La scomparsa di Giannalberto Bendazzi

Giannalberto Bendazzi è scomparso a settantancinque anni. Se ne va uno dei massimi studiosi del cinema d’animazione a livello mondiale. Un ricordo di Pierfranco Bianchetti.

«“Con un saluto e un inchino chapliniano” un giovanotto quasi ottantenne ha immediatamente conquistato, l’alta sera all’Auditorium del Centro San Fedele gremito di pubblico, il favore di vecchi e nuovi amici. Poi, i suoi film d’animazione realizzati con la tecnica singolare dello schermo di spilli, concisi e folgoranti come le grandi illuminazioni poetiche, hanno fatto il resto e l’entusiasmo è cresciuto e dilagato incontenibile. Il suo nome è Alexandre Alexeieff, russo di origine ma francese d’elezione ormai da una vita, di professione ufficiale incisore-acquafortista, di mestiere del cuore cineasta-musicologo-pittore per incoercibile talento e passione. L’eccezionale serata a Milano, dove peraltro Alexeieff era già stato degnamente festeggiato nel ’73, è stata organizzata dal Centre Culturel Français e dalla Ripartizione Cultura e Spettacolo della civica amministrazione; faceva gli onori di casa il critico cinematografico Giannalberto Bendazzi, estimatore ed esegeta di tutta fiducia dell’attempato maestro russo-francese e della sua provvida compagna-collaboratrice Claire Parker, anch’ella presente per la felice occasione”.»

Così scriveva su l’Unità del 14 marzo 1980 Sauro Borelli nel suo articolo “Alexeieff o la poesia in punta di spillo”. Giannalberto Bendazzi, scomparso il 13 dicembre 2021 è stato uno dei più importanti studiosi del cinema d’animazione, conosciuto anche a livello internazionale. Nato a Ravenna il 14 luglio 1946, si trasferisce a Milano con la sua famiglia e dopo il liceo, si laurea all’Università Statale in Giurisprudenza. Appassionato di cinema, in particolare di quello d’animazione, collabora al quotidiano l’Avanti! di Milano come critico cinematografico, insieme a Vittorio Giacci, Roberto Escobar, Sergio Escobar e Marzio Castagnedi (responsabile della pagina degli spettacoli è Ugo Finetti).

Entra poi come praticante giornalista nell’inserto dedicato alla salute del Corriere della Sera. Nell’ottobre 1980 la sua prova scritta dell’esame di ammissione all’ordine dei giornalisti, riceve il punteggio più alto tra i candidati lombardi grazie al suo intuito che lo ha spinto a prepararsi sulla figura di Luis Buňuel (infatti l’argomento prescelto per “cultura- spettacolo” è proprio l’opera del grande regista spagnolo). Bendazzi, parallelamente alla sua attività giornalistica, si dedica allo studio del cinema d’animazione, pubblicando diversi libri e saggi tra i quali: Topolino e poi. Cinema d’animazione dal 1888 ai nostri giorni” (Milano, 1989); Due volte l’Oceano. Vita di Quirino Cristiani, pioniere del cinema d’animazione” (Firenze, 1983). Del 1988 è Cartoons. Il cinema d’animazione 1888-1988, per i tipi di Marsilio. In seguito diventa membro del direttivo dell’ASIFA (Association internationale du film d’animation) ed è tra i fondatori dell’ASIFA-Italia.

Come critico del cinema “dal vero” si dedica in particolare alla cinematografia americana. Prima pubblica Mel Brooks – L’ultima follia di Hollywood (Il Formichiere, 1977) e poi Woody Allen – Il comico più intelligente e l’intelligenza più comica (Milano, 1984). Questo testo (che avrà diverse edizioni anche all’estero), sviscera minuziosamente il grande mestiere del regista newyorkese, svelandoci i meccanismi della comicità di questo allievo “ideale” di Charlie Chaplin e di Buster Keaton (Bendazzi, da sempre fortemente keatoniano, avrà la possibilità di assistere nel novembre 1965, insieme all’amico Vittorio Giacci, alla sfortunata esibizione milanese di Buster “Faccia di pietra”, al Teatro Smeraldo). La prima parte del libro è dedicata all’infanzia di Woody Allen nel quartiere ebraico di Flatbush (Brooklyn), dove è nato il 1° dicembre 1935, e ai primi approcci nel mondo dello spettacolo, come ghost- writer, autore di battute umoristiche per i comici più noti del momento.

“L’antieroe come protagonista” è il titolo della seconda parte della pubblicazione. “Woody – scrive l’autore -, l’Ometto nevrotico e pasticcione è della stessa famiglia del Vagabondo sentimentale (Chaplin), dell’Uomo che non sorride mai (Keaton), dell’Ottimista occhialuto (Llyod). Anche lo stile non è da commedia, ma apertamente farsesco, innestato in quel filone slapstick che va dagli anni Dieci (Mack Sennett) su su fino a Jerry Lewis”. Per le sue ricerche nel campo sempre più approfondite ottiene la prima cattedra in Italia di Storia del cinema d’animazione, vincendo anche numerosi premi internazionali. Insegna poi in Australia e Singapore. Giannalberto Bendazzi, che ha lasciato una prestigiosa eredità culturale a tutti gli amanti del cinema d’animazione, ha ricevuto anche la laurea ad honorem dalla Universidade Lussofona de Humanidades e Tecnologias di Lisbona.