Caro Enzo. Un saluto a Enzo Natta

Il 14 dicembre, a 88 anni, si è spento Enzo Natta, per molti anni critico cinematografico di Famiglia Cristiana e socio del Gruppo Lazio del Sindacato. Lo ricorda Orio Caldiron.

Se n’è andato il 14 dicembre il critico e giornalista Enzo Natta, il socio del nostro Sindacato che, grazie ai prestigiosi incarichi ricoperti, è stato negli ultimi cinquant’anni più che un collega, l’amico di quanti hanno condiviso la sua totalizzante passione per il cinema. Nato a Imperia nel 1933, laureato in giurisprudenza, è stato per lunghissimo tempo il critico cinematografico di “Famiglia Cristiana”, affermandosi come una delle voci più lucide e equilibrate del panorama italiano. Sull’attualità è intervenuto a più riprese anche nell’ “Osservatore Romano”, di cui ha curato per vent’anni le pagine dello spettacolo.

È stato a lungo capo ufficio-stampa dell’Ente dello Spettacolo, dell’Italnoleggio, dell’Ente Cinema, di Cinecittà, occupandosi come vice-direttore del periodico “Immagine & Pubblico”. Sempre molto attivo nell’organizzazione di festival e rassegne e nella realizzazione di programmi radiofonici e televisivi, è stato Presidente dell’Ancci, l’Associazione nazionale circoli cinematografici italiani, dal 1980 al 2000, partecipando attivamente alla vita dei circoli anche attraverso corsi e seminari di storia e estetica del cinema, in cui è venuto affinando la sua immagine di storico e studioso di proverbiale chiarezza e precisione.

Nello stesso periodo fonda e dirige la rivista “Filmcronache”, che si impone come una testata tra le più vivaci e attente dell’epoca, insieme alla collana “Studi e ricerche”, della quale ricordo con piacere scoperte e rivisitazioni, come i volumi dedicati a Pietro Germi, Carlo Ludovico Bragaglia, Mauro Bolognini, senza dimenticare il saggio particolarmente innovativo L’immagine bugiarda sul cinema di Salò di Ernesto G. Laura. Nel corso degli anni ha pubblicato numerosi libri, tra cui spiccano Uno sguardo nel buio. Cinema, critica e psicoanalisi (2005), Una poltrona per due. Cinecittà tra pubblico e privato (2007), Ombre sul sole. Storie di uomini-contro: Giuseppe Bottai, Folco Lulli, Frédéric Rossif (2013), che corrispondono ad approcci assai diversi ma comunque di grande interesse, dove si ritrovano la duttilità del critico e l’acume dello storico, verificati a più riprese anche nei corsi di aggiornamento dall’associazione da lui presieduta. Nel 2008 gli è stato attribuito il Premio alla carriera “Scriveredicinema”, come meritato riconoscimento della lunga e significativa attività di critico e di studioso.

Negli ultimi anni si è dedicato alla narrativa con due suggestivi romanzi come Il graffio della regina (2009) e I diamanti di Kesselring (2013), un altro segno della sua inquieta navigazione nell’ambito della scrittura. Il rimpianto per la perdita del critico e dello studioso di raro valore si accompagna a quella dell’amico sempre disponibile, il cui tratto distintivo resta il garbo del gentiluomo che, al di là dei problemi personali e degli impegni di lavoro, non sapeva mai dire di no.