Lecce – Cinema europeo: quale identità?

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, in collaborazione con il “Festival del Cinema Europeo”di Lecce, organizza in questa città, sabato 9 aprile alle ore 10, presso la multisala Santalucia, un incontro dal titolo Cinema europeo: quale identità?.
Questa iniziativa intende analizzare e discutere se ci sono e quali siano le possibilità per il cinema europeo di darsi un propria identità; un’identità che vada oltre la mera sommatoria delle singole identità delle diverse cinematografie nazionali per configurarsi, invece, come risultato di attività motivate e attuate, sulla base di valori condivisi e di pratiche convergenti, secondo una visione e interessi davvero continentali. Un’identità dunque tutta da progettare, da perseguire, da realizzare, in primo luogo sul piano creativo e culturale, ma tenendo anche necessariamente conto delle varie implicazioni economiche, industriali e politiche.
L’Incontro, coordinato da Bruno Torri, sarà introdotto da brevi relazioni di Gaetano Blandini, Emidio Greco, Oscar Iarussi, Francesco Maselli, Giuseppe Massaro, Marco Muller, Gillo Pontecorvo, Viviane Reding, alle quali farà seguito una discussione pubblica aperta ai registi, ai cineasti, ai critici e a tutti gli altri partecipanti al Festival di Lecce.

IL CONVEGNO

Il Sindacato Nazionale Critici cinematografici Italiani, in collaborazione con il Festival del Cinema Europeo, ha organizzato lo scorso 9 aprile a Lecce un Incontro dal titolo Cinema europeo: quale identità?. Ha introdotto i lavori convegnistici Bruno Torri, il quale ha esordito domandandosi se esiste un cinema europeo che non sia la mera sommatoria delle singole cinematografie nazionali del nostro continente; poi ha ricordato che per la costruzione di un cinema europeo non sono necessari soltanto gli apporti creativi che possono dare i cineasti europei capaci di condividere ideali comuni e di individuare e trattare tematiche comuni, ma anche quelli delle istituzioni europee alle quali spetta il compito di progettare e applicare una politica cinematografica, sostenuta da adeguate risorse finanziarie, in grado di appoggiare la produzione e la promozione di quei film che meglio riescono a esprimere le tradizioni, i problemi, le attese che accomunano i popoli dell’Europa. Torri ha concluso affermando che l’identità che – forse – potrà darsi il cinema europeo non dovrà comportare una riduzione, né quantitativa né qualitativa, delle diverse cinematografie nazionali e delle loro specificità, semmai un arricchimento generalizzato: se si sarà capaci di realizzarla, risulterà, necessariamente e positivamente, un’identità plurale.

Hanno quindi fatto seguito quattro brevi relazioni tenute, nell’ordine, da Francesco Maselli, Oscar Iarussi, Emidio Greco e Gaetano Blandini. Maselli, presidente della Federazione europea degli autori cinematografici, ha esordito ricordando che la maggioranza dei paesi europei intende salvaguardare, nell’ambito della politica comunitaria, il cinema inteso come “eccezione culturale”; quindi, riprendendo le parole di François Mitterand, ha affermato che il cinema europeo deve essere pensato e attuato come “uno straordinario laboratorio creativo”, capace di dare un apporto fondamentale alla crescita culturale del continente. Iarussi, il quale ha iniziato constatando che attualmente l’Europa sta attraversando un periodo di crisi, essendo ormai lontana dalle effettive egemonie mondiali che si stanno manifestando o che si stanno delineando (Stati Uniti, Cina), ha espresso dei dubbi sull’efficacia di “strategie protezionistiche”, per poi concludere sull’esigenza di concepire e realizzare un cinema (europeo) capace di cogliere il cambiamento che avviene nel mondo, ravvisando in alcuni film (europei), caratterizzati da “un rallentamento dello sguardo”, dei modelli validi, in quanto contrastanti con le tendenze dominanti e in quanto capaci di esibire una diversa e multiforme “immagine del mondo”. Greco, dando un taglio prevalentemente economico-politico alla sua relazione, ha sottolineato la primaria esigenza, per il cinema europeo, di difendersi dall’invasione del cinema statunitense e di praticare delle politiche cinematografiche in grado di tutelare l’autonomia industriale e la libertà espressiva, come è avvenuto in buona parte in Francia, e come, invece, non sta avvenendo in Italia; ha poi aggiunto che tali politiche cinematografiche dovrebbero in primo luogo favorire la promozione e la diffusione, nazionale e continentale, dei “film d’autore”, cioè di prodotti che, aldilà dei loro intrinseci valori artistici e culturali, sono anche in grado di differenziarsi e in una certa misura di far concorrenza ai film hollywoodiani. Blandini, Direttore generale della sezione cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha comunicato alcuni dati riguardanti l’andamento attuale della cinematografia italiana che sembrano confermare una tenuta dei livelli produttivi; ha annunciato che stanno per essere approvati nuovi regolamenti attuativi della legge sul cinema; ha sostenuto l’esigenza, a livello di politiche comunitarie, di incentivare in tutti i paesi europei la programmazione di film europei di qualità; e ha concluso indicando nel sempre maggiore inserimento del cinema nella Scuola uno degli strumenti più efficaci per la formazione di un nuovo pubblico, ovvero, di futuri spettatori cinematografici portatori di una più estesa e consapevole domanda di cultura filmica. E’ quindi seguita un vivace discussione cui hanno partecipato, oltre ad alcuni degli stessi relatori, registi, critici e politici.

La prima a intervenire è stata Adriana Poli Bordoni, sindaco di Lecce e deputata al Parlamento europeo, la quale ha insistito sull’importanza di efficaci interventi politici, dato che la creazione del cinema europeo deve configurarsi come “sfida alla globalizzazione” e che la sua identità va coniugata con la sua diversità, uscendo dall’attuale logica delle politiche culturali residuali, “timide”, per puntare, invece, ad una competitività effettiva nei confronti del cinema hollywoodiano, lasciando anche ampio spazio ai “film d’autore” e ai “prodotti di nicchia”. E’ poi intervenuto Krzysztof Zanussi che, tra l’altro, ha criticato l’atteggiamento disfattista di tanta parte dell’Europa, atteggiamento che si riflette anche nella produzione artistica e culturale, troppo spesso carente di valori spirituali e non sempre capace di aprirsi al dialogo e al confronto. Anche Edgar Reitz ha parlato della cultura europea e, insieme, del cinema europeo, per sostenere l’esigenza di recuperare un primato culturale, basato non soltanto sulla “nostra grande tradizione”, ma anche sulla capacità di riscoprire e riaffermare, assieme alle proprie radici, un sistema di valori in cui la pace e la giustizia sociale risultino i princìpi fondanti, e che concepisca “l’arte e la cultura come momenti di riconciliazione e di progresso dell’umanità”. Dopo altri interventi, Torri ha concluso i lavori convegnistici valutandoli positivamente e auspicando che i vari temi toccati nell’Incontro siano ripresi e riproposti in iniziative analoghe, cui il Sindacato critici cinematografici è sempre disponibile a dare il proprio contributo.

Fabio Castelli