in città

Caterina va in città un film di

caterina va in cittàMontalto di Castro dista circa un centinaio di chilometri dalla capitale, eppure sembra che la macchina all’interno della quale si trova la famiglia Iacovoni, si perda in un universo contrastato da paradossi e libere interpretazioni. Visioni opposte di (de)generazioni verso un utopico, quanto possibile, discorso dialettico. Tutto questo attraverso l’inconfondibile odore della commedia agrodolce, che riesce a graffiare e parallelamente a creare uno stato di riflessione, stratificato al pianto, alla commozione, alla risata e alla delusione. Padre professore, madre svampita e figlia adolescente, decidono di spostarsi dal piccolo paesino di Montalto, fin troppo provinciale, per trasferirsi a Roma e trovare l’occasione. Occasione che si trasforma necessariamente in confronto e scoperta (quasi sempre nell’accezzione positiva del caso), attraverso categorie opposte e inconciliabili: destra e sinistra, ordine e caos, stallo e fuga, sorriso, pianto.

Paolo Virzì con Caterina va in città decide di insinuare costanti dubbi attraverso il punto di vista della piccola protagonista che, come una pallina in un bizzarro flipper, si proietta spinta in multidirezioni, attraverso l’ineluttabile destino della crescita e rinascita. Il film diventa a poco a poco un infinito specchio della nostra società, uno spaccato poco incline ai compromessi e alle facili consolazioni. Questo anche quando le situazioni trovano un giusto equilibrio fra l’ingresso in una dimensione, l’esperienza diretta di essa e la metabolizzazione. In particolare il personaggio interpretato con grande intensità da Sergio Castellito, ci può offrire una chiave di lettura interessante perché nella sua continua fuga da almeno una posizione netta, sembra non appartenere a nessun territorio.

Il suo è un atteggiamento profondamente patologico/indotto, che si situa fuori dalla scena del racconto, giusto nei titoli di coda, mentre percorre strade sconosciute in sella alla sua moto, ultimo ancoraggio verso una non strada. Dal lato opposto troviamo la piccola Caterina che come una sorta di pongo, viene all’inizio manipolata dagli schieramenti opposti, ma allo stesso tempo si rafforza, indurendosi, e assumendo una propria fisionomia che trova nell’amore, l’unica scossa possibile.