Francia Italia: che fine ha fatto il produttore? (Convegno-Firenze)

“Il produttore? Una persona con molte responsabilità e pochissimo potere”. Poichè la definizione è di Daniel Toscan Du Plantier non deve sorprendere che, almeno nel cinema europeo, la figura del produttore sia sempre più sfuggente e difficile da interpretare. Del resto è proprio questo l’elemento emerso con maggiore insistenza nell’Incontro Che fine ha fatto il produttore? organizzato, il 4 novembre 2001 a Firenze, dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e da “France Cinema”.

All’Incontro hanno partecipato numerosi produttori italiani e francesi, fra i primi Giuliano Montaldo, Leo Pescarolo, Valerio De Paolis, Rosanna Seregni, Alessandro Verdecchi, fra i secondi, oltre al già citato Toscan Du Plantier, Philippe Carcassone, Alain Rocca, Humbert Balsan, Martine Marignac, Pascal Thomas. Unanime la convinzione che lavorare nella produzione oggi rappresenti una lucida follia, anche se da parte degli autori di cinema, molto più che in passato, esiste una maggiore consapevolezza dei problemi produttivi. E “tuttavia – sempre secondo Du Plantier – nel corso della lavorazione di un film è inevitabile e, forse, perfino utile, che emergano contrasti fra autore e produttore”. “Del resto – ha fatto eco Giuliano Montaldo nella sua veste di presidente di RaiCinema – oggi il ruolo del produttore è soprattutto quello di spingere alla riflessione”.

L’incontro di Firenze è servito anche a cancellare un mito: quello secondo cui il cinema francese godrebbe di una salute molto migliore rispetto alla nostra produzione nazionale; invece, almeno a giudicare dagli interventi degli ospiti presenti, si direbbe che i problemi che affliggono le due cinematografie siano sostanzialmente gli stessi. Scarsa visibilità per buona parte del prodotto nazionale, carenza di promozione, eccessiva lentezza nella liquidazione degli aiuti pubblici, regole troppo complicate, soprattutto, secondo Verdecchi, a proposito delle cooproduzioni, che non sono agevolate come meriterebbero.
Produttori italiani e francesi si sono trovati d’accordo anche sull’urgenza di inviduare un modello di produzione europeo, diverso da quello americano, e sulla necessità di finanziare il cinema con risorse reperite in ambito strettamente cinematografico.
Insomma finchè saranno le televisioni a finanziare in misura prevalente la produzione di film, il cinema dovrà sottostare all’ideologia televisiva. Senza nostalgie per un passato, che non potrà tornare, in maniera diversa rispetto a ieri, va comunque ricostruita, un’autentica imprenditoria cinematografica, che si opponga alla burocratizzazione planetaria del cinema, le cui logiche sono diverse da qualsiasi altro tipo di economia. Non possono essere i funzionari o i banchieri tout court, ammesso che siano realmente interessati al settore, a sostituirsi al produttore.