Ken Loach un cineasta di classe – Fiesole 10 luglio

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, in collaborazione con il Comune di Fiesole e con il Gruppo Toscano dello stesso SNCCI, organizza in questa località, sabato 10 luglio alle ore 10, presso la Palazzina Mangani (Via Portigiani, 24), un Incontro dal titolo Ken Loach un cineasta di classe. I lavori convegnistici, cui partecipa lo stesso Loach, sono coordinati da Bruno Torri e prevedono le comunicazioni di Sandro Bernardi, Claudio Carabba, Rodolfo de Bernard, Luciano De Giusti, Giovanni De Luna, Gabriele Rizza, Giovanni Maria Rossi, Stefano Socci e Aldo Tassone. Durante l’Incontro, sarà anche presentato il libro, dedicato al regista inglese, che è stato editato per l’occasione dal SNCCI.

IL CONVEGNO SU KEN LOACH

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, in collaborazione con il Comune di Fiesole e con il proprio Gruppo Toscano, ha organizzato il 10 luglio scorso, in occasione del conferimento del “Premio Fiesole ai maestri del cinema”, un Incontro dal titolo Ken Loach un cineasta di classe, al quale ha partecipato lo stesso regista. Aprendo i lavori convegnistici, Bruno Torri ha affermato che Loach, più ancora del riconoscimento di maestro del cinema, merita quello di maestro di vita. E dicendo questo, ha proseguito Torri, non si vuole sottovalutare le notevoli doti del cineasta, bensì sottolineare “che, per quello che dicono i suoi film, per l’impegno che ha comportato il realizzarli, per la loro funzione sociale, insomma per il suo modo di concepire e fare il cinema, Loach ha sempre manifestato una tensione ideale, un senso della giustizia e una coerenza inflessibile, che dimostrano, assieme alla serietà degli intenti e alla forza del carattere, attenzione e responsabilità verso gli altri, e in particolare verso gli sfruttati, gli emarginati, gli umili, cioè verso tutti gli oppressi dalla struttura e dall’ideologia della società borghese-capitalistica”.

Hanno quindi fatto seguito, come previsto nel programma, le comunicazioni di Giovanni Maria Rossi, Rodolfo de Bernard, Sandro Bernardi, Giovanni De Luna, Gabriele Rizza, Stefano Socci e Aldo Tassone, i quali hanno analizzato da diverse angolazioni critiche i film del cineasta inglese. Rossi si è soffermato sulle origini del cinema di Loach e sulle sue prime esperienze documentaristiche, per poi esaminare il suo metodo nella scelta e nell’utilizzazione degli attori, che, a suo avviso, devono risultare, per il regista, del tutto spontanei, liberi di calarsi nella parte, e dunque collaborativi in modo personale e creativo. De Bernard, impiegando categorie proprie dello psichiatra, si è soffermato sul tema della famiglia, quasi sempre presente nei film di Loach, soprattutto per mettere in luce “la conflittualità tra desideri individuali e regole sociali” che spesso si manifesta all’interno della famiglia stessa e per evidenziare alcune affinità di questi film con il movimento dell’antipsichiatria.

Bernardi, pur dicendosi non particolarmente vicino al cinema di Loach, ne ha riconosciuto la funzione progressista e la capacità di lavorare sulla realtà suscitando emozioni e pensieri. De Luna, parlando da storico e quindi considerando il cinema come “agente di storia”, si è riferito soprattutto al film Terra e libertà, ravvisando in Loach un autore che sa cogliere e restituire “lo spirito del tempo” anche quando racconta storie del passato e interpreta avvenimenti storici. Pertanto i suoi film, inclusi i suoi film storici, fanno”transitare la memoria dal passato dicendoci molto sul presente”. Rizza ha ricordato l’esperienza del “free cinema” e più in generale delle “nuove ondate” degli anni Sessanta per scorgervi una delle fonti del cinema di Loach, il cui merito principale consiste “nel saper guardare e pensare il mondo” assumendo un punto di vista che presuppone la centralità dei bisogni realmente umani e quindi l’esigenza di cambiarlo. Socci ha sostenuto che molti film di Loach rappresentano dei validi e originali esempi di melodramma cinematografico e ha notato nel suo ultimo film (Ae fond Kiss) l’introduzione di nuovi elementi contenutistici, quali “l’attacco alle strutture delle religioni tradizionali” e l’incontro-scontro tra culture differenti, confermando così la sua inclinazione a rappresentare e criticare le emergenze sociali portate dal divenire storico. Tassone, infine, ha ricordato il senso dell’umorismo di Loach, rintracciabile anche nei suoi film, e ha indicato come valori essenziali del suo cinema la semplicità narrativa, che non scade mai nel semplicismo, la forza comunicativa, il perseguimento dell’utilità.

Ha quindi preso la parola lo stesso Ken Loach il quale ha risposto alle domande, esplicite o implicite, contenute nei precedenti interventi. Con un discorso molto articolato, e molto applaudito, Loach ha trattato diversi punti concernenti la sua “idea di cinema”, ovvero, il cinema stesso inteso come un lavoro collettivo che ha come scopo principale la conoscenza; la sua posizione ideologico-politica; il suo rapporto con gli attori; la sua visione della famiglia, considerata come un microcosmo costretto a subire i condizionamenti del macrocosmo sociale; la sua intenzione di raccontare ogni volta, in ogni film, “una storia che reca le tracce del passato e del presente”; la sua speranza di testimoniare con il suo cinema “la lotta della memoria contro l’oblio” attuando così, nella pratica artistica, questa frase (questo compito morale) di Kundera. Nel corso dell’Incontro è stato anche presentato il libro “Ken Loach. Un cineasta di classe” curato da Gabrile Rizza, Giovanni Maria Rossi e Chiara Tognolotti e pubblicato per l’occasione dal SNCCI.
L’indice del volume comprende: l’Introduzione di Bruno Torri; un florilegio di dichiarazioni di Ken Loach; una serie di saggi, tutti originali, firmati da Francis Rousselet (La costanza di un cineasta), Ranieri Polese (Grazie, signora Thatcher. Il cinemadell’opposizione), Luciano de Giusti (Sguardi senza sorrisi), Franco Vigni (Paesaggio umano e paesaggio urbano), Alessandra Taddei (Filmare la parola, ascoltare lo sguardo), Stefano Socci (Realismo emotivo), Gabriele Rizza (La classe operaia non va in paradiso), Rodolfo de Bernart (L’immagine della famiglia nell’opera di Ken Loach), Roberto Chiesi (Parola e prassi dell’abuso), Pierpaolo Loffreda (Terra e Libertà e la rivoluzione spagnola del 1936); la Filmografia cinematografica comprendente per ogni opera cast, credit, trama e un’ampia nota critica, anch’essa originale e firmata; la Filmografia televisiva introdotta da un articolo di A. Taddei; una Bibliografia a cura di Chiara Tognolotti.

Mario Fortezza