Il Gruppo Ligure Sncci e la Stanza del Cinema

Nel gennaio 2011, il Gruppo Ligure Critici Cinematografici ha festeggiato il decimo anniversario della “Stanza del Cinema”: iniziativa nata alle soglie del terzo millennio da una chiacchierata tra Arnaldo Bagnasco, che era allora presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova, e Claudio G. Fava, da non molto tornato nella sua città dopo gli anni trascorsi in Rai. Per dare concretezza a questa ipotesi di collaborazione, Fava coinvolse il Gruppo Critici e fu così messa a punto un’idea semplice, che si è rivelata subito vincente: vista la progressiva sparizione della critica cinematografica dalla pagina scritta, perché non sostituirla con la comunicazione orale, invece che solo con quella virtuale di internet? Detto e fatto. Da quel gennaio 2001, tutti i primi lunedì di ogni mese (esclusi luglio e agosto) i critici liguri invitano i cittadini a incontrarsi in una sala a pianterreno del prestigioso Palazzo Ducale (gentilmente prestata dalla associazione Storia Patria), dove si parla dei film usciti nel mese precedente. Due soci a turno assumono il ruolo dei relatori, il coordinamento è (quasi) stabilmente di Fava, gli altri colleghi intervengono quando possono e, soprattutto, c’è stato l’interesse di una media di cento persone che ogni pomeriggio (dalla 17.30 alle 19) si dimostrano disponibili ad ascoltare “gli esperti” e a intervenire nel dibattito, mentre il collega Massimo Marchelli riprende tutto in video (è allo studio la realizzazione di un dvd sull’iniziativa).

Anno dopo anno, per quasi un centinaio d’incontri, la “Stanza del Cinema” così concepita ha fatto registrare un notevole successo. Tanto che non solo ha potuto continuare anche quando la presidenza del Palazzo Ducale è passata da Bagnasco a Luca Borzani, ma – su sollecitazione dei partecipanti – si è ben presto sdoppiata con la nascita ddi una seconda “Stanza” storico-teorica programmata, negli stessi orari, ogni secondo lunedì del mese, con i soci del Gruppo Ligure che, a turno, tengono una conferenza, illustrata da immagini, su un argomento riguardante il linguaggio o un regista o un attore o un momento particolare della storia del cinema.

Con questa duplice presenza pubblica, da settembre a giugno, il Gruppo Ligure ha garantito una sua presenza concreta in città. Esiste. E non solo per quel centinaio di fedelissimi che non perdono mai un appuntamento, ma anche per i giornali che danno notizia degli incontri  e per gli Enti pubblici, che almeno non possono ignorarne l’esistenza e qualche volta accettano anche di accoglierne le proposte culturali (come è accaduto nel 2010 con la grande mostra dedicata alla storia dei Cineclub in Liguria, che si è svolta con l’appoggio della Mediateca regionale tra la primavera e l’estate a Genova e a La Spezia).

Negli anni scorsi, il Gruppo Ligure ha cercato anche di moltiplicare per tre la “Stanza del Cinema”, proponendo in accordo con un circuito cinematografico cittadino il dibattito in sala sui film di programmazione normale, ma essendo questo un terreno in cui gli interessi e i condizionamenti commerciali sono sempre molto più forti anche della stessa volontà dei singoli, l’iniziativa ha potuto andare avanti solo un paio di stagioni.

Da pochi mesi, comunque, questo progetto di parlare dei film direttamente in sala di proiezione è stato rilanciato a Genova dalla proposta di collaborazione avanzata al Gruppo Ligure da “The Space” che ha recentemente acquisito il controllo del Cineplex (10 sale) al Porto Antico di Genova. Per ora, con risultati interessanti ma non entusiasmanti, il Gruppo Ligure si è limitato a gestire i dibattiti su alcuni film restaurati e proposti nella rassegna Legend Film Festival, ma nel frattempo si sta verificando se, dalla prossima stagione, ci potranno essere le condizioni per una più capillare presenza di un discorso critico nell’ambito dell’esercizio commerciale cittadino.

Con una condizione subito e chiaramente messa su tappeto, però. Se la “Stanza del Cinema”, come quasi tutte le altre attività del Gruppo Ligure (ad esempio la composizione della giuria della critica al Genova Film Festival), vengono svolte gratuitamente a causa della loro esplicita funzione culturale e promozionale, la collaborazione con l’esercizio cinematografico deve non solo essere libera nella espressione delle valutazioni critiche, ma anche assumere una precisa connotazione professionale: in altre parole, si configura come un lavoro e in quanto tale deve essere remunerato. E non solo perché siamo genovesi…