Convegno SNCCI – Cinema Italiano Pubblico Italiano

Si è svolto a Roma, presso la sede dell’AGIS, organizzato dal SNCCI, il convegno Cinema Italiano Pubblico Italiano.
Ad aprire l’incontro ed introdurre il tema, è stato Bruno Torri, il quale ha evidenziato come, dallo scorso anno, dopo il successo di Pane e Tulipani , qualcosa sia cominciato a cambiare nel rapporto cinema italiano- pubblico italiano.

Il notevole consenso attribuito dagli spettatori, in tempi più recenti, a film di qualità, come I cento passiL’ultimo BacioLa stanza del figlioLe fate ignorantiIl mestiere delle armi, pone, secondo Torri, una serie di importanti interrogativi: “Il cinema italiano ha davvero ristabilito un colloquio con gli spettatori italiani?”- “Si tratta di un episodio congiunturale o, invece, è l’indice di una nuova situazione strutturale?”.
E ancora: “Si può ipotizzare che il successo di alcuni film abbia avuto un effetto di trascinamento sugli altri?”. Infine: “I film citati, comunque diversi tra loro, hanno qualcosa in comune che serva a spiegare il loro successo?”. Alle domande formulate da Torri, hanno cercato di rispondere gli interventi successivi.

Franco Montini ha rilevato come, tra i film di successo di quest’ultima stagione, non vi siano solo commedie. Inoltre, il pubblico ha dimostrato una certa attenzione, non solo nei confronti degli autori italiani, ma anche degli attori. Insomma, ha detto Montini, ci sono, ora, nel cinema italiano, storie, personaggi, atmosfere che si intrecciano tra loro, una sorta di aria di famiglia, che sta ad attestare, proprio, il recupero di un’identità del cinema italiano stesso.
Giuliano Montaldo ha messo l’accento su quelle che considera strategie poco intelligenti dell’industria cinematografica, portando, come esempio, l’uscita contemporanea di due film simili, quali Placido RizzottoI cento passi. Naturalmente, il discorso vale anche perDomaniDomenicaLuciana Castellina, dopo aver ribadito che, se i prodotti cinematografici italiani sono buoni, non è difficile riconquistare il pubblico, si è chiesta, piuttosto, come sia possibile, in questo momento socio-culturale, l’esistenza di film notevoli. La società odierna non sembrerebbe, infatti, fornire una base solida a film di valore e con un forte rapporto con la società stessa.
Angelo Barbagallo ha sostenuto di credere ancora al potere del “passaparola” e che il successo degli ultimi lavori di Ozpetek e Muccino sia da interpretare in tal senso: i due registi avevano, cioè, costruito, con i loro film precedenti, un’attesa del pubblico. Per Barbagallo, inoltre, il punto di riferimento, per il cinema italiano, non deve essere costituito dagli Stati Uniti, ma dalla Francia: bisognerebbe anche, in Italia, cominciare a considerare l’identità culturale come un bene prezioso da sostenere.

E’ stata, poi, la volta di Vilma Labate che, riflettendo sull’insuccesso commerciale del suo bel film, ha concluso che, forse, i suoi personaggi erano di più difficile identificazione rispetto, per esempio, a quelli di La stanza del figlio.
Angelo Guglielmi ha mostrato come tutti i film al centro del dibattito siano riconducibili ad “un’epica dell’intimo”, e ha invitato i produttori a non sprecare questo momento di fermento.

La riflessione di Piero Spila si è, invece, concentrata sul ruolo della critica cinematografica: attualmente, la forbice tra il giudizio critico e il box-office tende ad appiattirsi, al punto che alcuni critici cominciano le loro recensioni, citando i dati di incasso. La crisi della critica rischia di penalizzare autori e film italiani di qualità: si pensi alle opere di Garrone, di Tavarelli, di Winspeare. In definitiva, i critici devono sfuggire alla tentazione, sempre presente, di omologarsi, affinchè lo spazio tra pubblico e critica non venga colmato dal marketing.
A concludere gli interventi è stata Rossana Rummo, la quale ha, tra l’altro, posto il problema del rapporto cinema-TV e di come le giovani generazioni si siano formate ad un gusto che non è quello del cinema.
E’ seguito il dibattito al quale hanno partecipato Leo Pescarolo, Carlo Bernaschi, i registi Nico D’Alessandria e Alfredo Angeli, Domenico Dinoia, Alberto Francesconi.
Dai loro discorsi, è emerso un altro aspetto da non sottovalutare: il contrasto esistente tra i rappresentanti dei multiplex e i gestori dei cinema d’essai.
Le questioni affrontate sono state, dunque, molte e complesse: non resta che da augurarsi, come ha detto Torri, che, insieme ad “un’epica dell’intimo”, nasca anche un’epica del sociale, o tante altre ancora.
In altre parole, che il cinema italiano torni ad essere un grande fenomeno culturale, nonché l’espressione di quel dissenso necessario alla crescita di ogni società.