Firenze – La memoria del cinema

Un bilancio più che positivo quello della prima edizione de “La memoria del cinema”, svoltasi al Teatro Cestello di Firenze il 27-28 gennaio e il 3-4 febbraio. Organizzata dal Gruppo Toscano del Sncci e dal “Cenacolo dei Giovani”, con il sostegno del Comune di Firenze e della Fondazione Sistema Toscana, la rassegna ha proposto un’originale combinazione tra cinema, teatro, gastronomia e incontri con alcuni tra i più grandi registi della storia del cinema italiano: Mario Monicelli, Carlo Lizzani e Marco Bellocchio.

 Importante è apparsa innanzitutto la scelta del luogo. In una città in cui nell’ultimo anno si è molto discusso di urbanistica, tutela del territorio e crisi delle sale cinematografiche, l’obiettivo è stato quello di restituire a una delle zone più belle di Firenze (lo storico quartiere di San Frediano, in Oltrarno, ormai privo di sale) una rinnovata vocazione per il cinema, partendo da uno spazio già attivo, ovvero il piccolo Teatro Cestello, la cui attività teatrale è da alcuni anni sostenuta dalla compagnia “Cenacolo dei Giovani”. «L’idea è quella della contaminazione dei luoghi e dei linguaggi – ha dichiarato Claudio Carabba, fiduciario del Gruppo Toscano del Sncci e ideatore della rassegna – offrendo al pubblico la possibilità di incontrarsi e confrontarsi con gli autori, riscoprendo anche alcuni dei loro film meno noti». Il ricco programma delle giornate ha rispettato in pieno questa impostazione, alternando dal primo pomeriggio a sera inoltrata proiezioni, dibattiti e letture sceniche, tutte incentrate sulla produzione dell’ospite invitato.

La giornata inaugurale ha visto protagonista Mario Monicelli, che ha espresso tutta la sua soddisfazione per la proiezione di Vogliamo i colonelli! (1973); «E’ un film che nelle rassegne a me dedicate non viene inspiegabilmente mai inserito – ha dichiarato il regista – eppure parlando dell’Italia buffonesca e cialtrona di allora getta uno sguardo anche sul presente». La sera, prima della proiezione di I compagni (1963), Monicelli ha continuato il suo discorso “politico” affermando che «le ragioni per cui si battono gli operai sono sempre le stesse, alla fine dell’Ottocento (il periodo in cui è ambientato il film, ndr) come oggi: un salario adeguato e migliori condizioni di vita».

Il secondo appuntamento è stata dedicato al ricordo di Federico Fellini e alla sua produzione umoristica, quella realizzata tra il 1939 e il 1942 sulle pagine della storica rivista satirica «Marc’Aurelio». L’attore Lorenzo Degl’Innocenti ha letto alcuni brani tratti dalla serie “Secondo liceo”, prima della proiezione di Amarcord (1974), il cui commento è stato affidato a Mario Garriba, che sul set del film fu uno degli assistenti alla regia («Fellini lo vedevo lontanissimo e lo sentivo solo attraverso il suo megafono: non ho imparato nulla su quel set, perché non ci veniva data la sceneggiatura e tutto era una baraonda incomprensibile, ma era il modo di procedere di Fellini. Capivi quanto maniacale e preciso fosse il suo lavoro solo quando vedevi il film finito» ha raccontato divertito Garriba). L’altro ospite d’eccezione è stato il disegnatore Sergio Staino, che nell’illustrare il suo lavoro e il suo personale rapporto con il regista riminese ha insistito sulle tracce che l’esperienza fatta al «Marc’Aurelio» ha lasciato nel linguaggio cinematografico di Fellini. In serata, a una seconda lettura scenica, tratta dalla serie “Il riflettore è acceso”, è seguita la proiezione di Luci del varietà (1950).

 Il terzo incontro è stato quello con Carlo Lizzani, di cui è stato proiettato il documentario Giuseppe De Santis (2009), che il regista ha presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Facendo un accorato e malinconico ritratto di uno dei grandi maestri del cinema italiano, oltre che di un amico, spesso osteggiato perché propenso alla contaminazione e alla fascinazione per i generi americani e anche per un irriducibile senso della propria integrità professionale, Lizzani ha raccontato della sua formazione, avvenuta prima sulle pagine della rivista «Cinema» e poi cresciuta nell’ambiente culturale romano e milanese, in cui lo scambio tra le varie arti (soprattutto con la pittura e la letteratura) rappresentò un’occasione irripetibile di crescita umana e artistica. La giornata è poi proseguita con la proiezione de La vita agra (1964), tratto dal romanzo di Luciano Bianciardi, un aspro e divertente ritratto della Milano che si avvia verso il boom. In serata, la lettura di alcuni brani del romanzo Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini ha preceduto la proiezione dell’omonimo film realizzato da Lizzani nel 1953, ambientato nella fiorentina Via del Corno ricostruita interamente a Roma.

Ha chiuso la rassegna la giornata dedicata al cinema di Marco Bellocchio. Il regista ha raccontato la genesi e la lavorazione dei suoi tre film tratti da testi teatrali, prima della proiezione de Il gabbiano (1977), tratto da Cechov. L’incontro è stato propizio per approfondire con l’autore alcuni significativi momenti del suo metodo di preparazione del film, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle location e il lavoro sul testo e con gli attori. La giornata è poi proseguita con una breve proiezione di alcuni cinegiornali Luce del periodo fascista, che hanno introdotto Vincere! (2009),   nel segno di quella continuità tra piccola e grande Storia, tra follia del potere e ardore passionale che contraddistingue l’ultimo film di Bellocchio.

Oltre a Claudio Carabba, che ha coordinato tutti gli incontri, sono stati molti i critici e gli esperti intervenuti durante le giornate: Sandro Bernardi, Federico Ferrone, Siro Ferrone, Mario Garriba, Cristina Jandelli, Marco Luceri, Andrea Martini, Ranieri Polese, Gabriele Rizza, Giovanni Maria Rossi e Andrea Vannini. Per l’incontro con Bellocchio è stato graditissimo ospite anche il Presidente del SNCCI, Bruno Torri. Tutti gli appuntamenti hanno poi avuto anche un momento conviviale: il pubblico ha potuto trattenersi a cena con i registi, presso lo storico ristorante “Pane e vino”, rinomato per le sue tradizionali ricette di cucina toscana.