Il noir tra letteratura e cinema – Convegno Firenze 8-11-03

Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, in collaborazione con France Cinéma, organizza a Firenze, sabato 8 novembre alle ore 10,30 presso L’Istituto Francese (Piazza Ognissanti, 2), un Incontro intitolato Il noir tra letteratura e cinema. Gli intereventi introduttivi saranno tenuti da Luigi Bernardi, Valerio Calzolaio, Enzo Carabba, Emmanule Carrère, Jean-Claude Carrière, Alain Courneau, Nino Filastò, Mauro Gervasini, Giorgio Gosetti, Michel Grisolia, François Guérif e Claude Miller. La discussione sarà coordinata da Aldo Tassone, direttore di France Cinéma,e da Bruno Torri, Presidente del SNCCI.

IL CONVEGNO

Assieme a “FranceCinéma”, il festival che a Firenze punta annualmente i riflettori sul cinema francese, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani ha organizzato il 6 novembre, durante lo svolgimento della stessa manifestazione, un Incontro dal titolo Il noir tra letteratura e cinema, cui hanno partecipato studiosi, cineasti e letterati italiani e francesi. L’Incontro è stato presentato e coordinato da Aldo Tasone, direttore di FranceCinéma e fiduciario del Gruppo toscano del SNCCI.

Le relazioni introduttive sono state svolte da François Guérif, Alain Corneau, Claude Miller, Jean-Claude Carrière ed Emmanuel Carrére per la parte francese, mentre da parte italiana hanno parlato Nino Filastò, Luigi Bernardi, Valerio Calzolaio, Enzo Carabba, Nicola Rondolino e Giorgio Gosetti. Dopo un excursus storico di Guérif sul noir letterario e cinematografico francese, gli altri relatori d’Oltralpe hanno maggiormente trattato le caratteristiche proprie del genere, soffermandosi in particolare sulle differenze ravvisabili nel confronto tra il film poliziesco francese e il film poliziesco hollywoodiano, essendo queste le due cinematografie che hanno praticato con maggiore continuità e con i migliori risultati il genere stesso. Tra l’altro è stato fatto notare che tra il noir americano, più violento e spietato, e quello di marca francese, più attento alle psicologie e al contesto sociale, c’è sempre stata una sorta di concorrenza-collaborazione: basta ricordare che nel 1939, con Le dernier tournant di Pierre Chenal, si vedeva un francese “rubare” agli americani i diritti del Postino suona sempre due volte di James Cain. Mentre Carrière osservava che “il film noir è sempre anche una disperata constatazione del mondo in cui viviamo, e che per questa ragione si svolge prevalentemente nell’oscurità della notte”, Carrère scorgeva “al centro di ogni noir alla francese due elementi: la paura e il gioco”, e Corneau, a sua volta, sosteneva che “il recente cinema americano privilegia sempre più l’azione, gli effetti speciali, si basa soprattutto sul personaggio del supereroe anni ’50 in versione pulp, facendo scomparire quelle ambiguità, quelle zone d’ombra dell’interiorità, di cui deve nutrirsi il noir”. Parzialmente diversa l’opinione di Miller, secondo cui “tra il noir americano e il noir francese c’è stato un incrocio: in un certo senso gli aspetti più nobili del cinema americano anni ’40/’60 – l’introspezione psicologica, il chiaroscuro – sono passati in Francia, per cui nei film USA non c’è più mistero. Il mistero, e la ricerca dell’identità, sono invece rintracciabili nel noir francese”.

Da parte loro i relatori italiani, oltre a svolgere diverse considerazioni sul film noir francese, si sono interrogati sui motivi che hanno impedito, nella nostra cinematografia, la pratica costante di questo genere, nonostante che in Italia esista, come ricordava Gosetti, “un’abbondante produzione di gialli letterari”, citando in proposito anche le ultime opere di Bernardi, Filastò e Carabba, i quali, appunto, hanno anche parlato delle loro dirette esperienze di autori di romanzi gialli. E mentre Calzolaio affermava, con specifici rimandi ad autori e film, che “il noir è uno strumento formidabile per interrogarsi sulla politica”, Rondolino, dopo aver dichiarato che “l’imperativo primario del cinema italiano è quello di tornare a fare del cinema di genere”, avvalorava il noir in quanto “con le sue regole, i suoi codici già prestabiliti, permette di esplorare quelle zone oscure dell’animo umano che gli altri generi trascurano”. Alle relazioni introduttive ha fatto seguito una vivace discussione cui hanno partecipato altri critici e cineasti, nonché alcuni degli stessi relatori; discussione che ha messo in luce come il noir costituisca, oltre che un genere di sicura presa su una larga fascia di pubblico, un tema su cui il dibattito è ancora aperto, sia sul piano teorico, sia sul piano dei modi espressivi.

(Fabio Castelli)