Festival del Cinema Europeo – Convegno Il Cinema Meridiano – Lecce 7-12 aprile 2003

Organizzato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, in collaborazione con il “Festival del Cinema Europeo” e con il Gruppo pugliese dello stesso Sindacato, si è svolto presso la multisala Santalucia di Lecce, il 12 aprile 2003, un Incontro sul tema Il cinema meridiano. Aprendo i lavori convegnistici, Bruno Torri ha detto che l’iniziativa ha lo scopo di individuare e discutere quel cinema che riflette, nelle storie che racconta e nei modi espressivi, “il pensiero meridiano”, cioè quell’atteggiamento intellettuale e morale che, come viene teorizzato molto bene nella omonima raccolta saggistica di Franco Cassano, intende restituire al Sud centralità, autonomia e valore, riscoprendone i legami con le tradizioni più vitali e con i contesti ambientali e sociali segnati dalla presenza del Mediterraneo.
br> Lo stesso Cassano ha quindi svolto la relazione introduttiva ripercorrendo la propria elaborazione teorica e proponendone il riferimento anche ai campi dell’espressione artistica e, in particolare, a quello della creazione cinematografica. Cassano ha esordito affermando che il pensiero meridiano implica un rovesciamento del punto di vista abituale, poiché intende “restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompendo una lunga sequenza in cui esso è stato interpretato da altri”; quindi ha affermato che “il pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integrismi della terra (in primis quello dell’economia e dello sviluppo), quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera”. Cassano ha anche ricordato che il pensiero meridiano presuppone sempre il confronto e il dialogo, rifiutando dunque ogni forma di fondamentalismo, anzi, ritiene di dover contrastare il fondamentalismo altrui decostruendo (depotenziando) il proprio, ovvero, il fondamentalismo, inconfessato ma operante, dell’Occidente che si presuppone e si manifesta in un’unica versione, quella specificamente e unicamente motivata dall’incessante sviluppo economico e dai processi illimitati della modernizzazione e della globalizzazione. Come esempi della possibile traduzione del pensiero meridiano nell’espressione filmica, Cassano, concludendo la sua relazione, ha citato i film Lamerica di Gianni AmelioSangue vivo di Edoardo Winspeare.

Hanno fatto seguito tre comunicazioni, interamente centrate sul cinema, tenute da Silvana Silvestri, Anton Giulio Mancino e Oscar Iarussi. Silvestri ha fatto prevalentemente riferimento al cinema magrebino per individuare alcuni film nei quali è possibile trovare traccia delle nozioni e dei comportamenti proposti da Cassano, lamentando il fatto che la situazione nazionale e internazionale del mercato cinematografico impedisca la conoscenza diretta di questi film e dunque l’interscambio tra culture diverse. Mancino, dopo aver svolto alcune considerazioni di ordine generale, si è soffermato su tre film di giovani autori – Prima del tramonto di Stefano IncertiTornando a casa di Vincenzo MarraDue amici di Spiro SciamoneFrancesco Sfarmeli – i quali hanno affrontato tematiche meridionalistiche rivelando vigore espressivo e convergenti istanze etiche. Secondo Mancino è particolarmente significativo che in tutti questi film emerga il rapporto assai stretto e interagente tra legalità e illegalità, tanto da suggerire che nell’ambiente e nella società meridionale questo rapporto, conseguente a determinazioni storiche, non si pone nel vissuto delle persone come opposizione ma piuttosto come contaminazione, come rischio continuo di passare dall’una all’altra posizione.
Iarussi ha collegato il pensiero meridiano con il cinema meridiano utilizzando le categorie del “naufragio” e dell’“esodo”, ritenendole, dalla sua angolazione critica, le più idonee a connotare e spiegare l’attuale condizione del Sud. Dopo aver ravvisato in Respiro di Roberto Crialese un altro valido e persuasivo esempio di cinema meridiano, soprattutto perché vi viene espressa l’accettazione della diversità da parte di una comunità finalmente mossa da sentimenti solidaristici, Iarussi ha concluso la sua comunicazione additando, come principale ostacolo alla creazione e alla diffusione di film che possano liberamente inscriversi nel cinema meridiano e così svolgere una funzione emancipatrice, il cinema di Hollywood la cui principale funzione consiste, invece, “nell’infantilizzare lo spettatore”.

Dopo una vivace discussione alla quale hanno partecipato diversi critici cinematografici e gli stessi relatori, Torri ha concluso l’Incontro affermando, tra l’altro, che l’approccio interdisciplinare alle questioni cinematografiche si può dimostrare fecondo quando, com’è avvenuto con l’Incontro stesso, l’apporto e l’incrocio di diversi saperi non cancella le specificità settoriali, ma le pone in una prospettiva più ampia, più capace di individuarne le molte implicazioni e diramazioni.